SICUREZZA SUL LAVORO

Morti bianche, 400 decessi in otto mesi in tutta Italia

A Pescara e Chieti «alto rischio di mortalità»

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Morti bianche, 400 decessi in otto mesi in tutta Italia
ABRUZZO. Domenica scorsa in tutta Italia si è celebrata la 62a Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro.

«La più frequente causa di mortalità – commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering di Mestre - è la caduta dall'alto nel 24,5% dei casi, seguita dal ribaltamento di un veicolo o un mezzo in movimento (20,2%) e dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (16,1%)».
Questa la prima tragica focalizzazione che emerge nell’ultima indagine condotta dagli ingegneri dell’Osservatorio mestrino da gennaio a settembre 2012 e che ha registrato ben 392 vittime da Nord a Sud del Paese. Le regioni più colpite sono la Lombardia  (52 morti bianche) e l’Emilia Romagna (51), seguite dalla Toscana (36), dalla Sicilia (30), dal Veneto (29) e dalla Campania (28).
Osservando poi l’incidenza delle vittime rispetto alla popolazione lavorativa, è l’Abruzzo a guidare ancora la classifica con un indice di 46,6 contro una media nazionale pari  a 17,1. Seconda la Valle D’Aosta (35,1), terzo il Trentino Alto Adige (29,8), quarto il Molise (27,7) e quinta la Basilicata (27).
Tra le province italiane è Modena a far rilevare il maggior numero di vittime sul lavoro con 17 decessi da gennaio a settembre. Seconda è Brescia (16), terze Salerno, Torino e Roma (11). Il più alto rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa viene invece registrato a Grosseto (93,5). Seguono: Pescara (59,5), Chieti (57,3), Benevento (57,2), Modena (55,9), Avellino (55,2), Nuoro (52,9).
E’ sempre l’agricoltura ad essere al centro della tragedia con il maggior numero di morti bianche e il 36,1 per cento del totale delle vittime sul lavoro; nel settore delle costruzioni invece è deceduto il 25,1 per cento dei lavoratori. Il 7,9 per cento degli eventi mortali, invece, ha coinvolto gli operatori del commercio e delle attività artigianali; mentre arriva al 6,4 per cento la mortalità nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni.
Il dettagliato studio dell’emergenza condotto dagli esperti dell’Osservatorio Vega Engineering continua quindi con la nazionalità delle vittime. Si scopre così che gli stranieri deceduti sul lavoro sono l’11,6 per cento del totale. I rumeni i più numerosi. Mentre le fasce d’età maggiormente colpite sono quelle che vanno dai 45 ai 54 anni (98 vittime) e degli ultrasessantacinquenni (84). Rispetto alla popolazione lavorativa l’indice di incidenza più preoccupante è proprio quello degli ‘over 65’ (223,5); segue il 28,9 della fascia 55-64 e il 15,6 dei 45-54.