AULTIMO ATTO?

«Abruzzo Engineering al tramonto. Chiodi l’ha abbandonata»

I sindacati: «la situazione è grave. Licenziamenti in arrivo per 190 lavoratori»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3459

«Abruzzo Engineering al tramonto. Chiodi l’ha abbandonata»

Dipendenti di A.E. fuori la sede

L’AQUILA. Centonovanta lavoratori di Abruzzo Engineering a rischio licenziamento.

Lo hanno detto senza giri di parole i sindacati, nella riunione ieri pomeriggio a Pescara presso la sede Cgil. Presenti Emilio Speca (della Filcams Cgil provincia de L’Aquila), Maurizio Spina (segretario regionale Cisl), Sandro Giovarruscio (Cgil regionale), Luca Ondifero (Filcams regionale) e Leonardo Piccinno (segretario regionale Fisascat Cisl). C’era anche il consigliere regionale Maurizio Acerbo.
La situazione di Abruzzo Engineering oggi è questa: 85 persone lavorano presso l'ufficio per la ricostruzione del Comune de L'Aquila e 20 presso il Genio civile della Provincia. Ci sono poi una quindicina di lavoratori che svolgono part time i servizi di direzione. Il resto dei lavoratori (190 in tutto) è in cassa integrazione. E la preoccupazione è alta, con la spending review che depotenzierà di fatto le società in house.
A.E. è di proprietà della Regione Abruzzo (che ne detiene il 60%), della Provincia de L’Aquila (che controlla il 10 %) e della Selex Service Management, società del gruppo Finemeccanica (che possiede il 30% delle quote azionarie).
Dal suo periodo aureo (A.E. vide la luce nel 2007 per volontà dell'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco che la affidò in gestione al suo braccio destro, Lamberto Quarta) alla parabola discendente, la società è stata sempre al centro delle attenzioni.

A.E. ED IL PASTICCIO SELEX
Il nome Abruzzo Engineering è legato a filo doppio all’affaire Sistri, quel sistema per il tracciamento informatizzato dei rifiuti tanto voluto dall’ex Ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, per combattere le ecomafie e diventato, poi, un blocco di mistero.
I lavori per la produzione delle chiavette Usb per il progetto Sistri sono stati affidati dal Ministero per l’Ambiente proprio alla Selex Service Management che ne ha subappaltato poi, parte ad Abruzzo Engineering. Quest’ultima ha dunque messo a disposizione 26 lavoratori cassintegrati.

GLI AFFIDAMENTI DELLA “SALVEZZA”
Poi  è arrivata la liquidazione. Solo grazie ad alcuni affidamenti di lavori del post sisma affidati dal Comune de L’Aquila, la società ha continuato a lavorare. Ma oggi le possibilità sembrano finite. Così, almeno, hanno detto i sindacati: «da due o tre anni non c’è prospettiva. Ci si prospetta il nulla aldilà di qualche mese di lavoro. L’azienda dice che tra poco non ci saranno più affidamenti. E’ per questo che vuole aprire una procedura di licenziamento collettivo».

«QUEI CONTI IN SOSPESO TRA LA REGIONE E SELEX…»
I sindacati, durante l’incontro di ieri, hanno fatto cenno anche a presunti conti in sospeso tra i due soci di A.E., Selex e Regione. «Selex ha detto di avanzare dei soldi dalla Regione, non da A.E. ma dalla Regione», hanno detto le sigle, «e questi soldi devono uscire fuori in qualche modo. Chiodi disse che con la liquidazione sarebbe stato più facile salvare lavoratori. Invece ha abbandonato la società a sé stessa. Ed oggi da parte della Regione c’è completo disinteresse».

A.E. NON E’ UNA SOCIETA’ IN HOUSE
C’è poi l’ennesimo punto oscuro su A.E.. Quello che riguardala la sua natura. E’ o non è una società in house?
Abruzzo Engineering aveva ricevuto un affidamento diretto di 1,5mln di euro dalla Regione Abruzzo nell’ambito dei programmi per la ricostruzione post sisma.  Soldi europei del Por Fesr 2007-2013 che il Ministero dello Sviluppo Economico nel ha bloccato tutto dicendo che «la società non può ricevere soldi pubblici con affidamento diretto perché non è società in house della Regione Abruzzo».

LA SOLUZIONE DEI SINDACATI
Secondo i sindacati per la società ed i suoi lavoratori c’è ancora speranza. La ricostruzione ha bisogno di elevate professionalità. Lo dimostra il concorsone per l’assunzione di 300 figure legate alla ricostruzione. E questa professionalità si trova in A.E che offrirebbe le sue prestazioni a costi nettamente inferiori.
Il futuro di 190 famiglie ruota intorno a questa speranza. Ancora una volta tuttavia si lancia sul tavolo l’ultimo problema emerso in senso cronologico senza però interrogarsi sul perché questa situazione così complessa si sia generata. I sindacati come la politica preferisce lamemoria corta così sulle cause profonde e vere di questo vero  ennesimo disastro per le casse pubbliche nessun sindacato si è mai stracciato le vesti, né si ricordano proteste per lo sperpero di denaro pubblico o per le procedure amministrative o le presunte truffe denunciate persino dal presidente Chiodi. Se i sindacati avessero vigilato allora, oggi i problemi sarebbero ben diversi e, forse, oggi nessun dipendente rischierebbe  il posto di lavoro.