DISORDINE SUL RIORDINO

Province, Tar promuove tagli del governo Monti. Batosta per Teramo?

Il presidente Catarra voleva presentare ricorso

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3072

abruzzo a due province
ABRUZZO. Resta in vigore la delibera con la quale il 20 luglio scorso il Consiglio dei Ministri ha determinato i criteri per il riordino delle Province.

Lo ha deciso la prima sezione del Tar del Lazio, presieduta da Calogero Piscitello, che ha respinto ieri la richiesta di sospensione del provvedimento governativo fatta dalle province di Lecco, Lodi, Treviso e Rovigo.
Provvedimento legittimo, dunque, quello del Governo Monti che viene definito dal tribunale amministrativo come «il primo segmento di una sequenza procedimentale che è destinata a concludersi con un provvedimento di natura legislativa». Nelle scorse settimane anche dall’Abruzzo era nata l’idea di presentare un ricorso al Tribunale amministrativo avverso la delibera del 20 luglio scorso.
A proporlo era stato il presidente della Provincia di Teramo Valter Catarra. Su questa questione, dunque, dopo la prima sentenza favorevole al governo Monti potrebbe esserci un boccone amaro da dover digerire in fretta per il Teramano.

E’ anche vero, però che Catarra aveva contestato (e proposto un ricorso) anche la votazione del Cal Abruzzo (che ha deciso per la soluzione delle due Province) ed eventualmente il pronunciamento finale della Regione, previsto per il 22 ottobre.
Intanto la discussione in tutta la regione è ancora infuocata. Domani mattina è previsto un vertice del Pdl per valutare la proposta definitiva da presentare in Consiglio tra dieci giorni esatti. I partiti sono spaccati e la guerra di campanile non era così accesa da decenni.
E sempre domani mattina l’associazione “Teramo Nostra” ha organizzato un'assemblea popolare per la difesa di Teramo Capoluogo e della sua Provincia, «contro le gravi proposte di annessione del nostro territorio». L’iniziativa avrà inizio alle ore 10.30, in Piazza Martiri della Libertà a Teramo. Sarà presente anche il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi.

A Chieti la prossima settimana la città si bloccherà per un’ora in segno di protesta. Lunedì è in programma un’assemblea pubblica, organizzata dal Partito Democratico, aperta ai rappresentanti delle istituzioni, dei comitati e delle associazioni. «Non è in discussione un aspetto semplicemente burocratico, ma il ruolo ed il futuro della nostra città – spiega il capogruppo del Pd in Consiglio comunale Alessio Di Iorio – ed è per questo che abbiamo voluto promuovere un incontro aperto a tutti i cittadini».
Sono state invitate la Consulta delle associazioni ed il Comitato per Chieti Capoluogo, e parteciperanno i massimi esponenti istituzionali del partito.
A L’Aquila Chiara Petrocco, dirigente provinciale del Pdl, ha lanciato il comitato “in difesa dell’Aquila Capoluogo” e chiede la mobilitazione di tutti i rappresentanti delle istituzioni.


LA PROVINCIA UNICA
Intanto il presidente della Regione Gianni Chiodi vorrebbe ribaltare la decisione del Tar e ha manifestato la volontà di sottoporre al Consiglio regionale due ipotesi diverse: la costituzione della Provincia unica o, in alternativa, salvare tre Province su quattro di quelle esistenti, assegnando a Pescara il ruolo di Città Metropolitana. Ma questa ipotesi spacca il Popolo delle Libertà: «mi opporrò in maniera categorica», ha detto dal capoluogo adriatico il consigliere Lorenzo Sospiri.
Dice no alla provincia unica anche il presidente Enrico Di Giuseppantonio : «non è accettabile e non è praticabile ma soprattutto non risponde ad alcun criterio, né di Legge né di razionalizzazione della spesa né di una omogenea erogazione dei servizi». Di Giuseppantonio ‘tifa’ invece per un assetto basato su tre Province, L’Aquila, Chieti e Pescara-Teramo: «è l’unica strada per non tradire lo spirito della legge e soprattutto per assicurare servizi ai cittadini».
«La proposta della Provincia unica potrebbe essere anche da ritenere sensata», commentano invece Donato Marcotullio, presidente regionale ideAbruzzo, e Sergio Montanaro, direttivo regionale ideAbruzzo, «ma allora, perché non proporre di azzerare le quattro Province abruzzesi garantendo non dal punto di vista politico e quindi di poltrone, ma dal punto di vista gestionale ed amministrativo, una equa distribuzione sul territorio degli uffici e dei funzionamenti. I parametri ci indicano la strada. Chi li ha li ha. Chi non li ha deve farsene una ragione».