TERREMOTO

Mafia, sequestrati beni per 8 mln a imprenditore che voleva far affari con il sisma

«Cosa Nostra sempre in prima fila negli appalti»

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Mafia, sequestrati beni per 8 mln a imprenditore che voleva far affari con il sisma
PALERMO. Sequestrati beni per 8 milioni di euro dalla direzione investigativa antimafia di Palermo all'imprenditore edile Sergio Troia, 59 anni.

Troia, dicono gli investigatori, in passato è stato oggetto di indagini ed accertamenti, con riferimento a presunte infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, per lavori connessi alle "grandi opere", e alla ricostruzione del dopo terremoto nella regione Abruzzo.
L'imprenditore con le imprese riconducibili a lui (Sicilsonde e Soil Geo) avrebbe avuto interessi in comune con Tommaso Cannella, mafioso legato a Bernardo Provenzano, e con appartenenti al clan dei boss Lo Piccolo, Antonino Rotolo e Antonino Cinà
I sequestri di oggi, secondo gli inquirenti, dimostrano ancora una volta che Cosa nostra riesce a intrufolarsi in importanti appalti pubblici nonostante le normative e nonostante gli "appaltanti" siano Rfi o la ex municipalizzata del trasporto pubblico palermitano Amat.
L'inchiesta cominciata nel febbraio 2006 ha riguardato i lavori per il passante ferroviario e per il tram di Palermo, aggiudicato da un consorzio di imprese costituito dalle ditte Sis, Geodata, Sintagma.
La Sis è un consorzio stabile costituito tra le imprese Sacyr, con sede in Madrid, Inc General Contractor e Sipal, entrambe con sede in Torino. Le indagini hanno accertato, dicono gli investigatori della Dia «una fortissima ingerenza di Cosa Nostra, attraverso le imprese edili facenti capo a soggetti legati da vincoli di parentela con esponenti mafiosi, nei lavori connessi alla realizzazione del passante ferroviario (appalto Rete Ferroviaria Italiana SpA) e nei lavori per il tram cittadino (appalto Amat Palermo Spa) e nei conseguenti profitti ricavabili attraverso la partecipazione di tali imprese, soprattutto nella fornitura di servizi ed altro presso i cantieri che, nel frattempo, erano stati aperti lungo l'intera tratta interessata dai lavori».
L'inchiesta portò a ordini di custodia cautelare e a sequestri.