L'UDIENZA

Sanitopoli, De Benedetti: «Del Turco sapeva che non avrei comprato Villa Pini»

L'editore di Repubblica depone in aula per un'ora e salva l'ex presidente della Regione

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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Carlo De Benedetti

Carlo De Benedetti

PESCARA. «Ottaviano Del Turco sapeva che il mio gruppo non avrebbe mai comprato Villa Pini perché non eravamo interessati e perché Angelini era in uno stato prefallimentare.  La situazione di quella clinica era troppo ingarbugliata».
E’ solo uno dei passaggi salienti della deposizione in aula di questa mattina dell’ingegner Carlo De Benedetti, editore del Gruppo L’Espresso e con interessi nella sanità. Il suo gruppo, ha ribadito «è il più importante in Italia».
E’ ripreso come si era interrotto il processo all’ex presidente Ottaviano Del Turco, ad alcuni esponenti della sua giunta e ad altri importanti politici e amministratori anche del centrodestra. Non sono mancati i soliti momenti di tensioni fra pm e le difese e contestazioni sempre meno velate al presidente del collegio Carmelo de Santis.
Alle 9.45 l’editore più influente del Paese è giunto nel tribunale del capoluogo adriatico in perfetta solitudine accolto da un drappello di telecamere ed ha provato a schivare le domande dei cronisti con garbo ma non sottraendosi ai flash. Ha atteso oltre un quarto d’ora l’ingresso dei giudici stringendo la mano a Del Turco e ignorando Vincenzo Angelini che era a pochi centimetri.
Poi è iniziata la deposizione e l’ingegnere è stato costretto a ripetere anche per cinque volte le medesime circostanze, poche, segnate su un piccolo foglio che di tanto in tanto ha voltato.
Oggi in aula per la procura c’erano Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli per la prima volta senza l’ex procuratore Nicola Trifuoggi, ormai in pensione.
De Benedetti è stato chiamato dalla procura per avvalorare la tesi che l’allora giunta Del Turco aveva fatto pressioni sull’imprenditore affinchè acquistasse, con il suo gruppo Hss –oggi Kos-, Villa Pini. Una iniziativa “politica” che avrebbe dovuto dare il colpo di grazia ad Angelini, già vessato – è la tesi della procura- da Del Turco e dalle richieste di tangenti.
Ne è venuta fuori una deposizione che solo in apparenza è sembrata senza sorprese.

DEL TURCO: «SONO 5 ANNI…»
«Questa udienza è importante come lo sono state tutte le altre da quando e' iniziato il processo», ha detto Del Turco prima dell’inizio della testimonianza di Di Benedetti. «Le udienze - ha proseguito - sono interminabili siamo quasi al quinto anno, stiamo arrivando quasi dentro il quinto anno. Mi auguro che questa udienza faccia luce su cose importanti. Ci sono state tante udienze nate all'insegna di un rafforzamento delle prove accusatorie: si sono rivelate preziose per la difesa di questo processo.

LE TRATTATIVE DEL 2003
In udienza il pm Giampiero Di Florio ha chiesto all'ingegnere di raccontare i suoi rapporti sia con la Giunta Del Turco che con il gruppo del grande accusatore dell'ex governatore. De Benedetti ha confermato che nel 2002/2003 ci furono contatti con Villa Pini ma che «la situazione era complicata, imbrogliata, quindi ci sfilammo». Che la situazione del gruppo di Angelini fosse «quasi prefallimentare» era assodato, secondo De Benedetti.
L’ingegnere ha parlato di contatti serrati con l’ex patron della sanità abruzzese attraverso gli amministratori delegati delle sue società che per alcuni giorni rimasero a Chieti per controllare la gestione ed i conti di Villa Pini. Era il 2002. Dopo una serie di trattative ad ottobre 2003 De Benedetti incaricò un prestigioso studio di Milano per redigere la bozza di contratto preliminare per l’acquisto della clinica.
«Ricordo che pattuimmo anche il prezzo, anche se non ricordo la cifra, e stabilimmo il pagamento metà subito e il resto dopo 5 anni», ha ricordato De Benedetti. L’accordo però non si concluse e De Benedetti non ha raccontato perché.

IL PRANZO AL BOLOGNESE DEL 2007
La scena si è poi spostata verso il 2007 ad un incontro tra un suo amministratore, Del Turco, ed altri esponenti della giunta regionale per valutare l’ingresso della Hss nella sanità abruzzese anche insieme al gruppo di Nicola Petruzzi. Anche in quell’occasione si parlò di Villa Pini.
«Mi ha riferito il mio amministratore Micozzi», ha detto l’ingegnere, «che Del Turco in maniera accorata chiese di incontrarmi di persona per affrontare il tema della sanità abruzzese in generale. Mi è stato anche detto che Micozzi era stato chiaro sulla nostra indisponibilità ad acquistare Villa Pini, dunque Del Turco sapeva benissimo che non avremmo comprato da Angelini».
Sta di fatto che a marzo del 2008 De Benedetti ricevette a casa per una colazione Del Turco e Quarta e l’argomento Villa Pini «venne esaurito in pochi minuti» ribadendo quanto già detto.

SCONTRO IN AULA
Lo scontro si è acceso quando, dopo una prima mezz’ora di resoconto chiaro, è parso che il teste dicesse che non si parlò affatto di Villa Pini, della sua acquisizione e di Angelini negli incontri con l’ex presidente della Regione.
Sono stati citati tuttavia un verbale davanti ai pm ed una memoria redatta da De Benedetti nei quali si riferivano circostanze diverse («Angelini era finito e bisognava sostituirlo con qualcun altro»). De Benedetti ha comunque confermato quanto detto alla procura.
«Del Turco - ha proseguito - nel 2008 ha insistito con me affinchè la nostra azienda che è la prima d'Italia nel settore, venisse ad investire in Abruzzo, Angelini a parte. Angelini - ha ribadito - non era più in discussione da parte nostra, avevamo già detto di no ampiamente».
Dopo alcune domande del difensore di Angelini la deposizione è terminata e durata comunque più di un’ora.

DEPOSIZIONE FAVOREVOLE A DEL TURCO
Per essere un testimone della accusa forse ci si attendevano cose diverse che non sono emerse con chiarezza. Dopo i contrasti tra l’avvocato Caiazza ed il pm Di Florio è sembrata palese la soddisfazione degli imputati coinvolti che potranno giocarsi le parole di De Benedetti come “prova” a discarico, in considerazione del fatto che non è emersa quella “pressione” di Del Turco per fare fuori Angelini.
Inoltre se nel 2003 «Angelini era in stato prefallimentare» - sarà la tesi della difesa- non può essere certo colpa di Del Turco se Angelini è poi fallito.
Ma si diceva solo in apparenza non ci sono state sorprese perché il presidente del collegio per oggi non ha fatto aggiungere nulla né ad Angelini né a Del Turco che parleranno poi.
Emerge però una prima contraddizione: se nel 2003 Angelini era «finito» perché De Benedetti incaricò lo studio di Milano per redigere il contratto d’acquisto stabilendo persino il prezzo da versare in due tranche?
Angelini, tornato in piena forma, scatenato con i cronisti, nella pausa dell’udienza è stato molto esplicito come suo solito.
«L’affare non si chiuse nel 2003 perché fui io a dire no perché c’era il trucco. De Benedetti era disposto a comprare Villa Pini per 140 milioni di euro… vi pare che un imprenditore come lui cacci tutti questi soldi per una azienda che sta per fallire? Io decisi di rinunciare perché c’era il trucco: lui avrebbe pagato dopo 5 anni con i soldi della gestione della clinica; io sarei stato fatto fuori come amministratore delegato, invece, dopo tre anni».

«De Benedetti dice il falso e dimostra la sua affinità con Del Turco in quanto è dimostrato che nel 2005 Villa Pini», ha aggiunto Angelini, «aveva zero debiti e 36 milioni sui conti perché la Regione aveva appena pagato l’arretrato. Di quale fallimento stiamo parlando? E’ scorretto legare fatti del 2003 e passare al 2008 per regalare un assist alla difesa di Del Turco»
L’ex patron di Villa Pini ha poi annunciato che nel suo prossimo intervento smonterà con i documenti le imprecisioni (lui dice: «falsità») di De Benedetti.
Oltre a Del Turco il processo conta altri 27 imputati, tra persone e societa'. Tra gli imputati il parlamentare del Pdl Sabatino Aracu, l'ex patron di Villa Pini Vincenzo Maria Angelini - imputato e allo stesso tempo parte lesa nel procedimento - l'ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga, gli ex assessori regionali della giunta Del Turco, Bernando Mazzocca e Antonio Boschetti, l'ex segretario generale dell'ufficio di presidenza della Regione Lamberto Quarta, l'ex capogruppo regionale del Pd Camillo Cesarone.