FONDI SPARITI?

Tutela dell’orso marsicano. La Ue all’Abruzzo:«che fine hanno fatto i fondi?»

Andrea Zanoni (IdV): «i contribuenti europei hanno il diritto di sapere come questi soldi sono spesi»

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Tutela dell’orso marsicano. La Ue all’Abruzzo:«che fine hanno fatto i fondi?»
ABRUZZO. L’Unione Europea ha avviato un’indagine sull’impiego dei fondi per la tutela dell’orso bruno marsicano.
Lo fa sapere l’eurodeputato dell’Idv, che ha presentato un’interrogazione al commissario europeo all’Ambiente, Janez Potočnik.
L’iniziativa comunitaria prende spunto da un fatto: nonostante i milioni di euro erogati per la salvaguardia dell’orso, ad oggi il numero degli esemplari registrati è sempre più basso. Questo significa che la specie, presente nel parco nazionale dell’Abruzzo, Lazio e Molise, è in via d’estinzione.
Dunque come sono stati impiegati i fondi comunitari? Sono state applicati tutti i divieti e gli accorgimenti contro le pratiche venatorie che compromettono l’esistenza dell’orso?
Dal 2007 ad oggi, ha precisato il commissario straordinario Ue, ben tre progetti riguardanti l'orso bruno marsicano (ed altri carnivori) hanno beneficiato di un finanziamento nell'ambito del programma Life+ per un costo totale stimato a 10.224.707 euro.
Eppure già da tempo sono numerosi gli appelli di ambientalisti e politici che lamentano le condizioni dell’orso bruno. Rifondazione Comunista, le associazioni Lipu ed Altura d’Abruzzo hanno chiesto di recente alla Regione quali iniziative sono state messe in atto relativamente alla caccia, agli orsi confidenti, alla situazione sanitaria ed alle cause di mortalità legate ad attività umane. Anche i consiglieri regionali Maurizio Acerbo ed Antonio Saia hanno presentato un’interpellanza sulla grave situazione in cui versa l’orso marsicano.
Solo l’anno scorso, nel maggio 2011 un’orsa è stata investita mortalmente sulla statale che collega Gioia dei Marsi a Pescasseroli, così come nel 2010 due orse vennero ritrovate morte in un vascone.
Episodi che dimostrano quanto poco attente siano le istituzioni verso questa specie protetta.
«Le cause del declino e della mortalità vanno attribuite a molteplici fattori», ha detto l'eurodeputato Zanoni nell’interrogazione, «tra cui l'avvelenamento, l'invasione di bestiame nomade semibrado che causa infezioni, ma anche incidenti stradali e bracconaggio e caccia illegale, con battute al cinghiale nei siti europei di interesse comunitario, autorizzate dal calendario venatorio della Regione Abruzzo, con apertura anticipata al 7 ottobre, nel periodo essenziale per l'orso per accumulare cibo prima del sonno invernale. I cittadini italiani ed europei hanno il diritto di sapere come questi soldi sono stati spesi» .
Nella sua risposta, il commissario Ue ha precisato per ora che, «spetta all'Italia adottare i provvedimenti necessari per conseguire una protezione rigorosa dell'orso ai sensi della direttiva 92/43/CEE (direttiva Habitat)».

Marirosa Barbieri