LA SENTENZA

Carfagna diffamata, Guzzanti: «io condannata ma i fatti mi hanno dato ragione»

La comica sul blog commenta la notizia della sentenza che la riguarda

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Sabrina Guzzanti a L'Aquila

Sabrina Guzzanti a L'Aquila

ROMA. «Ho avuto torto non è un titolo sarcastico è la verità. Per la verità ho insultato Berlusconi, ma la Carfagna ha tutto il diritto a sentirsi offesa».

Sabina Guzzanti, costretta a pagare 40 mila euro all'ex ministra della Pari opportunità Mara Carfagna per decisione del giudice che ha ritenuto diffamatorie le affermazioni pronunciate dall'attrice durante il suo intervento dal palco del 'No-Cav-Day' scrive sul suo blog e commenta la sentenza. Tanti i commenti dei suoi sostenitori che si offrono di contribuire con una mega coletta. Ma ci sono anche i detrattori: «con i suoi investimenti con Maddoff dei Parioli pagherà senza troppi sforzi», dice qualcuno.
«Non erano ancora usciti gli scandali», ricorda Guzzanti, «non si sapeva ancora nemmeno di Noemi Letizia, ma la Carfagna ministro mi era sembrata uno sfregio. I fatti mi hanno dato molta più ragione di quella che volevo avere».
Guzzanti ricorda quindi la frase incriminata e insiste: «questa frase è stata ritenuta offensiva. E lo è non ci piove. Per questa offesa è stato stabilito un prezzo. Non un milione di euro come aveva chiesto la Carfagna, ma 40mila cifra più proporzionata».
Ma quello che Guzzanti contesta «é che se è vero che è un'offesa quella da me proferita, è pur vero che è di molto più offensivo quello che gli italiani e le italiane in particolare, hanno subito con la nomina della Carfagna a ministro».
«Siamo stati offesi ma l'offesa che abbiamo subito non è risarcibile da nessun tribunale. Il codice non ci tutela. Eppure è indubbio che ci ha danneggiato, che ne stiamo pagando e ne pagheremo le conseguenze in termini sia economici che di dignità e qualità della vita chissà per quanto tempo».
«Sono sicura che la Carfagna donerà questi soldi in beneficenza», continua la comica. Lei intanto dovrà pagare ma la considera «una donazione per tutti quelli che non hanno potuto parlare, modestissimo ma sincero risarcimento per l’umiliazione subita».