CORRUZIONE

L’Unione Europea allarmata dalla corruzione nel sud Italia

Le attenzioni concentrate sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria

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un viadotto della Salerno-Reggio

Un viadotto della Salerno-Reggio

ITALIA. L’Unione Europea è preoccupata dalla corruzione politica nel sud Italia.

In particolare in Calabria, dove i soldi comunitari confluiscono nelle casse pubbliche e vengono gestiti, spesso, con la complicità della malavita organizzata. Ne è una prova l’ autostrada incompiuta Salerno-Reggio Calabria.
E’ quanto si legge dalle colonne del The New York Times in un articolo dettagliato a firma del reporter Rachel Donadio.
La questione dei fondi comunitari spesi male acquista rilievo, soprattutto oggi, alla luce della crisi economica internazionale che l’Ue sta vivendo.

IL SIMBOLO DI UN FALLIMENTO
«L'autostrada da Salerno a Reggio Calabria incarna i fallimenti della politica italiana. E’ il risultato di una politica acchiappa-voti basata sul clientelismo«, così si legge sul The New York Times.
L’autostrada A3 iniziata nel 1964, ad oggi non è ancora finita. Nel 1997 l’ultimazione dell’opera era prevista per il 2003, poi rinviata al 2008 e quindi nuovamente posticipata al 2013. A luglio 2012, sono stati completati 248 km (oltre il 50% del tracciato), 110,5 km sono in fase di ammodernamento o ricostruzione, mentre 75.5 km devono ancora essere cantierizzati. Entro il 2013 saranno completati circa 358 km. Almeno, si spera.
L'autostrada ha presentato diversi problemi sin da subito: due corsie strette per senso di marcia e la mancanza di corsie d'emergenza.
«In Italia c’è un grande problema: l'uso improprio dei fondi europei», ha detto il giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo che si è occupato a lungo di corruzione politica, «i fondi sono stati utilizzati male ed hanno alimentato la criminalità organizzata (sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria sono state aperte varie inchieste per infiltrazioni della ’Ndrangheta)».

L’ITALIA E LA “BANCA” UE
L’aspetto più preoccupante è l’atteggiamento dell’Italia nei confronti dell’Ue. Il Belpaese considera l’istituzione comunitaria come una sorta di banca cui attingere risorse finanziarie.
Dal 2000 al 2011, si legge sul The new York Times, l'Italia ha ricevuto più di 60 miliardi di dollari dall’Ue per una vasta gamma di programmi nel campo dell'agricoltura e delle infrastrutture. La Spagna, ha incassato 100 miliardi di dollari, ma ha costruito reti ferroviarie veloci. «La Commissione europea non è come il Fondo Monetario Internazionale, che può porre condizioni su un prestito», ha detto Massimo Florio, professore di Economia presso l'Università di Milano, «ed è assente un organo federale per il monitoraggio della spesa».