LA POLEMICA

Caccia a cervo e capriolo e non solo.... «spari anche in parchi e riserve»

La denuncia del Wwf che presenta un ricorso al Tar

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ABRUZZO. Il Wwf si dichiara fermamente contrario al provvedimento varato dalla Giunta Chiodi volto ad introdurre per la prima volta in Abruzzo la caccia al cervo e al capriolo.

Non solo. Il nuovo regolamento demanda alle province la possibilità di autorizzare l’ingresso dei cacciatori nelle aree protette come parchi e riserve. Il Wwf, non appena letto il regolamento pubblicato sul Bura, ha iniziato a lavorare ad un ricorso al Tar per cancellare questo atto che viene definito dagli ambientalisti «contrario alla sensibilità verso l’ambiente che in questi decenni è cresciuta nei cittadini abruzzesi». Già nel 2004 l’allora assessore Sciarretta provò ad aprire la caccia al cervo e al capriolo. In poche settimane il Wwf raccolse nelle piazze della regione ben 15.000 firme di abruzzesi e l'allora governo regionale fece dietrofront.
«Il Regolamento ora approvato contiene numerose illegittimità», denuncia l’associazione ambientalista.
«Si vuole andare addirittura contro la Legge quadro nazionale n. 394/91 sulle aree naturali protette» che assegna esclusivamente agli enti gestori la potestà di autorizzare, in situazioni estreme, piani di abbattimento.
Il Regolamento, pur richiamando all’inizio la stipula di generici accordi con le aree protette, alla fine nell’articolato delega esclusivamente alle Province la possibilità di autorizzare i cacciatori ad entrare nei parchi per sparare: «oltre che inaccettabile, è anche palesemente illegittimo», contesta il Wwf.

«INCREDIBILE ABBAGLIO»
«Il Governo Chiodi ha preso un incredibile abbaglio», commenta il presidente del Wwf Luciano Di Tizio. «Il cervo e il capriolo sono i beniamini delle famiglie di turisti che in ogni stagione affollano le nostre montagne e i nostri parchi». I visitatori si aspettano di poter vedere grandi animali nelle aree protette. Considerata la difficoltà di osservare lupi e orsi, la presenza di cervi e caprioli diviene uno degli spettacoli più apprezzati. «L’emozione che suscita l’incontro con i branchi di cervi durante un’escursione diviene così un’esperienza indimenticabile per migliaia di visitatori ogni anno», continua Di Tizio.
L’apertura della caccia, oltre a diminuirne il numero, renderebbe gli animali molto più sospettosi e, quindi, meno osservabili. La situazione nelle Alpi da quella dell’Appennino centrale, dove Cervo e Capriolo si cacciano tradizionalmente, è completamente diversa, sostengono dall’associazione: «nella nostra regione, al contrario del Nord Italia, le due specie si erano estinte tantissimi anni fa e solo la reintroduzione avvenuta nel Parco d’Abruzzo negli Anni ‘70 ha portato alla rinascita di una popolazione. La sensibilità dei cittadini nei confronti di questi animali è cresciuta di pari passo con quella verso le aree protette».
Cervo e Capriolo furono reintrodotti proprio per ricreare la catena alimentare spezzata dall’uomo tanti decenni or sono, riportando sulle montagne le prede di orso e lupo.
«Il divertimento di pochi non può imporsi sulla sensibilità della stragrande maggioranza degli abruzzesi», chiudono gli ambientalisti.