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Spunta l’ipotesi della Provincia unica, «Pescara sarà il capoluogo»

Per Sospiri L’Aquila inadeguata a ricoprire il ruolo

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GIANNI CHIODI PREGA
ABRUZZO. Il presidente della Regione Gianni Chiodi vorrebbe ripescare l’idea della costituzione della Provincia unica, ribaltando, praticamente, l’esito della decisione del Cal dei giorni scorsi.

Questo per garantire, in modo definitivo, il taglio dei costi. Quindi non solo le due province (L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti) definite nei giorni scorsi nel corso della votazione non avevano messo tutti d’accordo, ma ora si rischia una nuova battaglia.
Già, perché se la Provincia dovesse essere solo una, allora solo uno dovrà essere il capoluogo e Lorenzo Sospiri, consigliere comunale e regionale del Pdl, azzarda per primo la sua ipotesi: «siamo disposti ad ascoltare la proposta del presidente Chiodi ma c’è un presupposto chiaro e scontato: Pescara sarà la sede della Provincia unica».
Sospiri parla di «scelta inevitabile ed evidente» viste le difficoltà pratiche e materiali in cui oggi versa L’Aquila post sisma, che comunque continuerà a essere sede del capoluogo di Regione.
E poi, ribadisce ancora l’esponente del Popolo delle Libertà, «è Pescara il motore economico d’Abruzzo oltre che la città più popolosa, come previsto dall’articolo 4 bis della legge 135».
Sospiri assicura che i rappresentanti istituzionali del capoluogo adriatico non intendono prescindere all’interno del dibattito che, lasciata la sede del Cal, si trasferirà ora all’interno della Regione Abruzzo.
Il Comitato per le Autonomie locali dopo settimane di incontri, svoltisi anche in pieno Ferragosto, ha espresso il proprio parere formale attraverso una votazione, scegliendo la riduzione da 4 a 2 province con la fusione Pescara-Chieti e L’Aquila-Teramo. Una decisione che il Pdl di Pescara non ha condiviso e non condivide: «volevamo una fusione più coraggiosa per aree omogenee», continua Sospiri, «sia dal punto di vista economico che territoriale».
Dunque l’ipotesi era L’Aquila da una parte e Pescara-Chieti-Teramo dall’altra, evitando anche la fuga di vari territori del teramano verso le Marche, paradossalmente chilometricamente più vicine rispetto a L’Aquila.
Ora il dibattito passerà in seno alla Regione Abruzzo dove, prevedibilmente, le varie forze politiche tenteranno anche di riaprire la partita, cercando, ciascuno, di difendere la propria autonomia.
«Pescara», assicura Sospiri, «al contrario, continuerà a difendere il principio di taglio dei costi imposto dalla spending review con la fusione delle nostre Province in maniera razionale, ma soprattutto pretendendo il rispetto di quanto previsto dalla normativa in maniera rigorosa: con la fusione Pescara-Chieti, sarà Pescara a ricoprire la carica di capoluogo di Provincia, ossia la città più popolosa».


DA TERAMO TANTA INSODDISFAZIONE
Intanto mentre il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, ha annunciato un ricorso contro la decisione del Cal, ieri sempre in Provincia è passato un odg nel quale i gruppi consiliari denunciano «la indiscriminata e lineare riduzione delle risorse», «una pasticciata riforma a metà» e assicurano che qualsiasi soluzione, dalla provincia unica alle due o tre province, è accettabile dalla comunità teramana «solo se tutela la dignità storica di Teramo capoluogo, l’integrità del territorio provinciale e la presenza in esso delle principali funzioni pubbliche statali e regionali».