IL FATTO

Inchiesta G8, Piscicelli non ride più: «attentati contro di me perché collaboro con la procura»

Ieri è andato a fuoco il suo elicottero

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 Francesco Maria Piscicelli

Francesco Maria Piscicelli

MONTE ARGENTARIO (GROSSETO). Sarà ricordato per sempre per quelle sue risate la notte del 6 aprile 2009, il girono della tragedia del terremoto de L’Aquila.

Era al telefono con il cognato e si fregava le mani pensando agli appalti che avrebbero potuto ottenere facilmente grazie alle entrature e agli amici della “cricca” del G8, della Protezione civile e di altre personalità di spicco nei punti chiave degli enti pubblici.
Oggi , l'imprenditore Francesco Maria Piscicelli non ride più e dice di collaborare con gli inquirenti che stanno ancora indagando su latri filoni dell’inchiesta madre, quella del “sistema gelatinoso”, e della corruzione nei mega appalti nell’ambito degli eventi sporti e calamitosi tutti gestiti dalla protezione civile di Guido Bertolaso
Ieri ha raccontato di aver subito l’ennesimo attentato, questa volta al suo elicottero.
«E' l'ennesima intimidazione», ha detto, «perché collaboro con la magistratura e sto dando notizie sul sistema gelatinoso»
I fatto è avvenuto ieri nella sua casa di vacanza, all'Argentario, nel Grossetano.
Riguardo l'incendio dell'elicottero gli investigatori spiegano che al momento nulla fa pensare a qualcosa di diverso da un incidente. Secondo l'imprenditore, invece, il rogo è stato appiccato «con una piccola bottiglia incendiaria, che è stata repertata dai vigili del fuoco. E' la quinta o sesta intimidazione che subisco - ha aggiunto - L'ultima risale al 28 settembre, pochi giorni dopo aver parlato di nuovo con gli investigatori: ho trovato tre proiettili nella cassetta delle lettere, qua all'Argentario».
 Piscicelli, però, si lamenta perché «fece più scalpore quella volta che atterrai sulla spiaggia di tutte queste minacce che subisco». E a chi gli ricorda che quell'atterraggio ad Ansedonia fu per portare la madre a cena al ristorante risponde: «Non è vero, fu un atterraggio di emergenza, perché c'era vento».
In effetti fece parecchio scalpore quell’atterraggio e quello che si raccontò.  Le indagini diranno se effettivamente di intimidazioni si tratta.