«Adozioni gay: il 12 % dei figli adottati pensa al suicidio»

Il dibattito tiene banco in Italia

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«Adozioni gay: il 12 % dei figli adottati pensa al suicidio»
ITALIA. «Il 12% dei figli adottati da coppie omosessuali pensa al suicidio, il 40% è infedele ed ha contratto una malattia sessuale».

Sono i risultati dell’analisi di Mark Regnerus, sociologo dell’Università del Texas.
Il dibattito sulle adozioni gay e sui diritti delle coppie omosessuali in generale è molto sentito. Nei giorni scorsi anche il Comune de L’Aquila ha approvato, con una delibera di giunta, il registro per le unioni civili parificando tutte le coppie, etero ed omosessuali, a quelle sposate.
Ma sui diritti delle coppie gay c’è chi invita alla prudenza. Il presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, Giuseppe Di Mauro, ad esempio, ha espresso seria preoccupazione «per la rapidità e la leggerezza con la quale, a livello mediatico, si stanno diffondendo informazioni superficiali e spesso, fuorvianti, sulle adozioni gay, argomento molto delicato che andrebbe valutato con maggiore rigore scientifico, soprattutto per le ripercussioni che comporta sulla crescita e lo sviluppo del bambino».
Il presidente ha ripreso lo studio del sociologo dell’Università del Texas Mark Regnerus. Lo studioso ha intervistato direttamente i figli (ormai cresciuti) di genitori omosessuali. Dalla ricerca è venuto fuori che «il 12% dei ragazzini pensa al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie etero), il 40% è più propenso al tradimento (contro il 13%), il 28% è disoccupato (contro l’8%), il 19% ricorre più facilmente alla psicoterapia (contro l’8%). Nel 40% dei casi questi ragazzi hanno contratto una patologia trasmissibile sessualmente (contro l’8%) e sono genericamente meno sani, più poveri, più inclini al fumo e alla criminalità».

Un altro studio, condotto nel 2004 dall’American Psychological Association (APA) ha dimostrato, invece, come i figli adottati da coppie gay (in cui i genitori sono dello stesso sesso) non crescano svantaggiati rispetto ai figli di coppie eterosessuali.
Ma, secondo Di Mauro, quest'ultimo studio presenta lacune. «Infatti, proprio a luglio di quest’anno, la ricerca di Loren Marks », ha detto, «pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Social Science Research” ne ha dimostrato l’invalidità: la ricercatrice della Lousinana State University ha analizzato i 59 studi citati dall’APA a sostegno della propria tesi, dimostrando che questi mancano di un campionamento omogeneo e di gruppi di confronto e mostrano molte lacune: dati contraddittori, mancanza di anonimato dei partecipanti alla ricerca, portata limitata degli esiti dei bambini studiati, scarsità di dati sul lungo termine. La conclusione, secondo Loren Marks, è che le affermazioni dell’APA non sono empiricamente giustificate. Successivamente, è stato proprio l’ex presidente dell’American Psychological Association, lo psicologo Nicholas Cummings, a prendere le distanze dallo studio dicendo che l’Apa ha permesso che la correttezza politica trionfasse sulla scienza, sulla conoscenza clinica e sull’integrità professionale ».

«I bambini», ha concluso Di Mauro, «hanno una grande capacità di adattamento e quindi possono certamente crescere con genitori dello stesso sesso, tuttavia, sulla base della letteratura scientifica disponibile, sembrano più adatti ad avere una vita adulta con successo quando trascorrono la loro intera infanzia con i loro padri e madri biologici sposati e specialmente quando l’unione dei genitori rimane stabile a lungo».
m.b.