IL FATTO

Corte ossessiva a una collega, Csm processa giudice di Chieti

Per la procura «leso prestigio dell’ordine giudiziario»

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Corte ossessiva a una collega, Csm processa giudice di Chieti
ROMA. Non si è accontentato di telefonarle, mandarle bigliettini, fiori e cioccolatini con la normale frequenza di un qualunque innamorato.

Ma si è spinto fino a farle appostamenti dentro il palazzo di giustizia, dove entrambi lavoravano come magistrati, a pedinarla, e in un'occasione persino a tagliarle la strada, costringendola a una brusca manovra di frenata,sulla Avellino-Napoli.
Il tutto per undici lunghi anni, scanditi da iniziative quasi quotidiane. E' per il suo «ossessivo corteggiamento» di una collega che ora un giudice del tribunale di Chieti, Federico Ria, è finito nei guai.
Il 18 ottobre sarà processato dalla Sezione disciplinare del Csm , che lo accusa di aver «reiteratamente» molestato e disturbato la donna di cui si era invaghito e di aver, con questi comportamenti «gravemente scorretti» e «costituenti anche reato», leso il prestigio «dell'intero ordine giudiziario».
Fatti avvenuti quando il magistrato e la vittima delle sue esagerate attenzioni lavoravano insieme al tribunale di Avellino. Il capo di incolpazione, formulato dalla Procura generale della Cassazione a carico del magistrato, che ha scelto di non nominare un difensore ma di affrontare il processo con le sue sole forze, racconta nel dettaglio la corte soffocante che Ria ha fatto «ininterrottamente» dal 1995 al 2006 alla collega. Non risparmiandole proprio nulla: «numerose telefonate mute e non, in ufficio e a casa», al punto di costringere la donna «a cambiare numero»; e «numerosissime lettere, pressoché quotidiane» , «anche a sfondo sessuale»; e poi ancora: «fiori, cartoline ,cioccolatini e messaggi d'amore lasciati sul parabrezza dell'autovettura» che la collega parcheggiava nel garage del tribunale.
E non è finita: per spingerla a cedere alla sua corte spietata Ria ha fatto ricorso pure ad «appostamenti fuori dall'aula di udienza e apparizioni tra il pubblico» durante lo svolgimento di processi; e era capace di attenderla, «anche per lunghissimo tempo, nell'androne del Palazzo di giustizia o in tratti stradali che quotidianamente percorreva, la mattina lungo l'autostrada per raggiungere l'Ufficio, o la sera per rincasare", arrivando "persino a pedinarla in vari tratti di autostrada».
Un crescendo culminato nel febbraio del 2006, quando Ria lungo il tratto di autostrada che da Avellino porta a Napoli, dopo aver inseguito e superato la vettura della donna, «le tagliava repentinamente e improvvisamente la strada, costringendola a evitare la collisione solo con una brusca frenata». Un atto che ha comunque messo la parola fine a una corte quasi da "Attrazione fatale".