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Cronaca, censura, privacy e oblio: le ragioni nobili e quelle ignobili

Una sentenza della Cassazione chiarisce in parte cosa fare degli articoli "vecchi" dei giornali on line

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Cronaca, censura, privacy e oblio: le ragioni nobili e quelle ignobili

ABRUZZO. Dire la verità costa ma sul web costa molto di più. Sebbene il nostro paese è ancora parzialmente analfabeta digitale ha fatto in fretta a capire le potenzialità della Rete e del giornalismo on line.
Una delle armi micidiali della cronaca fatta sul web è quella dell’archivio digitale consultabile nientemeno che con un solo click. Troppo, per coloro che pretendono quella che chiamano “privacy” ma che in realtà sarebbe una specie di oblio misto a censura. Così sono decine e decine le richieste che giungono ciclicamente in redazione per chiedere la rimozione di articoli.
Le ragioni sempre le stesse: «sono innocente», «è una storia vecchia», «non è più attuale», «mi arreca danni quell’articolo» ma si arriva a parossismi incredibili inescusabili in un paese civile ma che in Italia invece si ripetono e si amplificano: «dovete cancellare l’articolo perchè non interessa più», «il processo non è nemmeno cominciato ma dovete togliermi da lì». Le notizie scomode sono sempre quelle giudiziarie che riguardano vicende e arresti che di sicuro non fa piacere che altri continuino a leggere.
La legge italiana è indietro e la giurisprudenza a fatica cerca di mettere toppe con decisioni che aumenteranno vertiginosamente nei prossimi mesi. Si spera in sentenze chiare e precise che indichino la strada a chi lavora in questo campo.
Per quanto riguarda l’andazzo sono moltisismi gli avvocati che spinti dai loro clienti si arrischiano in cause che non avrebbero ragione di esistere in un paese normale e che invece qui qualche volta la spuntano addirittura.

INTANTO GLI ARTICOLI SPARISCONO...
Sotto il fuoco incrociato delle minacce di querela, moltissime testate si adeguano e cancellano pezzi di cronaca, iniziali, particolari, articoli interi, storia di vita locale per non avere grane. A noi invece è parso umiliante calpestare la cronaca ed il diritto di tutti a  continuare a conoscere e sapere cosa è accaduto, ci è apparso incivile cancellare il frutto del nostro lavoro che è di interesse pubblico e continua ad esserlo anche dopo anni.
Per questo ci siamo sempre opposti a richieste infondate, spesso scortesi, spesso ignobili. Per questa nostra presa di posizione a vantaggio della libertà di conoscere dei nostri lettori ma anche di tutti quelli che liberamente fanno una ricerca sul Web siamo stati condannati dal giudice del tribunale di Ortona che non applicando alcuna legge (la legge non esiste) ha dichiarato diffamatorio un articolo corretto, vero, aggiornato e presente nel nostro articolo. Siamo in attesa del giudizio della Cassazione che dovrà pronunciarsi sul caso specifico facendo chiarezza una volta per tutte e per sempre.
In tanto però la Cassazione pian piano si muove e decide su casi simili (è facile prevedere che siano migliaia in tutta Italia), confermando pian piano quello che da sempre abbiamo sostenuto sulla illegittimità di certe richieste e di certe sentenze dal sapore censorio.
Con sentenza n.5525 della terza sezione civile la Cassazione ha in sostanza deciso che le notizie presenti negli archivi storici online dei giornali sono da ritenersi parziali perchè non riportano gli ulteriori sviluppi dei fatti, e pertanto vanno aggiornate. La Corte di Cassazione impone così l’obbligo per gli editori di aggiornare gli archivi online delle notizie pubblicate.
Nel caso della condanna a PrimaDaNoi.it per il giudice di primo grado non rilevava il fatto che l’articolo fosse corretto, fosse preciso, fosse stato giudicato perfetto anche dal Garante della Privacy che aveva bocciato la precedente istanza dei ricorrenti per presunta violazione della privacy.
Non rilevava per il giudice nemmeno il fatto che diligentemente questo quotidiano si era preso la briga di aggiornare i fatti (l’arresto dei ricorrenti) fino a conclusione della vicenda giudiziaria.

OBBLIGO: AGGIORNARE
In pratica secondo la recente sentenza della Cassazione avremmo svolto in maniera perfetta il nostro lavoro. La Corte di Cassazione ha inoltre stabilito chiaramente che non esiste un profilo di diffamazione dal momento che i fatti descritti dall’articolo erano veri all’epoca della sua pubblicazione ma ha dovuto riconoscere la parzialità dell’informazione nel caso esaminato alla luce degli avvenimenti seguenti (che erano carenti).
Nel tentativo di bilanciare l’interesse collettivo, garantito dal diritto di cronaca, con l’interesse individuale, tutelato dal diritto alla riservatezza e dal diritto all’oblio, la Corte ha quindi stabilito che gli articoli archiviati debbano essere correlati dai relativi aggiornamenti.
In nessun caso si parla mai di cancellazione di articoli o di dati che sono tutti coperti dal diritto di cronaca dunque prevalgono sul diritto alla privacy (al contrario di quanto stabilito dal tribunale di Ortona).
Eppure l’andazzo è pretendere con minacce varie, spesso ingiurie la cancellazione perentoria dell’articolo che arreca problemi (nel senso che persone continuano a leggere e sapere). Altro dato per noi interessante è che praticamente tutti rifiutano -su nostro invito- di contribuire ad aggiornare la notizia che evidentemente è un particolare che non interessa almeno quanto la completa sparizione dei fatti. Inmolti acampano la giustificazione di essere assolti ma se si propone loro di aggiornare l'articolo con la conclusione della vicenda tutti declinano insistendo sulla cancellazione.
In moltissimi casi poi è impossibile aggiornare le varie vicende proprio perché tali aggiornamenti non esistono, non essendoci stati sviluppi ulteriori giudiziari. Insomma si contesta che l'articolo è vecchio ma poi evidentemente non così tanto se non si è giunti nemmeno alla fase preliminare del processo.

a.b.