CAVE E GARE

Piano Cave, il pastrocchio di Abruzzo Sviluppo espone la Regione ad un ricorso al Tar

L’ente della Regione sceglie (con gara) un professionista poi però…

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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Alfredo Castiglione

Alfredo Castiglione

ABRUZZO. Come si poteva abbondantemente ipotizzare.

Fatto il gruppo (contestatissimo) che dovrà redigere il piano cave è arrivato puntuale il ricorso al Tar. Pare sia solo il primo passo perché non si esclude al momento un esposto alla procura della Repubblica.
I veleni sono quelli che fanno da contorno ad uno scenario di guadagni per miliardi di euro  dei cavatori italiani e stranieri che attendono di poter riprendere a lavorare in Abruzzo.
Ora però si scopre che il gruppo che Castiglione ha fatto tirare fuori dal cilindro di Abruzzo Sviluppo non sarebbe stato scelto con gara pubblica ma direttamente.
La circostanza è contenuta nel ricorso dell’avvocato Claudio Di Tonno che è il firmatario del ricorso al Tar contro l’ente strumentale e la Regione stessa.
Di Tonno chiede ai giudici che venga annullata la scelta del gruppo di lavoro che ha a capo Marco Sertorio, presidente Assomineraria, per una serie di violazioni di legge tra cui «eccesso di potere per violazione dei principi di par condicio, trasparenza, economicità, buon andamento, imparzialità, falsità in atti, illogicità manifesta».
La storia contenuta nel ricorso al Tar è interessante e svela una parte della vicenda finora tenuta nascosta.

LA GARA DI ABRUZZO SVILUPPO: LE TAPPE
La giunta regionale con delibera n.32 del 2010 affida l’incarico ad Abruzzo Sviluppo di redigere «programma studi settoriali propedeutici alla redazione del Piano Regionale delle Attività Estrattive».
Dopo due anni di sonno il 31 gennaio 2012 sul sito internet di Abruzzo Sviluppo Spa compare apparso l’invito, rivolto a tutti i «professionisti che operano nel settore delle attività estrattive” (tra i quali gli “Avvocati specializzati nella materia”) ad iscriversi nell’Albo collaboratori».
Il 29 febbraio Abruzzo Sviluppo Spa invita l’avvocato Di Tonno, già iscritto nell’albo collaboratori, una «richiesta di preventivo per “Studi settoriali propedeutici alla redazione del Piano Regionale delle Attività Estrattive».
Attraverso una «comparazione dei curriculum e previa valutazione del preventivo» Di Tonno viene scelto ufficialmente e risulta vincitore nella gara.
Ma qui iniziano le “anomalie”. Abruzzo Sviluppo accetta il preventivo fornito che è di 90mila euro e ne chiede una rimodulazione a 65mila. Nonostante “l’irritualità” del metodo Di Tonno seppure malvolentieri accetta la riduzione dell’onorario.
Passa buona parte del 2012 tra incontri e scambio di email poi il 30 luglio Abruzzo Sviluppo invia a Di Tonno «un contratto con condizioni notevolmente differenti rispetto a quelle già concordate tra le parti e che, anzi, prevede la necessaria collaborazione con un ulteriore professionista (anch’esso avvocato) che non risulta abbia mai partecipato alla procedura selettiva in esame ed al quale, per quanto è dato sapere, sarebbe stato conferito un incarico del tutto identico a quello dell’avvocato Claudio Di Tonno con un contratto che oggi parimenti si impugna».
Insomma da 90mila a 65mila e poi vincitore a parimerito con una new entry che appunto doveva essere Sertorio e con il quale doveva dividere l’onorario già rimodulato.
Ma come fa Di Tonno a dire che Sertorio non ha partecipato alla gara? Semplice con l’accesso agli atti della gara la verifica è stata semplicissima.
Chi e perché allora hanno voluto Sertorio in questo delicatissimo posto di comando?

CAVARE IL RAGNO DAL BUCO
Al momento, causa moratoria varata alla fine del 2011 proposta da Rifondazione comunista, non si rilasciano nuove concessioni minerarie. Il blocco ha però fatto esplodere una veemente protesta da parte degli addetti ai lavori che ce l’hanno con la politica “inerte” che ha servito loro anche l’ulteriore grana delle nuove autorizzazioni nella zona de L’Aquila giustificando le eccezioni per l’emergenza terremoto.
Il vice presidente della Regione, Alfredo Castiglione, da mesi ha chiesto ad Abruzzo Sviluppo (che ha ricevuto l’incarico da oltre due anni senza produrre nulla per ragioni che nessuno si è sentito in dovere di chiarire) di fare in fretta.
L’ente strumentale della Regione attraverso una delibera doveva occuparsi di scegliere il gruppo di lavoro che doveva studiare carte e norme e proporre le linee guida, una specie di prontuario ad uso del legislatore regionale che avrebbe poi dovuto stilare materialmente le norme del progetto di legge da approvare in Consiglio (cioè il nuovo piano cave).
Le cose non sono andate per il verso giusto ed oltre ai veleni hanno iniziato a girare voci poco piacevoli che delineano uno scenario poco edificante.
Sta di fatto che Castiglione qualche settimana fa in conferenza stampa ha presentato il gruppo di “saggi” alla cui testa c’è Marco Sertorio, nientemeno che il vertice di Assomineraria, l’associazione che riunisce tutti i cavatori. Il commento amaro del consigliere regionale Maurizio Acrebo (Rc) riassume bene l’incredibile scelta della Regione: «e come chiedere ai cacciatori di stabilire le regole della caccia».
Cosa c’è dietro questa azione della Regione è ancora oscuro ma quanto meno il vice presidente Castiglione avrà la responsabilità politica di un ricorso al Tar che potrebbe creare ulteriori problemi visto che lo stesso assessore ha avallato la scelta di Abruzzo Sviluppo ed ha presentato in pompa magna Sertorio.
Allora come è stato scelto Sertorio? Come sono stati scelti gli altri membri del gruppo di lavoro (quasi tutti nomi non certo inflazionati in Abruzzo) forse sono stati proposti dallo stesso Sertorio?
A questo punto l’inopportunità della scelta dell’esponente di Assomineraria passa in secondo piano.
Se pressioni delle lobby sulle istituzioni pubbliche c’è stata non si può dire che sia stata oculata o lungimirante.