IL FATTO

Luciano Terra, il consigliere regionale con l’indennità pignorata

La storia della sottrazione dei soldi dalla sue ex società e di una pesante condanna

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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Luciano Terra

Luciano Terra

LECCE NEI MARSI. Nelle recenti elezioni comunali di Avezzano è sceso in campo con la sua associazione al fianco del candidato sindaco, Gianni Di Pangrazio, con lo slogan “rilanciare le piccole imprese”.

Prima, quando era consigliere comunale di “Rialzati Abruzzo” di Avezzano (sindaco Floris) lanciava allarmi per «l’aumento della criminalità e gli scippi in città». Insomma un politico attento alla legalità e alle imprese.
Oggi Luciano Terra è consigliere regionale eletto con l'Udc e vicesindaco di Lecce nei Marsi ma c’è una storia che lo insegue da almeno tre anni, una brutta storia che solo i miracoli nostrani sono riusciti a tenere segreta per tutto questo tempo. A dire il vero è tra i più silenti consiglieri regionali e dal 2009 ha al suo attivo, come emerge dal sito istituzionale della Regione, una sola proposta di legge che lo vede primo firmatario.
Un segreto non può durare per sempre e così, casualmente, inciampando in un vecchio articolo di PrimaDaNoi.it al signor Loreto Rufo è salito il sangue al cervello quando ha visto che tra le dichiarazioni dei redditi dei consiglieri regionali quella di Luciano Terra mancava all’appello.
I documenti poi sono arrivati e sono pubblicati sul sito del Consiglio regionale ma non vi è traccia della storia che stiamo per raccontare. La storia è vecchia e finisce con una pesante condanna di Terra a restituire quasi 1,5 mln di euro. Ma la storia è anche nuova perché mai raccontata e perché il consigliere regionale non ha ancora pagato tale somma ed ha subito per questo alcuni pignoramenti.

TERRA AMMINISTRATORE “PRESTIGIATORE”
A cavallo tra vecchio e nuovo secolo Luciano Terra era socio di Loreto Rufo a parità di quote e svolgeva le funzioni di amministratore della società denominata “Edimont Servizi arl” con sede a Pomezia in provincia di Roma.
Ad un certo punto Rufo si insospettisce perché la società va a gonfie vele ma di utili non si vede nemmeno l’ombra. Così è iniziata la ricerca dei bilanci e sono spuntate subito le sorprese amare.
Il socio di Terra scoprì così che tutti i bilanci erano stati approvati anche con il suo consenso ma nessuno gli aveva mai detto nulla né convocato ad alcuna assemblea. Come era possibile?
Le cose tra i soci precipitano come è intuibile e Rufo ricorre al tribunale di Velletri per far accertare l’esatto ammontare degli utili sottratti da Terra e a lui spettanti di diritto.
Passa poco più di un anno ed il tribunale con sentenza del 2009 accerta che le varie firme di Rufo sotto i verbali di approvazione dei bilanci erano false. Una cosa gravissima che porta il tribunale a revocare immediatamente la carica di amministratore della società a Luciano Terra nominando un custode giudiziario.
Nel frattempo la fiorente ditta entra in crisi ed i dipendenti che non ricevevano più lo stipendio promossero una istanza di fallimento della Edimont Servizi srl . Il tribunale nominò curatore l’avvocato Marco Resta con studio a Genzano.
Il curatore a sua volta agì in giudizio nei confronti di Terra affinchè fosse accertata la responsabilità del consigliere regionale ed ex amministratore della società.
Quello che è emerso sono irregolarità gravissime tra le quali la falsificazione di documenti finalizzata all’occultamento sistematico degli utili sociali. Facile la condanna a restituire poco più di 1,4 mln di euro al fallimento.
La sentenza, come detto, è del 2009 ed è passata in giudicato, Terra non si è mai costituito in giudizio (è stato dunque condannato in contumacia) e al momento non ha ancora saldato il suo debito. Anzi la curatela ha provveduta a far pignorare parte della indennità regionale che Terra percepisce ed un immobile di sua proprietà situato a Pomezia.
Dei pignoramenti non vi è traccia nei documenti pubblicati sul sito del Consiglio regionale. Nel 2007 Terra dichiarava di possedere due immobili a Pomezia (uno di questi poi pignorato) e di non aver percepito redditi per quell’anno.

«TERRA FA LA BELLA VITA MA NON PAGA»
«Della somma che il consigliere deve per legge non vi è traccia», spiega a PrimaDaNoi.it l’avvocato Vinicio D’Alessandro, legale di Loreto Rufo, «preferendo spenderle in auto di lusso con autista, immobili commerciali intestati ai figli, affitti di ville lussuose ad Avezzano, sfarzose feste di compleanno tenute a Lecce dei Marsi con tanto di banda…».
L’ex socio aveva chiesto la restituzione di 3 mln di euro, somma poi ridotta dal giudice.
Il giudice nella sentenza parla di «omessa ovvero irregolare tenuta delle scritture contabili», della «mancata redazione dei bilanci per gli esercizi successivi al 2000», della «violazione degli obblighi previsti per legge ed il sistematico occultamento degli utili societari».
Somma da pagare 1.413.024,32 euro più spese legali e interessi che continuano a maturare.