Porto Pescara, il giorno della verità. Chiodi: «uno scandalo nazionale»

Si aspettano risposte decisive da Roma.

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Porto Pescara, il giorno della verità. Chiodi: «uno scandalo nazionale»
PESCARA. Oggi è un giorno importante, forse decisivo, per il porto di Pescara.

Se le date verranno rispettate e non ci sarà un ennesimo rinvio oggi dovrebbe arrivare infatti una prima risposta dal Consiglio dei ministri per ciò che riguarda il dragaggio.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, dovrebbe portare sul tavolo del Consiglio dei ministri la revoca dello stato di emergenza del Porto. Un passaggio vitale per attivare il progetto di dragaggio.
Nello specifico, la chiusura dello stato di emergenza permetterà alla Protezione civile di redigere l'ordinanza, che dovrà firmare il presidente del Consiglio, di concerto con il ministero dell'Economia, di affidamento della funzione di stazione appaltante al Provveditorato delle Opere pubbliche per avviare il progetto e far partire i lavori di dragaggio.
«Mi auguro vivamente che questa risposta arrivi», commenta il presidente della Provincia Guerino Testa, «perché non è più tempo di promesse e il Governo non può indugiare ulteriormente sulle problematiche dello scalo pescarese. Deve agire e farlo in fretta perché la marineria è allo stremo e anche le categorie di lavoratori collegate alla marineria, dai commercianti agli addetti al facchinaggio».
Ma se non arrivasse nessuna risposta? «Credo che in quel caso», azzarda Testa, «gli operatori daranno seguito a quanto annunciato nei giorni scorsi, e cioè forme di protesta eclatanti. Mi appello quindi al buon senso di chi ha seguito questa vicenda da Roma affinché si accelerino al massimo tutte le procedure sul porto che, ricordo, è di competenza statale».
Testa fa riferimento anche al costo delle operazioni di dragaggio, che dovrebbero aggirarsi sui 15 milioni di euro. «Una cifra esorbitante se si considera che il versamento a mare (a sette miglia dalla costa) del materiale dragato sarebbe costato molto ma molto di meno», sostiene il presidente. «Questa operazione non ci è stata consentita per presunti problemi di inquinamento ma voglio far notare che le mareggiate degli ultimi giorni hanno sicuramente spinto il materiale sedimentato nel fiume e nel porto lungo la costa, causando problemi di inquinamento di gran lunga superiori».

E ieri pomeriggio sulla questione si è tenuto un incontro convocato dal presidente della Regione Gianni Chiodi con i rappresentanti della marineria.
Il governatore ha parlato senza mezzi termini di «scandalo nazionale, frutto dell'incuria che in tutti questi anni lo Stato (che ha competenza sul porto, ndr) ha mostrato nei confronti della struttura portuale abruzzese». Il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano sostiene invece che nell'ottica di una rimodulazione del piano regolatore portuale «deve essere valutata la possibilità di eliminazione la diga foranea che rallenta lo sbocco naturale del fiume in mare e con esso anche lo sviluppo del porto pescarese».
Chiodi ha assicurato una accelerazione delle procedure di competenza della Regione per la liquidazione degli indennizzi in favore degli operatori della marineria per il fermo biologico che scade il prossimo 6 ottobre.
La situazione al porto è al collasso perché dopo il fermo biologico dovrebbe essere confermato il blocco di qualunque attività per inagibilità della struttura stessa a causa dei fanghi.