SALUTE

Dolore cronico: negli ospedali italiani soffre ancora 1 paziente su 2

Nel 42% dei casi terapie inefficaci

Redazione Pdn

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Dolore cronico: negli ospedali italiani soffre ancora 1 paziente su 2
MILANO. Secondo 1 specialista su 3, il ricettario speciale per prescrivere gli oppioidi è tuttora in vigore e solo 1 medico su 5 sa che questi farmaci si possono impiegare anche per la cura del dolore severo non oncologico.

Il risultato? Il 51% dei pazienti ricoverati ha dolore cronico e, nel 42% dei casi, le terapie assunte si rivelano inefficaci. È il quadro evidenziato dall’indagine condotta dall’Associazione pazienti “vivere senza dolore”, durante la campagna Hub2hub. Al via, per la fine del 2012, il nuovo progetto Link Up.
L’indagine ha coinvolto 15 strutture ospedaliere sede di un centro qualificato di terapia del dolore, passando da Cagliari, Garbagnate Milanese (MI), Orbassano (TO), Novara, Firenze, Pisa, Roma, Chieti, Bari, Taormina (ME), Baggiovara (MO), Parma, Genova, Mestre (VE) e Palmanova (UD).
In totale, 4.322 soggetti tra cittadini (41,4%), degenti (35,5%) e clinici (23,1%, afferenti a 20 diverse specializzazioni) hanno risposto a 3 questionari distinti, volti a verificare il grado di informazione sulla Legge 38, la sua reale applicazione e il livello di cure erogate.
Secondo i risultati della survey, il 61,7% dei cittadini soffre di dolore cronico; la situazione non migliora neppure tra i pazienti ricoverati, che ne sono afflitti per un 51% e, nel 77% dei casi, ignorano la Legge volta a tutelare il diritto degli italiani a ricevere cure antalgiche più eque e appropriate. Tra i degenti che soffrono, per l’88,8% questa condizione influisce negativamente sulla vita quotidiana e il 48% sperimenta, in aggiunta, episodi di acutizzazione del dolore nell’arco della giornata (breakthrough pain - BTP); se, tuttavia, poco meno di 8 pazienti su 10 seguono una terapia analgesica, il 70,4% di chi è colpito da BTP non riceve alcun trattamento specifico.

«Con questo nuovo progetto, abbiamo compiuto un ulteriore passo per una miglior applicazione della Legge 38», afferma Marta Gentili, presidente di ‘vivere senza dolore’. «Se, da un lato, i risultati fanno emergere una situazione ancora lontana dai livelli auspicati, dall’altro si sono registrati importanti progressi. Rispetto a quanto emerso nel 2011, la conoscenza che i cittadini oggi hanno dei centri di terapia antalgica è salita dal 27,9% al 44% e si evidenzia un maggior coinvolgimento del terapista del dolore nella gestione della sintomatologia algica (dal 5,8% al 27%)»..
Un ulteriore aspetto positivo riguarda i farmaci somministrati: rispetto al 2011, aumenta il ricorso agli oppioidi forti (ossicodone in primis), prescritti al 27,5% dei degenti con dolore non oncologico e al 59,3% dei pazienti con tumore. Ciononostante, i Fans restano i medicinali più impiegati per lenire la sofferenza di origine non neoplastica (36,3%). Contrariamente a quanto sancito dall’articolo 7 della Legge 38, inoltre, i dati rivelano la mancanza di un monitoraggio costante dell’efficacia analgesica e dell’adeguatezza posologica. Il risultato è che il 42% dei degenti si dichiara insoddisfatto delle terapie ricevute. All’origine di tutto, molto spesso vi è la scarsa conoscenza che i medici hanno delle recenti disposizioni normative.

In realtà, vi sono alcuni reparti ospedalieri dove si tende ancora a sottovalutare il problema dolore. Come ha evidenziato l’indagine, ortopedici, reumatologi e geriatri sembrerebbero le figure meno preparate sul tema. E mentre l’87% dei 1.000 specialisti intervistati si è dichiarato disponibile a seguire corsi di aggiornamento, gli ortopedici sembrano proprio i meno interessati.
«Spesso il paziente con tumore è più attento al sintomo ‘dolore’ e segue con più convinzione, seppur talvolta con qualche reticenza, le cure per lenirlo», aggiunge Cristina Mantica, dirigente Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano. «In presenza di un sintomatologia algica cronica di natura non oncologica, invece, prevale la tendenza a rassegnarsi e sopportare. L’obiettivo cui dobbiamo puntare è far sì che tutti i cittadini percepiscano la lotta alla sofferenza come un loro diritto inalienabile e i clinici si impegnino ad acquisire le competenze necessarie per poterla gestire in modo appropriato, fornendo al paziente tutti gli strumenti, farmacologici e non, per poter vivere senza dolore».