LA PROPOSTA

Wwf: «riutilizziamo aree dismesse»

La campagna nazionale tocca anche l’Abruzzo

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Wwf: «riutilizziamo aree dismesse»
ABRUZZO. Segnalare le aree degradate, dismesse, per poi, riutilizzarle. Fare questo per evitare la speculazione edilizia.

E’ in sintesi l’obiettivo della campagna lanciata dal Wwf Italia “Riutilizziamo l’Italia”. Il progetto funziona così: i cittadini possono segnalare fino al 30 novembre sul sito dedicato le aree dismesse nella propria regione. Il Wwf provvederà a censirle valutando la possibilità di utilizzarle.
L’iniziativa riguarda anche l’Abruzzo ma stride con le decisioni assunte dal Consiglio regionale che, questa notte, ha approvato il progetto di legge sull'edilizia.
E le previsioni del Wwf sul non sono di certo confortanti : «nei prossimi 20 anni si stima un consumo di oltre 75 ettari al giorno (e l'Abruzzo rischia di essere tra le regioni che contribuiranno ad aumentare questa media), in una situazione di saturazione della penisola che già oggi vede un’urbanizzazione pro capite pari a 230 mq ed evidenzia come in Italia non si può tracciare un diametro di 10 km senza intercettare un nucleo urbano».

I PRIMI RISULTATI
Sono 22 le adesioni alla Rete di docenti universitari ed esperti a sostegno della campagna, provenienti da 11 atenei (Università di Camerino, Firenze, L’Aquila, Messina, Napoli, Reggio Calabria, Roma Tre, Venezia e Politecnici i Milano, Torino e Bari).
In tutta Italia sono oltre 300 le segnalazioni finora inviate al Wwf, segno questo che il progetto sta riscuotendo successo. L’associazione ha finora già selezionato 4 proposte-simbolo per aree degradate e inutilizzate relative ad altrettante regioni: un parco urbano con fattorie didattiche al posto di un ospedale pericolante a Torino; un’area verde con edifici recuperati in modo ecosostenibile per riqualificare un’area degradata accanto al Parco di Tor Fiscale e riagganciarla al sistema naturalistico del Parco dell’Appia Antica di Roma; un arsenale dell’esercito con all’interno edifici abbandonati e aree naturali ai piedi della collina di Posillipo di Napoli; un punto di ritrovo multiservizi per creare posti di lavoro e incentivare il turismo responsabile al posto di un lido abbandonato sulle spiagge di Sassari.

ECCO LE AREE DA SEGNALARE
Sul suo sito del Wwf ci sono indicazioni utili per la campagna e la tipologia delle aree da segnalare: «aree industriali dismesse o parzialmente utilizzate (come la zona industriale infrastrutturata con fondi pubblici attorno al porto i Gioia Tauro è per 2/3 inutilizzata); aree intercluse o marginali all’urbanizzazione, aree degradate, da bonificare e riqualificare (come il litorale di Lago Patria a Napoli), aree demaniali militari (gli edifici afferenti al demanio militare nella sola Sardegna occupano 144.230 ettari), i sedimi ferroviari e le loro pertinenze (sono 6.977 km le tratte ferroviarie dimesse in Italia, secondo l’associazione Greenways), aree intercluse a infrastrutture lineari (ad esempio a Donoratico per 14 km ci sono terreni tra la linea ferroviaria e la SS Aurelia), i capannoni abbandonati che in Italia hanno un volume complessivo di 7 milioni i metri cubi, l’edilizia rurale in abbandono (solo vicino a Roma sono migliaia gli edifici abbandonati), gli edifici non utilizzati (un censimento del Comune di Torino ha rilevato nel 2009 109 edifici abbandonati in città, 46 pubblici e 63 privati)».
«È triste», ha sottolineato il presidente regionale del Wwf Luciano Di Tizio, «che in Abruzzo il Wwf debba lanciare questa campagna nazionale in concomitanza di una vergognosa nuova legge edilizia che, attraverso un meccanismo di premialità senza controlli e senza limiti, consentirà l'ennesima invasione di cemento con la scusa di offrire una occasione di rilancio all'economia. La normativa nazionale è stata pensata, pur nei suoi limiti, per riqualificare aree urbane degradate e non prevede interventi nei centri storici né ulteriori occupazioni di suolo. In Abruzzo si continua a pensare che l'economia sia legata soltanto al mattone e si costruiscono case destinate a restare in gran parte vuote. In buona sostanza si danno alla crisi risposte che puntano solo a dilazionare il problema e non a risolverlo, con conseguenze che saranno devastanti per il futuro delle prossime generazioni».