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Province: sindaci di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto fuori dal coro

I primi cittadini: «occorre rimettere al centro i territori»

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Province: sindaci di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto fuori dal coro
ABRUZZO. «No a conflitti tra territori, non ce lo possiamo permettere».

I sindaci Giovanni Di Pangrazio, (Avezzano), Mario Pupillo (Lanciano), Enea Di Ianni, in rappresentanza di Fabio Federico (Sulmona), e Luciano Lapenna (Vasto), riuniti fianco a fianco nel palazzo del Consiglio Regionale, in Piazza Unione a Pescara, hanno espresso a chiare note il loro pensiero.
In questa fase delicatissima, alla vigilia della decisione che dovrà essere assunta dal Cal per poi passarla alla Regione e al Governo, c’è grosso fermento. E i quattro sindaci hanno le idee chiare e chiedono che il processo di riordino sia un momento importante per avviare una riflessione sulla organizzazione del territorio regionale «che vada oltre impostazioni sorpassate che, anziché favorire l'integrazione territoriale regionale, producono solo conflitti. Non ce lo possiamo permettere, soprattutto in questa fase di difficoltà del Paese».
I 4 primi cittadini consapevoli della necessità di riformare l’apparato amministrativo ed istituzionale pubblico hanno intenzione di presentare al Consiglio delle Autonomie Locali ed alla Regione Abruzzo una propria proposta. Una proposta che superi «l’impostazione rigida, ottocentesca e sorpassata di una ripartizione provinciale come mero esercizio di scomposizione e accorpamento di pezzi di territorio».
Dicono no «ad una specie di risiko amministrativo» e chiedono di guardare piuttosto alle realtà sociali, economiche e demografiche dei territori per riorganizzare amministrativamente la regione, «avvicinando servizi ai cittadini in una logica di efficacia ed economicità, non frutto di situazioni pregresse e preconcette». Così si chiede anche una dislocazione di uffici e servizi pubblici «sulla base di criteri legati alla loro efficienza, produttività ed economicità, delle peculiarità socio-economiche e morfologiche del territorio, delle effettive esigenze delle popolazioni interessate, anche prescindendo dall’ubicazione della città capoluogo di provincia».