IL CASO

Niente studio sulla mortalità per i siti pericolosi: sospetta incuria della istituzioni

Fuori dal progetto ministeriale Bussi, Alento, Saline. Maurizio Acerbo (Rc) ha chiesto spiegazioni

Marirosa Barbieri

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Niente studio sulla mortalità per i siti pericolosi: sospetta incuria della istituzioni
ABRUZZO. Voleva sapere perché i siti di interesse nazionale Bussi-Saline-Alento in Abruzzo fossero stati esclusi dall’indagine sulla mortalità dell’Iss (Istituto Superiore della Sanità).

Ed una risposta, nel bene o nel male, l’ha ottenuta. Il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, ha scritto all’Istituto Superiore della Sanità.
La questione riguarda il progetto “Sentieri” lo studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento (partito nel 2007) che analizza la salute dei cittadini che abitano in 44 siti nazionali di bonifica (cosiddetti Sin). Lo studio ha tagliato completamente fuori la Regione Abruzzo  che pure presenta due siti di interesse nazionale (Bussi-Saline ed Alento) ed uno di interesse regionale, Chieti Scalo.
Per Pietro Comba dell’Iss, l’esclusione è dovuta al fatto che uno dei siti, Bussi, «non era ancora stato riconosciuto sito di interesse nazionale, quando la ricerca cominciò e quindi sarà incluso nella prossima elaborazione», come spiega ad Acerbo. Ma se questo vale per Bussi che fu dichiarato Sin successivamente al 2007 (e quindi dopo l’inizio della ricerca), non sembrerebbe valere per il sito Alento che fu dichiarato Sin molto prima, nel 2003.

I SIN E LE DATE
Il sito inquinato di importanza nazionale di Bussi sul Tirino è quello su cui insisteva la discarica dei veleni di Bussi sul Tirino dichiarata la più importante d’Europa con i suoi 250mila metri cubi di sostanze tossiche e altamente pericolose. Le aree in cui sono stati rinvenuti i rifiuti, in gran parte pericolosi, sono localizzate in prossimità del polo chimico della Solvay Solexis (ex Ausimont).
La richiesta di inserimento dell’area nell’elenco siti d’interesse nazionale di Bussi fu deliberata dalla Giunta regionale nel 2007. Il decreto del Ministero dell'Ambiente con il riconoscimento di Bussi fu pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 24 luglio 2008. La perimetrazione del sito Alento invece, è avvenuta molto tempo addietro, con decreto ministeriale del 3 marzo 2003, pubblicato sulla Gazzetta del 27 maggio 2003.
Le linee guida del sito di interesse regionale Chieti Scalo http://www.regione.abruzzo.it/xambiente/docs/rifiutiDGR11/DGR234.pdf sono state stabilite, invece, con delibera di Giunta regionale numero 234 del 4 aprile 2011.

LA POLEMICA
L’esclusione ha provocato un’eco a livello regionale. C’è chi come il consigliere Marinella Sclocco ha presentato una risoluzione che impegna il presidente e la Giunta regionale a promuovere urgentemente tutte le iniziative necessarie nei confronti dell’Istituto Superiore di Sanità per reintegrare l’Abruzzo all’interno dello studio.
C’è chi come il comitato Italia Nostra, Ecoistituto Abruzzo, Marevivo, Mila Donnambiente invece pesa che le responsabilità siano addebitabili «alla colpevole inerzia e al disinteresse dei vertici regionali che evidentemente o non hanno fatto richieste, oppure non hanno risposto adeguatamente alle sollecitazioni e che non si sono minimamente attivati».
«Nel novero dei 57 disgraziati siti nazionali», hanno detto le associazioni, «abbiamo ben tre ambiti territoriali ufficialmente decretati. Fin dall’inizio delle scoperte dei siti inquinati, il nostro comitato, come tutti gli altri e le associazioni e i cittadini, vanno richiedendo un serio screening epidemiologico delle nostre popolazioni».
Ed Acerbo non si è detto affatto sorpreso per la risposta incassata dall’Iss «perché nel 2007 proprio il sottoscritto allora deputato», dice, «pose la questione delle discariche di Bussi e l'emergenza inquinamento acque insieme alla collega Pina Fasciani all'attenzione della Commissione Ambiente della Camera che portammo in missione sul sito nell'ottobre del 2007 e del Ministero dell'Ambiente. Il 12 dicembre 2007 la commissione approvò una risoluzione presentata dal presidente Ermete Realacci e dal sottoscritto. La risoluzione conteneva precise indicazioni rispetto non solo all'inserimento tra i siti di bonifica di interesse nazionale ma anche a promuovere con ogni urgenza, se del caso interessando anche i competenti organismi territoriali e l’Istituto Superiore di Sanità, uno studio sui rischi ambientali e un’indagine epidemiologica sulle condizioni di salute degli abitanti delle aree interessate dai gravi fenomeni di inquinamento in questione».
E mentre si parla di mancati riconoscimenti, Acerbo ricorda che all'ordine del giorno del prossimo Consiglio regionale «ci sarà l'ennesimo documento del Pd a sostegno dell'operazione Solvay-Toto».


L’INDAGINE
Lo studio svolto nell’ambito del Programma Strategico Ambiente e Salute promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità ha impegnato per quattro anni (2007-2010) un gruppo di 32 studiosi appartenenti a diverse istituzioni scientifiche: Iss, Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa ed Università di Roma Sapienza. Il progetto ha analizzato la mortalità (legata a tumore, problemi respiratori, cardiovascolari) per 63 gruppi di cause nel periodo 1995-2002 nelle popolazioni residenti in 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche per un totale di circa 6.000.000 cittadini in 298 Comuni. I Sin oggetto dello studio sono distribuiti su tutto il territorio nazionale (21 al nord, 8 al centro, 15 nel sud). Ecco l’elenco dei Sin italiani analizzati: aree industriali Val Basento(Potenza/Matera), aree industriali Porto Torres (Sassari), aree litorale vesuviano (Napoli), bacino idrico fiume Sacco (Roma/Frosinone), Balangero (Torino), Bari – Fibronit, basso bacino del fiume Chienti (Fermo), Biancavilla (Catania), Bolzano, Brescia Caffaro, Brindisi, Broni (Pavia), Casale Monferrato (Alessandria), Cengio e Saliceto (Savona/Cuneo), Cerro al Lambro (Milano), Cogoleto-Stoppani (Genova), Crotone-Cassano-Cerchiara (Crotone/Cosenza), Emarese (Aosta), Falconara Marittima (Ancona), Fidenza (Parma), Gela (Caltanisetta), laghi di Mantova e polo chimico, laguna di Grado e Marano (Udine/Gorizia), litorale Domizio Flegreo (Caserta/Napoli), Livorno,Manfredonia (Foggia), MassaCarrara, Milazzo (Messina), Orbetello (Grosseto), Pieve Vergonte (Verbano Cusio Ossola), Pioltello Rodano (Milano), Piombino (Livorno), Pitelli (La Spezia), Priolo(Siracusa), Sassuolo Scandiano (Modena/Reggio Emilia), Serravalle Scrivia (Alessandria), Sesto San Giovanni (Milano), Sulcis-Iglesiente-Guspinese (Carbonia Iglesias/Cagliari/Medio Campidano),Taranto, Terni, Tito (Potenza), Trento Nord, Trieste, Venezia Porto Marghera.