SANITA' PRIVATA

Villa Pini: i creditori dicono no alla chiusura. Per ora salvi centinaia di dipendenti

Dopo la mancata vendita all’asta, oggi le proposte del Policlinico Abano Terme

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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Giuseppina Ivone

Giuseppina Ivone

CHIETI. «O chiudere subito Villa Pini, mettendo in mobilità i dipendenti, o continuare l’attività di impresa».

Tertium non datur, cioè la legge fallimentare non consente una terza via d’uscita dopo il risultato negativo dell’asta di vendita della clinica. E tra l’opzione “chiusura subito” ed il tentativo di salvare gli oltre 500 posti di lavoro, il Comitato dei creditori (un rappresentante Unicredit per le banche, la Soresin per i fornitori ed un dipendente) si è espresso all’unanimità per la continuità dell’attività, «per cui sto predisponendo un progetto per affidare a qualificati manager della sanità la messa in sicurezza della produttività». Firmato: il curatore fallimentare Giuseppina Ivone. Questo messaggio, affidato ad un comunicato indirizzato ai lavoratori di Villa Pini, è stato affisso ieri nel corridoio degli uffici della casa di cura con il dichiarato intento di spiegare tecnicamente cosa sta succedendo alla clinica e cioè che «a norma di legge fallimentare l’unica forma possibile di gestione di Villa Pini è l’esercizio provvisorio». Il che esclude la possibilità di prorogare oltre fine settembre l’affitto al Policlinico Abano terme, attuale affittuario della casa di cura. In aggiunta è stata affissa un’altra lettera datata 23 agosto scorso e che ha per oggetto: “Predisposizione del verbale di riconsegna del complesso aziendale”. 


Si tratta di una comunicazione nella quale il curatore ringrazia Nicola Petruzzi per la disponibilità del Policlinico Abano Terme «a predisporre subito il verbale di riconsegna dei beni del complesso aziendale Villa Pini» in vista della scadenza del contratto «onde consentire l’immediata destinazione al previsto utilizzo successivo». Diversi i commenti dei dipendenti che hanno fatto la fila per leggere i due comunicati: timore per gli stipendi che dovranno essere assicurati dalla curatela in caso di gestione diretta, critiche o consensi per la decisione del Comitato dei creditori di evitare la chiusura e la mobilità, sorpresa nel leggere che già dopo ferragosto tra Policlinico e curatela si parlava apertamente di disimpegno, di verbale di riconsegna della clinica e non di proroga dell’affitto in caso di mancata vendita. Cosa che i sindacati ignoravano. Intanto oggi Nicola Petruzzi ha convocato un incontro con i rappresentanti del personale per fare chiarezza sugli ultimi eventi e per sue eventuali proposte sul futuro di Villa Pini, come ha già fatto con i medici ed i primari in fibrillazione per la loro attività.
In attesa di novità, l’attenzione si focalizza sul passaggio delle consegne che si presenta comunque molto difficile: per esempio a Radiologia, uno dei reparti di punta della gestione Abano Terme non solo per la professionalità del primario e del personale tutto, i macchinari sono completamente nuovi e di proprietà dell’affittuario. Insomma saranno due settimane di fuoco per chi teme di perdere il posto di lavoro difeso con le unghie e con i denti all’epoca del fallimento. Però su tutta la vicenda aleggia uno strano clima, visto il disinteresse per il destino di quasi 1000 dipendenti.

E cioè che il futuro di Villa Pini possa essere legato a qualche piano molto più ampio che riguarda la sanità chietina e di cui non si deve parlare adesso che si è inceppato per l’imprevista resistenza dell’esercizio provvisorio. Con l’ospedale di Chieti dichiarato a rischio sismico e da sgombrare, con l’Università che già in passato premeva per avere spazi da gestire in proprio, Villa Pini distrutta può essere la soluzione a portata di mano.
Non a caso già da tempo si parlava di trasformare la clinica in un Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) diretto da qualche esponente della d’Annunzio. E non a caso già esiste un accordo di collaborazione Villa Pini-Neurologia universitaria, mentre il progetto Irccs potrebbe essere riesumato per un’acquisizione soft. Il silenzio assordante degli amministratori comunali e regionali significa che i giochi sono già fatti? Come in passato, non si è levata nessuna voce a difesa di questi posti di lavoro e di questi malati che una volta dimessi non saprebbero dove andare.