CHI SCRIVE LE REGOLE

I cavatori decideranno come sfruttare il sottosuolo abruzzese

L’assessore Castiglione affida ad Assomineraria il compito di stabilire le regole delle cave

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I cavatori decideranno come sfruttare il sottosuolo abruzzese


ABRUZZO. Di fianco all’assessore alla conferenza stampa. Una presentazione riservata ai grandi avvenimenti come quello dell’annuncio, tanto atteso, del gruppo di lavoro che stabilirà i criteri da inserire nel piano cave.
Dopo anni di silenzio e inerzia da parte di Abruzzo Sviluppo (le cui ragioni non sono state chiarite dalla giunta) arriva finalmente un primo passo ufficiale nella predisposizione del “prg” dello sfruttamento del sottosuolo nella nostra regione.
La strada è ancora in salita perché il piano non c’è ancora e non ci sarà per almeno i prossimi due anni. Questa mattina però l’assessore Alfredo Castiglione ha voluto annunciare che un gruppo di lavoro ora c’è ed è stato scelto a cura proprio di Abruzzo Sviluppo dopo settimane difficili di polemiche e screzi che forse non cadranno nel vuoto.
Così il vice presidente ha presentato il numero uno del gruppo di lavoro, l'avvocato Marco Sertorio, professore incaricato di diritto privato presso L'Università di Torino, presidente nazionale di Assomineraria, insieme a Nando Ferranti, ingegnere minerario, Antonello Fanti, ingegnere minerario e Simone Donati, geologo, professore a contratto presso l’Università di Genova.
Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il presidente di Abruzzo Sviluppo e direttore regionale del settore Sviluppo economico, Mario Pastore.

CHI SCRIVE LE REGOLE
Che cosa dovrà fare il gruppo di lavoro? Materialmente dovrà studiare una mole di carte enorme per capire dove, come e quanto scavare il sottosuolo abruzzese (già abbondantemente ridotto a groviera), dovrà mediare le norme esistenti e calare dunque materialmente le norme scritte nella proposta di Piano cave che sarà poi approvata da commissioni consiliari e consiglio regionale.
Dunque fa specie che a presiedere il gruppo di lavoro sia il massimo esponente della associazione che riunisce i cavatori, Assomineraria. La logica dunque spingerebbe a credere che a prevalere siano gli interessi di chi vuole scavare per guadagnare…
A questo si deve aggiungere una certa tensione nei giorni scorsi che avrebbe portato all’abbandono di chi era stato scelto con una selezione informale ma ufficiale. Perché quell’abbandono? Pare che il compenso sarebbe stato diviso con altro professionista ma la notizia è stata data solo dopo l’espletamento della gara e la presentazione del preventivo di spesa.
«E' francamente incredibile ma purtroppo tristemente vero», commenta Maurizio Acerbo, «è come se la redazione di un piano regolatore venisse affidata all'associazione dei costruttori, il calendario venatorio ai cacciatori, il Piano della qualità dell'aria di Taranto all'Ilva».
«Faccio presente alla giunta regionale del Pdl», aggiunge Acerbo, «che il piano dovrebbe servire in primo luogo a tutelare i valori ambientali e paesaggistici nonchè a porre sotto controllo l'attività estrattiva anche sotto il profilo delle regole. Praticamente si affida alle volpi la cura del pollaio. E' ovvio che i cavatori e le loro organizzazioni di categoria debbano essere consultati in tutte le fasi dell'elaborazione, altra cosa è delegare ad Assomineraria praticamente la redazione del piano. Se Del Turco aveva affidato la delega in giunta a una cavatrice, Castiglione affida ad Assomineraria direttamente il Piano. Ricordo che l'Abruzzo attende il piano cave dal 1983 ma che per il consueto intreccio affari/politica/dirigenza sulla base di una norma transitoria sono state autorizzate per un trentennio svariate centinaia di nuove cave con entrate irrisorie per le casse regionali e quasi sempre quelle inattive non sono state oggetto di interventi di ripristino comunque insufficienti sulla base di una normativa inadeguata».

CASTIGLIONE SODDISFATTO
E' stata Rifondazione a imporre nella Finanziaria regionale a fine dello scorso anno la moratoria alle nuove autorizzazioni fino all'approvazione del piano interrompendo uno scandalo alla luce del sole che dura da 30 anni.
«Si tratta di un settore estremamente delicato», ha rimarcato Castiglione, «poiché interagisce sia con tematiche di natura ambientale che con gli interessi degli imprenditori del settore cave e con quelli del settore edilizio, penalizzati dal blocco delle attività estrattive. La Regione si assume, pertanto, la responsabilità di dotarsi di uno strumento importante come il PRAE per fare in modo che le linee guida che ne deriveranno - ha sottolineato l'assessore - contemperino al meglio le varie esigenze, non ultima quella della salvaguardare il territorio».
Il fine della costituzione del gruppo di lavoro è: «individuare le aree suscettibili di attività estrattiva, elaborare lo studio per la stima dei fabbisogni e quello per la formulazione di criteri idonei per la localizzazione di iniziative imprenditoriali compatibili oltre all'elaborazione di griglie di valutazione».