FAUNA E INTERVENTI

Piano abbattimento cinghiali, «la Provincia di Chieti vuole sparare nelle riserve»

Rifondazione Comunista: «documento lacunoso e frettoloso»

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Trappole per cinghiali

Trappole per cinghiali

CHIETI. Il piano di abbattimento cinghiali previsto dalla Provincia di Chieti fa discutere.

Da un lato la politica (il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio e l’assessore con delega alla Caccia Stanisicia), suoi sostenitori, dall’altro gli ambientalisti ed un’altra fetta della politica che ne mettono in discussione le modalità, i mezzi e le intenzioni.
Quello dei cinghiali che danneggiano il territorio agricolo è un problema molto sentito. E’ per questo che la Provincia a guida Di Giuseppantonio ha predisposto un piano per l’abbattimento selettivo e straordinario degli animali in attesa che si adotti un regolamento definitivo. La Provincia al momento non è dotata di un regolamento sulla caccia al cinghiale come le altre Province abruzzesi.
Claudio Allegrino coordinatore delle guardie giurate volontarie WWF (Nucleo Provinciale di Chieti) è intervenuto sulla questione stigmatizzando l’atteggiamento della Provincia.
Allegrino oltre ad esprimere perplessità su alcuni aspetti del documento si è detto particolarmente indignato per le affermazioni dell’assessore Staniscia che «ha attribuito il gran numero di cinghiali sul territorio alla presenza di aree protette (dove quindi non è possibile sparare a queste specie)».
«Ricordiamo a Staniscia», ha dichiarato Allegrino, «che il sistema delle aree protette regionali abruzzesi riconosciuto da normative comunitarie, nazionali e regionali rappresentano l’unico baluardo a difesa della biodiversità della nostra regione. Il sistema sta con soddisfazione maturando anche la capacità di farsi apprezzare da un numero sempre maggiore di turisti che vengono ad ammirare le bellezze del nostro territorio e che mai vorrebbero si sparasse dentro aree in cui la caccia è vietata».
Allegrino ha poi invitato l’assessore a preoccuparsi dei problemi relativi alla caccia sul territorio come la gestione della fauna protetta fuori dalle aree protette o le operazioni di contrasto al bracconaggio.
«Quali controlli sta predisponendo la Provincia per ridurre il commercio illegale di carne di cinghiale?», ha chiesto, «quali sistemi cosiddetti “ecologici” (previsti dalla legge quadro nazionale) ha attuato la Provincia di Chieti per contenere la “fauna problematica”? Ad esempio, quanti recinti elettrificati sono stati consegnati agli agricoltori negli ultimi tre anni?».


PRESUNTE LACUNE
Nicola Tinari capogruppo di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra è entrato nel merito del documento. «Il piano è lacunoso, frettoloso, demagogico», ha detto. Il capogruppo ha invitato il presidente Di Giuseppantonio e l’assessore alla caccia a ritirare il documento.
Per prima cosa, secondo Tinari nel testo si parla di abbattimento selettivo dei cinghiali «ma non ci risulta che sia stato effettuato alcun censimento della popolazione di cinghiali».
E ancora: ogni piano per essere approvato necessita di una Vas (Valutazione Ambientale Strategica) che a Tinari non sembra sia stata effettuata in questo caso. In più, considerando che il documento permetterà di cacciare anche nei Sic (siti di interesse comunitario) e nelle aree protette, esso deve essere sottoposto a Valutazione d'Incidenza Ambientale (cosa che non risulterebbe a Rc).
«Ci risulta», ha detto Tinari, «che la stesura del piano sia avvenuta senza alcun coinvolgimento degli enti gestori delle riserve e di tutti gli altri portatori di interesse dalle associazioni di categoria degli agricoltori alle associazioni ambientaliste riconosciute dal Ministero dell’Ambiente».
Un’ultima critica verte sui tre anni di totale inattività e silenzio che hanno preceduto la stesura del documento.
«L'attuale maggioranza per 3 anni», ha concluso Tinari,«si è totalmente disinteressata della questione e ora pensa di poterla risolvere con un piano di abbattimento selettivo improvvido e non ponderato che segnerà l'avvio di una stagione di "doppiette selvaggie". Così come non è stato predisposto il regolamento per la caccia al cinghiale, esistente e in vigore nelle altre Province, ed è scaduto da diversi anni ed è in attesa di essere riformulato il Piano Faunistico Venatorio».