DISORDINE SUL RIORDINO

Province, il senatore Di Stefano (Pdl) boccia l’ Appennino-Adriatica

«Si rischia grosso squilibrio con L’Aquila»

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Nasuti e Di Stefano

Nasuti e Di Stefano

ABRUZZO. Si riunisce questa mattina il Consiglio delle Autonomie Locali (Cal).

Nel corso della nuova riunione il presidente del Cal, Antonio Del Corvo, ascolterà i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, professionali, imprenditoriali, sociali e dell'Università abruzzesi. Il Consiglio delle Autonomie, secondo il cronoprogramma dei lavori, entro il prossimo 2 ottobre dovrà elaborare un'ipotesi di riordino delle quattro Province abruzzesi da inviare alla Regione che poi passerà al Governo Monti.
Intanto il dibattito resta infuocato. Il senatore del Pdl, Fabrizio Di Stefano, boccia l’ipotesi della Provincia Adriatica Appenninica (Pescara-Teramo-Chieti): «Mi lascia dubbioso», ammette, «e non a causa della mia identità teatina, quanto più da riflessioni che riguardano anche gli amici de L'Aquila».
Secondo il senatore questa proposta rischia di porre un enorme squilibrio nei confronti di quest'ultima Provincia, già provata dal sisma del 2009 che verrebbe «emarginata spingendo Avezzano verso Roma e L'Aquila stessa verso il reatino».
Anche l'ipotesi di accorpamento della Provincia di Pescara a quella di Chieti non convince il senatore del Popolo delle Libertà: «potrebbe creare squilibri all'area dell'entroterra, e quindi, ancora una volta a L' Aquila. Perchè sarebbe infatti inevitabile poi arrivare da provincia unica a dar vita ad un'unica grande città metropolitana con oltre 300 mila abitanti».
Ed allora, partendo dall'assunto che le due province di Chieti e dell'Aquila sono le uniche che rientrano nei parametri di legge per rimanere tali, «noi avremmo in Abruzzo due sole province denominate appunto: Provincia de L'Aquila e Provincia di Chieti (eventualmente quest'ultima con capoluogo diverso, in mancanza di accordi tra le due città)».

LA CAMERA DI COMMERCIO DI CHIETI FAVOREVOLE ALLA CONFERMA DI CHIETI
Intanto la Giunta della Camera di Commercio di Chieti, nella seduta dello scorso 3 settembre, ha espresso con forza la volontà di sostenere la conferma della Provincia di Chieti. «Questo non solo perché Chieti rispetta i requisiti di legge ma anche perché i dati economici dimostrano la posizione di rilievo occupata nel panorama regionale, in termini di consistenza del tessuto imprenditoriale, di volume di vendite all’estero e di ricchezza prodotta».
La posizione assunta dall’Ente è stata ribadita anche nel corso della riunione del 4 settembre scorso tenutasi presso l’amministrazione provinciale e che ha visto il Presidente della Camera di Commercio Silvio Di Lorenzo quale primo firmatario del documento presentato congiuntamente da associazioni di categoria, ordini professionali e organizzazioni sindacali e con il quale si è dato mandato ai rappresentanti della Provincia di Chieti all’interno del CAL di proporre la conferma dell’attuale status di provincia.
«L’Ente che ho l’onore di presiedere – ha spiegato Di Lorenzo - respinge fermamente qualsiasi ipotesi di accorpamento della Provincia di Chieti perché Chieti ha tutti i requisiti previsti dall’art. 17 della legge di riordino».

«L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE DEVE ESSERE TOTALE»
Il sindaco di Pineto Luciano Monticelli, segretario del Cal, insiste ancora una volta, con assoluta fermezza, la sua posizione al riguardo: «l’abolizione delle province deve essere totale».
«Se l’obiettivo del Governo è l’abbattimento dei costi della politica, e credo che nessuno possa negarlo, allora la problematica troverà definitiva soluzione – afferma con decisione il sindaco Monticelli - solo con la soppressione di tutte le Province, soppressione totale che può avvenire esclusivamente mediante la prescritta procedura di revisione costituzionale operata dal Parlamento secondo le regole stabilite dall'art. 138 della Costituzione».
Per Monticelli la parziale soppressione delle Province ha scatenato solo «un’inutile guerra di campanile dove tutti gli amministratori si dichiarano favorevoli al riordino, ma allo stesso tempo sono pronti a far valere l'unicità del proprio territorio. Non credo sia questo ciò che serve al Paese, non credo sia questa la strada giusta, quella che dobbiamo intraprendere