SANITA'

Asl inadempienti, dopo Chieti tagli ai posti letto anche a Teramo, Pescara e L’Aquila

Si deve applicare il decreto Baraldi del 2010 che in Abruzzo porta i posti letto a 3,6 per mille

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Chiodi e Baraldi

Chiodi e Baraldi

ABRUZZO. La spending review del governo Monti non ci azzecca nulla con il Piano di riordino dei posti letto degli ospedali della Asl di Chieti e – tra poco – anche di quelli delle altre Asl.

Alla fine il manager Francesco Zavattaro lo ha dovuto ammettere, anche se il nuovo piano presentato all’approvazione metteva in rapporto i tagli con il decreto Monti. In realtà si tratta dell’applicazione finale del decreto commissariale 45/2010 che definiva il numero dei posti letto in Abruzzo e sul quale i quattro manager – non solo quello di Chieti – sono inadempienti da due anni.
Di qui il sollecito a provvedere entro 90 giorni da parte del nuovo sub commissario Giuseppe Zuccatelli. Il decreto del 2010 imponeva la trasformazione in Abruzzo di 140 posti letto per acuti (ritenuti in eccesso) in letti di lungodegenza e riabilitazione (ritenuti invece insufficienti).
Quella scelta del sub commissario Giovanna Baraldi aveva anticipato di due anni il tetto imposto in questi giorni dal governo nazionale, secondo il quale non si possono superare i 3,7 posti letto per mille abitanti. Infatti il decreto 45/2010 arriva a ipotizzare addirittura un limite di poco inferiore ai 3,6 pl e cioè 3,56.

Questi i numeri precisi: pl per acuti 3246 negli ospedali e 553 nelle cliniche (2,9 per mille); lungodegenza 230 nel pubblico e 47 nel privato (dopo aver tolto 21 pl a Villa Pini) per un totale di 0,21 pl per mille; riabilitazione 212 nel pubblico e 389 nel privato, cioè lo 0,45 per mille.
La situazione nelle singole Asl è la seguente: Teramo è ok per gli acuti, Pescara deve effettuare piccoli tagli, Chieti perde gli 80 posti acuti di cui si parla, ma ne recupera 41 di lungodegenza e riabilitazione, L’Aquila è quella che deve tagliare ancora di più i posti letto per acuti. Sempre Zavattaro dichiara che non c’è «nessuna volontà della Direzione aziendale di penalizzare questa o quella struttura» della provincia di Chieti. Cosa di cui non tutti i sindaci sono convinti, ma solo per il fatto che la proposta di riordino è stata realizzata in solitudine dai tecnici della Asl senza il coinvolgimento degli stessi sindaci, dei sindacati e dei sanitari, da cui ora la Asl aspetta il via libera. Via libera scontato, perché lo impone il decreto e - come dice il manager - «non c’è flessibilità, nel senso che il totale dei posti letto è vincolato e non potrà mutare». In verità il metodo di presentare una «proposta non modificabile» non aiuta la comprensione dei problemi reali degli ospedali, di cui i tecnici Asl si sono autonominati interpreti esclusivi. Non è così: sindaci, sindacati e sanitari possono dare un contributo prezioso alla vita della Asl, a patto di non considerarli sempre un peso e non una risorsa per dare «una risposta appropriata all’evoluzione dei bisogni sanitari, che vedono in cronicità e disabilità le nuove emergenze in tema di salute».

Sebastiano Calella