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Riordino Province, tutti contro tutti. Così Monti sceglierà da solo

Troppe proposte sul tavolo. Si rischia che Roma decida per l’Abruzzo

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Guerino Testa

Guerino Testa

ABRUZZO. Sono quattro le proposte per il riordino delle Province abruzzesi formalizzate nei giorni scorsi nel corso della riunione del Cal, chiamato a definire un quadro preciso da passare poi al Governo Monti.

La prossima riunione del Cal si terrà mercoledì prossimo e bisognerà cercare di sciogliere i nodi e fare chiarezza sulle proposte arrivate.
La prima, presentata dai Comuni di Teramo e Roseto, prevede il mantenimento delle Province di Teramo, Chieti e L’Aquila, con la trasformazione di Pescara in Città metropolitana. A Teramo verrebbero annessi i centri dell’Area Vestina, mentre il Comune di Francavilla al Mare passerebbe con Pescara.
Il Comune di Atri ha lanciato la proposta di una nuova Provincia Pescara-Teramo, mentre la Provincia e il Comune di Chieti puntano a escludere tutto il territorio teatino da qualunque ipotesi di riordino. L’ultima idea è quella sottoscritta da Comune e Provincia di Pescara sulla maxi Provincia Appennino-Adriatica, formata dai territori di Chieti, Pescara e Teramo.
Sulle proposte si è aperta un’ampia discussione, nel corso del quale il presidente del Cal Antonio Del Corvo ha sollevato una serie di perplessità, legate soprattutto ai dettami delle norme sulla spending review varate dal Governo. E’ stata invece rinviata qualunque decisione sul ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge 135, formalmente richiesto dal sindaco di Pineto Luciano Monticelli.

SI CONTINUA A DISCUTERE
La formalizzazione delle proposte, però, non ha fermato il dibattito e il confronto. A Teramo, il professor Vincenzo Cerulli Irelli, consulente dell’Upi, ha rilanciato l’ipotesi di una Provincia Adriatica. Cerulli, ricordando che si è partiti dalla proposta della soppressione totale delle Provincie – ipotesi
che senza mezzi termini ha definito «una sciocchezza» –ha invitato le istituzioni abruzzesi a trovare una linea condivisa perché, ha affermato: «altrimenti il Governo deciderà senza di voi e questa mi sembra l’ipotesi peggiore».

Il professor Cerulli, che è stato parlamentare del collegio teramano, ha avanzato la sua proposta: una Provincia Adriatica che veda insieme Teramo, Pescara e Chieti magari con la cessione di alcuni territori, contigui geograficamente e socialmente, alla Provincia dell’Aquila. Secondo Cerulli il ridisegno dei territori deve avvenire tenendo conto «delle caratteristiche sostanziali» e «unire Teramo e Pescara
sarebbe un errore perché il capoluogo, il Comune più grande e quindi Pescara, non avrebbe alcuna
centralità; così come sono contrario all’unione fra Teramo e L’Aquila perché siamo di fronte a territori
con dinamiche sociali, imprenditoriali e di sviluppo completamente opposte». Una proposta, questa,
che sposa l’ipotesi già formulata dal senatore abruzzese Andrea Pastore.

TESTA: «PESCARA CAPOLUOGO DI TRE PROVINCE
E la discussione è andata avanti sabato scorso anche in Provincia a Pescara dove Guerino Testa ha invitato i vertici di Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, i responsabili delle associazioni culturali e di Fondazione Pescarabruzzo, Banca Caripe e associazioni di volontariato «per ascoltare tutti, capire gli umori, ma anche spiegare come si procederà e cosa è stato fatto fino ad oggi. Non posso nascondere, però, i fortissimi dubbi per una riforma che sta mettendo i vari territori uno contro l'altro e i cui effetti sono decisamente nebulosi dal punto di vista pratico, senza tacere che nessuno sa ancora quanto si risparmierà».
«Nella tabella sulla spending review elaborata dalla Ragioneria generale dello Stato», ha sottolineato Testa, «emerge che il riordino delle Province non produrrà alcun risparmio per cui mi chiedo il motivo di tanto affannarsi se non esiste un disegno chiaro del Governo»


«LA POLITICA HA ABDICATO»
Testa è stato polemico anche nei confronti della politica che «in questa fase - ha commentato il presidente - ha abdicato al suo ruolo, dando al governo Monti la possibilità di dar vita a una norma basata solo su parametri ragioneristici, e basta vedere l'effetto negativo che potrebbe avere su Pescara, capoluogo economico della regione a rischio di declassamento».
Come già avvenuto nel primo incontro, il presidente di Confindustria Pescara, Enrico Marramiero, ha espresso «preoccupazione per le aziende e le famiglie. E' inutile quindi fare discorsi di campanilismo. Per quanto ci riguarda siamo per la Provincia di Pescara- Chieti, che di fatto esiste già e anche come Confindustria ci stiamo muovendo in questa direzione».
Ha raccolto consensi la proposta di Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Pescarabruzzo, di guardare a «Pescara-Chieti come punto di partenza di una piattaforma unica regionale. Il traino della regione è l'area metropolitana», ha detto con convinzione ricordando tutte le infrastrutture che esistono in questo territorio.
Tra gli interventi di sabato anche quello di Maurizio Vicaretti, dell'ordine provinciale degli ingegneri, che ha chiesto uno scatto di nervi alla classe politica affinché «si riprogetti tutto per andare avanti» mentre Mauro Angelucci, presidente di Confindustria Abruzzo, ha parlato della necessità di «ottenere benefici per le imprese. Il mondo cambia e la politica non lo capisce».
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