SANITA'

La Asl di Chieti taglia 39 posti letto negli ospedali della provincia

Il Consiglio dei sanitari si riunisce domani per discutere il piano di riordino

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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La Asl di Chieti taglia 39 posti letto negli ospedali della provincia
ABRUZZO. Il piano di riordino dei posti letto nella Asl Lanciano-Vasto-Chieti prevede un taglio di 80 posti letto per i malati acuti ed un aumento di 41 posti per la riabilitazione e la lungodegenza.
La proposta, presentata ancora in forma cartacea e solo all’ultimo momento, verrà discussa domani al Consiglio dei sanitari, peraltro già riunito nei giorni scorsi e che si è rifiutato di approfondirlo proprio per il ritardo e la forma con cui il piano gli è stato sottoposto.
 Questi i numeri del cambiamento: saltano in tutto 39 posti letto e si passa da un totale di 1.114 pl a 1075. C’erano cioè 1.035 posti per acuti più 79 di lungodegenza (1.114) ed ora dovrebbero essere 955 più 120 (1.075). E tutto – secondo Amedeo Budassi che firma la proposta come direttore sanitario della Asl - a causa del decreto governativo sulla spending review.
Nell’orgia dei numeri e delle tabelle riepilogative consegnate ai sanitari del Consiglio, questa è l’unica cosa chiara nelle 50 pagine in cui si articola il piano Asl dall’introduzione ai quattro allegati su: dotazione di pl per ospedale (all. 1) e per area (all. 2), ospedale di Guardiagrele che c’è, ma non esiste, in attesa delle decisioni sui vari ricorsi (all.3), quadro riepilogativo (all. 4).
Insomma l’ospedale di Chieti avrà solo 442 posti letto acuti (i 20 pl della lungodegenza sono trasferiti ad Ortona), Lanciano e Vasto avranno ciascuno 200 pl (180 acuti più 20 lungodegenza), Atessa 100 pl (60 più 40), Ortona 133 (93 più 40). Guardiagrele, in disparte e considerato chissà perché fuori quota - non essendoci nessun provvedimento di chiusura - si ferma a 46 pl acuti più 12 di lungodegenza, per un totale di 58 pl.

 In realtà l’allegato 4 che riassume i cambiamenti proposti non spiega con chiarezza dove si taglia e con quali criteri, se per esempio i tagli sono commisurati alla popolazione dei diversi bacini di utenza, alla mobilità attiva ed al numero delle prestazioni: non ha senso infatti ridurre i pl dei reparti per acuti che attirano pazienti da fuori.
Alla fine dell’orgia dei numeri però rimangono sul tappeto argomenti importanti.
Il primo è che per l’ennesima volta il nuovo piano di ridimensionamento viene proposto senza una preventiva discussione né con i sanitari del Consiglio né con i sindaci del Comitato ristretto della Asl. Ne esce la solita operazione “lineare” che taglia dappertutto senza salvare i reparti di eccellenza. Il secondo è che manca un riferimento chiaro a quanto corrisponde il numero totale della proposta “ultima versione”: il decreto Monti chiede di abbassare al 3,7 per mille i posti letto.
La Asl amministra una popolazione di 397.268 abitanti, divisa su 104 comuni: a quanti posti letto totali corrisponde questo 3,7 e quali sono quelli ospedalieri, quelli della lungodegenza, quelli privati ecc. ecc.?
Il discorso non vale solo per Chieti, Lanciano e Vasto, ma per tutto l’Abruzzo, che secondo le ultime dichiarazioni stava raggiungendo già il 3,6 per mille dei posti letto. Il terzo ed ultimo aspetto è, invece, la clamorosa contraddizione che sta dietro questo taglio lineare, il che fa pensare che la spending review sia solo un pretesto buono per tutte le scelte.

 Si legge infatti che «gli ospedali debbono essere organizzati per intensità di cura» (ma intanto si tagliano 80 posti letto per acuti e se ne aggiungono 41 di lungodegenza…) e soprattutto a pag. 6 si scrive che «il potenziamento del territorio consentirà di dare risposte adeguate al bisogno di salute di una popolazione anziana sempre più numerosa ed alla mobilità attiva di pazienti provenienti dalle Asl limitrofe».
 Tralasciamo la favoletta della mobilità attiva - che non esiste - dalle Asl limitrofe verso le nostre lungodegenze: per intercettare questi pazienti forse sarebbe stato più indicato potenziare i pl per acuti, mentre è stato proposto esattamente il contrario.
Ma il potenziamento del territorio chi l’ha visto? Siamo alle solite: prima si taglia e poi si organizzano i servizi. Un copione già visto, un criterio che ha fatto già registrare numerose sconfitte della Asl nei Tribunali amministrativi. Infatti le sentenze parlano chiaro: senza entrare nel merito dei “tagli sì-tagli no” di competenza della politica, il Tar dice che si possono chiudere addirittura i piccoli ospedali, ma  solo dopo aver attrezzato il territorio con i servizi sostitutivi.
Il che non è stato fatto prima e non viene fatto oggi. Senza dire che se la causa di tutto fosse veramente la linea del Governo, la Asl di Chieti propone un piano in controtendenza: l’ultimo consiglio dei ministri ha deciso di potenziare l’assistenza sanitaria non con i tagli, ma prevedendo l’apertura H24 degli studi dei medici di famiglia in aggregazioni polispecialistiche. Ma di questo – cioè i servizi sul territorio – e di ogni altra progettualità non c’è alcuna traccia nella proposta della Asl. Solo tagli ragionieristici. E la domanda che sorge spontanea è: si tratta di un’iniziativa autonoma della Asl di Chieti oppure le direttive vengono dalla Regione?