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Concorsone. Regole speciali: la politica si spende per i precari: ma come sono entrati?

Attenzione particolare per garantire l’ingresso di chi lavora già in Comune

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Il ministro Barca

Il ministro Barca

L’AQUILA. Sono precari, hanno lavorato negli ultimi mesi per la ricostruzione aquilana e l’imperativo della politica aquilana adesso è uno solo: «bisogna stabilizzarne il più possibile».

Al super concorsone che si terrà tra qualche settimana parteciperanno migliaia di candidati alla ricerca di un posto fissa in una amministrazione pubblica.
Ci sono in palio 128 posti a tempo indeterminato presso il Comune de L’Aquila, 72 presso gli altri municipi del cratere e 100 tra Regione e Province.
Una manna dal cielo di questi tempi. Ci saranno disoccupati che arriveranno da tutta la regione, ma probabilmente anche da fuori. Con lo scetticismo che accompagna solitamente le selezioni pubbliche in tanti ci sperano. Ma i più preoccupati in queste ore sono proprio loro, i precari della ricostruzione, ovvero quelli entrati senza concorso pubblico che negli ultimi mesi hanno lavorato già negli uffici comunali e ora, però, per restare dove sono, devono affrontare un concorso, contro gli ‘esterni’.
Il timore è forte: non farcela ad entrare. La politica locale si sta spendendo alla grande per farne assumere il più possibile, firmando addirittura un documento girato al ministro Barca.
Nei giorni scorsi anche il presidente Chiodi ha chiesto un ‘occhio di riguardo’ per i precari, per non rischiare di bloccare la ricostruzione, e il capo di gabinetto di Barca ha detto: «è ovvio che i precari sono favoriti, lavorano già nella ricostruzione». Se lo dice il rappresentante del ministro allora vuol dire che in questo concorso non tutti sono uguali e non tutti partono dagli stessi blocchi.
Ma le rassicurazioni non bastano così il comitato per la ricostruzione ha messo nero su bianco alcune regole che bisognerà adottare per non perdere strada facendo chi conosce già il mestiere.
Non solo il 50% dei posti riservati ai precari ma nessuna preselezione per loro, domande che riguardino all’80% la ricostruzione aquilana, punteggi extra per chi ha lavorato nella ricostruzione, e permanenza di almeno 10 anni nell’ente preposto.
«L’auspicio – spiega il presidente dell’assemblea Paolo Federico – è quello che il ministro Barca accolga favorevolmente le proposte della commissione, affinchè siano assicurate le risposte necessarie ed efficaci al prosieguo del processo di ricostruzione».


«PROVVEDIMENTO VERGOGNA»
E in questi giorni se ne stanno dicendo di tutti i colori ed ognuno, tra un fuoco di dichiarazioni e chiacchiere, esprime il proprio parere.
Precari sì precari no, precari solo alcuni e gli altri fuori, «concorsone grande occasione per il cratere: 300 posti fissi finalmente» e via così tra lettere aperte dei precari che implorano, sponsorizzati addirittura da tutti i dirigenti del Comune che per carità si trovano tanto bene con loro e cambiare persone sarebbe un dramma per la pubblica amministrazione. C’è persino chi ha detto di non strillare troppo perché questo avrebbe potuto attirare troppe persone da tutta Italia e allora davvero il concorsone sarebbe diventato ingestibile.
Insomma la politica si sta adoperando affinchè quelli che vengono ormai chiamati “precari” (con una accezione che fa stringere il cuore) possano continuare a lavorare in maniera stabile nella pubblica amministrazione. Finalmente un posto fisso a vita.
M chi sono in realtà questi “precari”? Da dove vengono e come hanno iniziato a lavorare nella pubblica amministrazione?
Se lo chiede il comitato provinciale di "Civiltà Italiana" oggi e «chiede fermamente di rivedere questo ennesimo provvedimento-vergogna», quello che nello specifico prevede una quota assegnata ai precari.
«È quasi inutile dire con quali criteri siano stati scelti i precari», si legge in una nota del movimento, «ma le (finte) selezioni di quei lavoratori furono fatte in base a parentele e logiche clientelari, senza minimamente valutarne le competenze. Quindi non è necessario continuare ad avallare il vero motivo di scandalo: l’assunzione, sia pure con contratti atipici e a tempo determinato di raccomandati; se concorso deve essere, concorso sia: tutti i contratti devono essere assegnati valorizzando professionalità e capacità dei singoli senza nessun tipo di favoritismo. È ora di dire basta a questo malcostume tutto italiano che ha cancellato un’intera generazione dall’anagrafe dei lavoratori: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro o sulla raccomandazione?»
Era inevitabile che su un evento così eccezionale non si parlasse prima o poi di raccomandazioni: ci ha pensato questo movimento politico che si dice «in assoluta alternativa al quadro politico attuale», e nasce «dall’esigenza di restituire dignità e speranza al popolo italiano vessato e dissanguato da decenni di cattiva gestione, di corruzione e di clientelismo responsabili dell’attuale quadro di dissesto economico e sociale».
Basterà per avviare una selezione pubblica più equa e aperta al merito?

Documento Commissione Speciale Per La Ricostruzione