DISASTRI INNATURALI

Maltempo, nel Teramano dopo l’incubo dell’alluvione il calvario dei danni

I cittadini: «abbandonati da tutti». Si lavora per eliminare il fango ma la vita normale è lontana

Alessandra Lotti

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Maltempo, nel Teramano dopo l’incubo dell’alluvione il calvario dei danni
PINETO. Soli, con le mani nei tombini perché devono sbrigarsela da soli. Con le fotocamere ad immortalare il fiume di acqua e fango che finisce negli appartamenti del primo piano.

Fotografie che saranno inviate non solo a questo giornale ma anche agli uffici comunali che, via telefono, hanno fatto espressamente richiesta di qualche immagine, così, per rendersi conto della situazione. «Nessuno è venuto di persona, né durante né dopo».
E la situazione è veramente difficile. I residenti di Scerne di Pineto non devono solo rimboccarsi le maniche e dire addio a migliaia di euro di mobilio e auto nuove ma devono anche mandare giù molti bocconi amari, indigesti come l’acqua mista alla terra che viene giù ad incrostare le strade, i pavimenti delle abitazioni. Scerne di Pineto, dopo il nubifragio di mercoledì pomeriggio, ha contato i danni maggiori. E siamo alle solite…
Ma la natura, da sola, non fa disastri. Questo ormai lo hanno capito tutti. Spesso è la mano dell’uomo il vero pericolo, che costruisce dove sarebbe meglio non farlo. Che lo fa male. «Disastro idrogeologico con più padri». Cementificazione stratificata negli anni, mancanza di manutenzione, mancanza di programmazione seria, perdita della capacità di vedere le priorità sono alla base di questo piccolo dramma. Come si potrebbe spiegare altrimenti il fatto che in tre anni vi sono stati tre eventi simili?
«E’ sicuro, c'è la responsabilità di qualcuno che avrà compromesso il naturale deflusso delle acque in genere e del fiume Vomano...», racconta a PrimaDaNoi.it uno dei tanti residenti che hanno protestato amaramente con noi mostrando le immagini della sua abitazione e del suo garage diventato solo un impenetrabile muro d’acqua alto oltre un metro e mezzo. L'ultima alluvione, da queste parti, porta la data del 1° marzo 2011, ha causato il decesso di 3 persone, questa volta è andata meglio.
«Anni fa queste cose non succedevano... e adesso è la terza volta in tre anni. Una vicina di casa che vive qui dal 1964 non ricorda a memoria eventi di questo genere prima del 2010».
Allora se è davvero così vuol dire che qualcosa è successo in quel periodo. Cosa?
I residenti spergiurano che «i lavori di ordinaria manutenzione non sono mai stati fatti... Io e i miei vicini siamo tutti con le mani nei tombini a pulirli... Sono tutti tappati. Stappandoli si riesce a far abbassare il livello dell’acqua... Ma lo abbiamo fatto noi... Che bello poteva essere dire che erano stati i pompieri... Ma non è così...».
I centralini dei vigili del fuoco nelle ultime ore sono stati subissati di telefonate: «ci hanno detto che sono solo in 15 e non possono venire. Avranno ragione, ma a questo punto mi chiedo a cosa servano... Poi le tasse, però, le dobbiamo pagare... Servono a far funzionare i servizi, dicono», continuano i cittadini con stivali e qualche lacrima di rabbia.
Vigili del fuoco ridotti nell’organico e nei mezzi… storia vecchia di scelte incomprensibili di governi che preferiscono spendere in altro modo i soldi…
C’è chi racconta che mentre cercava di contenere i danni alla sua abitazione ha anche tratto in salvo due cani abbandonati dai padroni, in vacanza, spezzando le catene.
La conta dei danni? Migliaia di euro: ci sono le automobili, tutte nuove, comprate dopo l'alluvione scorsa. Oggi sono da buttare: piene d'acqua nei motori e nell'abitacolo. I mobili, gli elettrodomestici, gli impianti elettrici di casa sono saltati. «Siamo arrabbiati», dicono, «ma soprattutto siamo soli, senza l'aiuto di nessuno e i giorni di lavoro persi».


Scenari da incubo a Pineto raccontati anche da Mimmo Ruggiero che contesta amaramente: «cade la neve e tutto è paralizzato, piove e ci allaghiamo, fa caldo e c’è carenza idrica. Poi ci saranno le solite promesse che non porteranno a nulla di fatto e non ci saranno nemmeno responsabili».
Una storia che si ripete ormai ciclicamente. In queste ore tutti invocano l’amministrazione comunale ed il sindaco e da queste parti il suo gradimento scende…
Che sia un temporale o qualche goccia di pioggia, le famiglie che vivono a Pineto si ritrovano le strade sommerse dall'acqua, le fogne intasate che permettono all’acqua di invadere garage, scantinati, abitazioni e attività commerciali. «I disagi sono cominciati già mercoledì pomeriggio», spiega Ruggiero, «quando un primo temporale estivo in pochissimi minuti ha alimentato veri e propri torrenti che hanno travolto strade, piazze e marciapiedi, mettendo a rischio la viabilità e il semplice passaggio a piedi dei cittadini».
Ruggiero assicura che non sono state certamente le rotoballe a far allagare Pineto, come dicono da Palazzo di città.
Il copione si è poi ripetuto questa mattina quando, dopo appena qualche minuto di pioggia, è bastato a mettere in ginocchio, non solo il nuovo sottopasso, fiore all’occhiello dell’amministrazione, del quartiere dei Poeti ma anche la zona di Santa Maria a Valle, Borgo Santa Maria, Corfù e Torre San Rocco, dove fiumi di fango e detriti hanno terrificato i residenti e i tanti automobilisti. Problemi anche a Scerne, soprattutto in via delle Paludi e in via al Mare dove una serie di tombini sono risultati tombati, ovvero sigillati da vere e proprie colate di cemento. «E’ inconcepibile», continua Ruggero, «che nel 2012 si abbiano ancora questi drammatici problemi. Basta qualche minuto di pioggia battente o di un normale temporale estivo, affinché interi quartieri si allaghino drammaticamente, fino alla totale e pericolosa interruzione della comunicazione sia viaria che pedonale. All’origine di questi incresciosi accadimenti, che ormai si verificano ciclicamente in un breve arco temporale, a distanza di anni e soprattutto dagli ultimi allagamenti di qualche mese fa nulla è cambiato a Pineto».
E mentre da domani già non si parlerà più sui giornali, questa gente dovrà fare i conti con l’umido sui muri che rimarrà per mesi, i mobili da buttare, le difficoltà quotidiane legate all’acquisto di nuovi beni necessari, il dolore per aver perso pezzi della propria storia. Giusto qualche mese per ritornare alla vita normale e scongiurare che la ‘fatalità’ non si ripeta.