Omicidio a Rimini, presunto killer preso a Teramo

«Aveva droga, armi e un covo»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2371

L'identikit diramato dalla polizia

L'identikit diramato dalla polizia

RIMINI. E' stato fermato dalla polizia in provincia di Teramo, a circa 300 km da Rimini, il presunto assassino di Leonardo Bernabini.

Il tassista abusivo di 55 anni è stato ucciso domenica mattina a colpi di fucile mentre si trovava nella sua auto, in una stradina di campagna sul colle riminese di Covignano.
Marco Zinnanti, 22 anni, non aveva con sé documenti. In precedenza gli investigatori avevano intercettato e fermato la sorella, mentre stava cercando di raggiungerlo per portargli del denaro.
Il 'biondino', dopo il delitto, aveva chiamato al cellulare il padre chiedendo aiuto per farsi venire a prendere, e da quel momento aveva fatto perdere le proprie tracce.
Zinnanti vive a Rimini con la famiglia, il padre operaio siciliano 48enne e la mamma di 47 anni originaria di Novafeltria, nell'entroterra riminese.
Di lui gli inquirenti ieri avevano diffuso l' identikit, realizzato dalla Direzione centrale anticrimine della Polizia di stato in base alle dichiarazioni dei testimoni che lo hanno visto scappare dopo l'omicidio, ma non ne avevano fornito le generalità, limitandosi a riferire l'età, poco più che ventenne, e alcuni dati: alto un metro e 70, occhi e capelli chiari, corporatura normale. 


LE ULTIME ORE DI VITA DELLA VITTIMA
Gli investigatori hanno ricostruito come Bernabini dovrebbe aver trascorso le ultime ore di vita. Intorno alle 9 di domenica é stato chiamato dal suo assassino, che aveva passato la notte in una discoteca dove si svolgono parecchi 'afterhours'.
Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è che il killer si sia fatto accompagnare a Covignano, dove teneva nascosto il fucile con il quale ha poi ucciso Bernabini, sparandogli due colpi alla nuca mentre era nell'abitacolo della sua Opel Astra station wagon.
Probabilmente, vedendo l'arma, un fucile da caccia calibro 12, l'uomo ha rifiutato di farlo salire in macchina e a quel punto il giovane ha esploso i colpi uccidendolo. Poi ha utilizzato il proprio cellulare, e durante la fuga a piedi verso il cimitero di Santa Cristina, distante alcune centinaia di metri dalla scena del crimine, ha chiamato suo padre perché andasse a prenderlo. Ma il genitore ha negato alla polizia di sapere dove si trovasse. 


I TESTIMONI
Testimoni hanno sentito il ragazzo mentre correva spaventato e al telefono gridava «Non so dove sono, vienimi a prendere». L'ipotesi della rapina era caduta subito: nell'auto era stato trovato il portafoglio con circa 500 euro. Bernabini, originario di Alfero di Verghereto (Forlì-Cesena) ma da tempo residente a Rimini, separato dalla moglie, due figli maggiorenni, con seri problemi economici, lavorava come autista di camion e pullman e per arrotondare accompagnava i ragazzini in discoteca, senza però avere la licenza da tassista.


«AVEVA DROGA, ARMI E UN COVO»
Il presunto killer aveva nella propria disponibilità un covo all'interno del quale la squadra Mobile della polizia ha trovato armi, denaro contante per decine di migliaia di euro, un ingente quantitativo di droga e documenti falsi. Gli investigatori lo hanno scoperto nell'ambito delle indagini che hanno portato ieri sera al fermo del giovane. In precedenza gli agenti avevano bloccato la sorella del giovane, 25 anni, mentre stava per entrare nel 'covo' del ragazzo, un appartamento di Rimini sul quale ora gli inquirenti, coordinati dal pm Davide Ercolani, stanno svolgendo accertamenti per capire se era nella sola disponibilità di Zinnanti o anche di altre persone, e se il presunto killer aveva una doppia vita. La ragazza, aspirante parrucchiera che secondo le indagini voleva 'pulire' il covo, è accusata di detenzione di droga, armi e riciclaggio, lui di omicidio volontario aggravato. 


UNA VITTIMA CASUALE
Bernabini è stato probabilmente una 'vittima casuale' di Zinnanti. Lo aveva caricato nei pressi del 'Classic club', una nota discoteca della zona dove il giovane poco prima aveva litigato con i buttafuori e li aveva minacciati, e il viaggio è terminato tragicamente a Covignano. Un altro tassista ha riferito agli investigatori di non aver invece accettato il giovane a bordo perché «era fuori di testa». Il ragazzo, che non lavora e vive con i genitori, un carattere rissoso secondo chi lo conosce, aveva avuto piccoli procedimenti per zuffe e lesioni personali, ma ne era sempre uscito assolto, quindi formalmente incensurato.

INTERCETTATO DALLA CELLE TELEFONICA
Zinnati è stato raggiunto ieri sera dalla polizia intercettando le celle telefoniche. Con l'aiuto di qualcuno, hanno spiegato gli investigatori, il giovane  aveva raggiunto un paese di montagna in provincia di Teramo, Rocca Santa Maria, dove aveva la copertura di un amico. 
Proprio l'amico era stato contattato dai genitori del 22enne, e grazie alle intercettazioni delle celle la polizia ha raggiunto Zinnanti ieri intorno alle 19.30. Il ragazzo ha tentato una timida resistenza, poi ha capito che era finita. 
«Riteniamo qualcosa di più che un mero dovere istituzionale rivolgere pubblico plauso e ringraziamento al Questore, Oreste Capocasa, e agli agenti della Polizia di Stato che, in sinergia con la Procura di Rimini, hanno segnato a quanto pare il decisivo punto di svolta nelle indagini sull'efferato omicidio di Leonardo Bernabini», hanno commentato con una nota congiunta il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, e il presidente della Provincia, Stefano Vitali. 
«Un fatto di sangue che ha turbato fortemente la popolazione riminese e per la quale era necessario agire nell'inchiesta con decisione e rapidità. Con l'arresto al termine di un'indagine minuziosa e un'azione tempestiva del presunto responsabile del delitto, la Questura di Rimini ha dimostrato ancora una volta competenza, professionalità, affidabilità e conoscenza profonda del territorio».
INTERCETTATO DALLA CELLE TELEFONICA

Zinnati è stato raggiunto ieri sera dalla polizia intercettando le celle telefoniche. Con l'aiuto di qualcuno, hanno spiegato gli investigatori, il giovane  aveva raggiunto un paese di montagna in provincia di Teramo, Rocca Santa Maria, dove aveva la copertura di un amico. Proprio l'amico era stato contattato dai genitori del 22enne, e grazie alle intercettazioni delle celle la polizia ha raggiunto Zinnanti ieri intorno alle 19.30. Il ragazzo ha tentato una timida resistenza, poi ha capito che era finita. «Riteniamo qualcosa di più che un mero dovere istituzionale rivolgere pubblico plauso e ringraziamento al Questore, Oreste Capocasa, e agli agenti della Polizia di Stato che, in sinergia con la Procura di Rimini, hanno segnato a quanto pare il decisivo punto di svolta nelle indagini sull'efferato omicidio di Leonardo Bernabini», hanno commentato con una nota congiunta il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, e il presidente della Provincia, Stefano Vitali. «Un fatto di sangue che ha turbato fortemente la popolazione riminese e per la quale era necessario agire nell'inchiesta con decisione e rapidità. Con l'arresto al termine di un'indagine minuziosa e un'azione tempestiva del presunto responsabile del delitto, la Questura di Rimini ha dimostrato ancora una volta competenza, professionalità, affidabilità e conoscenza profonda del territorio».