ESTINZIONE PIU' VICINA

Al Parlamento Europeo il dramma dell’orso marsicano

Riproduzione bloccata ai minimi storici

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3915

Al Parlamento Europeo il dramma dell’orso marsicano

A richiamare l’attenzione sul grave rischio di estinzione è ora un’interrogazione a risposta scritta presentata dall’onorevole Andrea Zanoni, che denuncia al Parlamento Europeo di Strasburgo una situazione a dir poco sconvolgente.
L’Orso marsicano, straordinario endemismo italiano, «negli ultimi dieci anni ha subito una gravissima diminuzione, passando dai circa 100-120 esemplari stimati nel 2001 ai soli 40-50 censiti quest’anno. Soltanto nel 2002-2003 erano stati ritrovati morti ben 27 individui, e nel 2011 la riproduzione ha toccato il minimo storico con appena 3 cuccioli». Tra le cause delle perdite vengono segnalate, oltre al bracconaggio, la progressiva invasione di bestiame nomade semibrado al pascolo abusivo, e la criminale collocazione di esche avvelenate nell’area protetta: entrambe gravissime violazioni delle norme del Parco, in stretta connessione tra loro, ma insufficientemente contrastate e perseguite dalle competenti autorità. Lo conferma il fatto che «negli ultimi dieci anni non è mai stato individuato né punito alcun responsabile».
Inoltre il bestiame vagante incontrollato risulta talvolta vettore di pericolose infezioni come tubercolosi bovina, brucellosi e carbonchio (antrace), che potrebbero minacciare la sopravvivenza della fauna selvatica protetta.
Particolarmente sconcertante la constatazione che questa situazione di emergenza era già stata segnalata da anni, con abbondanza di documenti e riscontri, dal Gruppo Orso Italia, senza ottenere mai risposte né efficaci provvedimenti di tutela.
Non meno preoccupanti le molte altre segnalazioni che da varie parti continuano a pervenire al Comitato Parchi, facendo temere seriamente per il futuro del Parco d’Abruzzo, come ad esempio quelle che lamentano in modo circostanziato: un impiego insoddisfacente delle risorse umane, pur disponendo l’Ente del numero più alto di dipendenti (circa 120 unità) tra tutti i Parchi italiani; una «inqualificabile incuria» di archivi unici e di importanti collezioni naturalistiche, abbandonate ora in locali umidi e inadeguati; una «costante inadempienza» nel debiti verso terzi, in special modo dipendenti, ex dipendenti e legali, malgrado ripetuti richiami degli ispettori di finanza.