L'IMPRESA

Il maratoneta con la protesi: «L'Italia è un pò rotta, come me, ma non bisogna arrendersi»

L'impresa solitaria di Aldo Maranzini: da Verona a Roma. Ieri e oggi giornate abruzzesi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2084

Con il sindaco di Chieti

Con il sindaco di Chieti

VASTO. Chi lo conosce dice di lui che è un grande. Un grande omone dal baffo bianco ed un sorriso contagioso. Ma anche «una persona piena di principi», scrivono di lui i suoi amici, «che ha fatto della vita la sua sfida più grande».

E già… perché Aldo Maranzini classe 1946 di Trieste ha una protesi all’anca, un handicap che non gli ha tolto la gioia de vivere (perché come scrive sulla sua bacheca Facebook «ridere non è solo contagioso, ma è anche la migliore medicina») né ha scalfito l’amore per la corsa che lo ha reso «un enfant prodige un po’ cresciutello», scherza qualcuno.
Il maratoneta partito da Verona lo scorso primo maggio percorrerà oltre 6 mila chilometri toccando tutte le regioni italiane. Destinazione Roma. Arrivo previsto il 9 settembre. L’itinerario che si chiama Maratona Vivere da Campione organizzata dall'associazione Alt (la legge è uguale per tutti) prevede diverse tappe: Bolzano, Milano, Aosta, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, L’Aquila, Campobasso, Napoli, Potenza, Lecce, Lamezia Terme, Palermo, Olbia, Roma.
A spingerlo la solidarietà. «Ho 65 anni e corro con un protesi», ha detto alla stampa in un’intervista prima di partire, «siccome l’Italia è un po’ rotta oggi anche io sono un pò rotto. Voglio portare un messaggio alla gente in tempi di crisi: non arrendetevi mai».
Oggi, 19 luglio alle 18.00 i suoi piedi calcheranno il piazzale antistante la Chiesa Stella Maris di Vasto, ieri altra giornata abruzzese a Chieti salutato dal sindaco Umberto di Primio.

Aldo è la foto di un bimbo sulla sedia a rotelle postata su Facebook, Aldo è quell’omone pelato che dà le spalle ad una grande montagna innevata, è quello che fa il pediluvio in un break tra una corsa ed un’altra. Ed è quello che scrive: «penso che l'uomo se non porta con se un poco di lealtà e sincerità tutto il resto è niente......». E’ quello che si lascia a pensieri belli: «penso......che con la protesi all'anca......sono riuscito a fare e concludere 6 gare internazionali di 3500km che sono....Francia, Monte Carlo, Piancavallo indor, Grecia, Ungheria, Italia». E che dopo anni di duro lavoro in porto, si è dato anima e corpo a “mega-maratone” su lunghissima distanza.
Ma è anche una forza della natura. Non a caso è stato chiamato dalla sua gente il maratoneta offlimits. Scrive Aldo il 26 marzo due mesi prima della Maratona Vivere da Campione:«prova da sforzo al Rizzoli di Bologna foto che lo ritraggono. Sono pronto...... il primo maggio fino a settembre si comincia a correre per 6000 km......pensate con la protesi».


Deve aver partorito questa nuova impresa con la semplicità con cui ha dato inizio a quelle passate. La prima vittoria se l’è conquistata con un 7° posto in una “6 giorni no-stop” nel novembre del 1997 in Australia su un percorso di ben 557,370 Km. Poi una sequela di premi: unico italiano, ha partecipato al primo campionato mondiale di Nanango 1000 miglia nel Queensland in Australia, una 15 giorni no-stop che gli è fruttata il 6° posto dopo aver gareggiato con una febbre altissima per insolazione ed una caviglia gonfia, su 1.225,277 Km. E poi: giugno 1998, 6 ore di Salisburgo 2° posto per 76,80 Km; gennaio 1999, Trieste-Abruzzo solitaria di 6 giorni per 976,17 Km; aprile 1999 a Muggia 48 ore no-stop e 1° posto per 312,880 Km; ottobre 1999, 24 ore di San Martino-Belluno 1° posto per 184,850 Km.
E poi la grande impresa che gli è valsa l’iscrizione al Guiness dei Primati: una 100 ore no-stop in piazza dell’Unità d’Italia a Trieste dove ha percorso 449,205 Km in solitario, supportato da tanti amici, da un folto pubblico e da una schiera infinita di giornalisti e fotografi.

Oggi Aldo è ancora in corsa, sulle sue gambe, sulla sua protesi, sulla sua forza ed è lì che pensa in veneto, tra una sudata ed un’altra, «e dopo tanto corer, ghe vol anche un poco de riposo…».

Marirosa Barbieri