SATIRA CONTRO CENSURA

Umore Maligno, «scriviamo per indignare, la visibilità non ci interessa»

Parla uno degli autori del blog finito nel mirino di accuse e proteste

Redazione Pdn

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Una delle vignette di UM
INTERNET. Umore Maligno è ancora al suo posto. Il sito funziona regolarmente così come la pagina Facebook o l’account Twitter. Nonostante la richiesta di oscurare tutto, avanzata nei giorni scorsi dai deputati del Pd, tutto è ancora come sempre mentre non si placano le polemiche. Per il momento Censura 0- Umore Maligno 1.

'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della presidenza del Consiglio dei Ministri ha già aperto una propria istruttoria provvedendo a segnalare alla Polizia Postale «il grave fatto, al fine di evitare il diffondersi di questi atti discriminatori che le ledono la dignità ed i diritti umani».
Nei giorni scorsi sul sito satirico, dopo la pioggia di polemiche, sono arrivati una serie di chiarimenti su chi ci sia dietro il blog (accusato più volte di sparare a zero contro tutto e contro tutti in forma anonima) ed è stata pubblicata anche la lista di tutti gli autori: Federico Gross, Massimiliano Zulli, Fabrizio Bruera, Alexander Bell, Alessandro Masento, Claudio Casella, Mattia Marchesi, Gabriele Scorzoni, Massimiliano Scapparone, Paolo Murgia, Federico Cecconi, Onofrio Pappalettera, Elvira Gerardi, Riccardo Selva, Luca Valisari, Luca Marotta, Matteo Rosati, Matteo Cavallucci.
«L’associazione culturale Umore Maligno compone e concerta ogni lavoro collegialmente», si spiega. «Tutti i singoli componenti, anche se non autori immediati dei testi, partecipano alla realizzazione dei singoli scritti, tramite modifiche o proposte di modifiche, editing, pubblicazione e pubblicizzazione, ovvero attraverso il semplice benestare espresso sotto forma di silenzio. Allo stesso modo si è proceduto per la realizzazione del post sui disabili che tanto clamore ha suscitato in questi giorni. Caratteristica basilare di Umore Maligno sono la collegialità delle opere e l’eguale importanza di ogni singolo componente».
Non è arrivata, invece, una nota congiunta di commento a quanto accaduto ma nelle ultime ore uno degli autori, Matteo Cavallucci, avvocato di Pescara, ha risposto al giornalista Gianluca Nicoletti che aveva sparato a zero sull’attività del collettivo e che nel ‘post’ incriminato racconta anche la storia di suo fratello autistico.

«LA VISIBILITA’ NON CI INTERESSA»
Cavallucci assicura che dietro il lavoro di Umore Maligno non ci sia affatto la ricerca di visibilità, come accusava il giornalista: «le posso assicurare che non ce ne frega nulla; non ci interessa minimamente apparire, né personalmente (da qui la scelta di un sostanziale anonimato, dettato dalla discrezione e non certo della viltà), né impersonalmente (altrimenti, dopo centinaia di post simili a quello in questione, saremmo saliti prima agli altari della cronaca)».

«VOGLIAMO SDEGNARE IL LETTORE TERZO»
L’autore assicura inoltre che non c’è alcuna intenzione di sdegnare i protagonisti dei temi trattati, ovvero, in questo caso i genitori dei disabili: «non è affatto così. Il nostro obiettivo mediato è quello di sdegnare il lettore terzo, quello non coinvolto personalmente nella singola tematica. L'insorgere di detta indignazione per noi ha una motivazione precisa: porre il lettore di fronte alla propria contraddizione, quella che lo induce a guardare il dito (qualcuno che osa scherzarci su) anziché la luna (il singolo dramma umano, quale esso sia, a cui altrimenti non presterebbe mai la propria attenzione). Magari lo facciamo male, anzi malissimo. Ma questo è un argomento di merito, e sarebbe un modo diverso di analizzare il nostro lavoro, comunque scisso dal presupposto che spesso inficia ogni discussione in tema e che suole risolversi nell'apodittica affermazione: Su questo non si scherza. E magari non scherziamo nemmeno, ma raccontiamo lo stesso dramma umano in modo semplicemente diverso».

«OBIETTIVO MUTEVOLE»
Cavallucci spiega anche che l'obiettivo muta di volta in volta: «se abbiamo scritto un post satirico sulla morte di Carlo Giuliani nel decennale dei fatti di Genova, è stato solo per far indignare quella sinistra che ne ha fatto un eroe moderno, non certo per perculare (prendere in giro, ndc) quel povero ragazzo. Vi è poi (anche) un obiettivo immediato, ed è il lettore che sinceramente ride o sorride a determinate battute. Va da sé che se usiamo anche argomenti banali e logori nel raccontare il dramma della disabilità, a base di cacca e pipì (come ha ricordato), obiettivo della nostra satira sarò quello stesso lettore che (ancora) ci ride su. E che nemmeno comprende che stiamo prendendo in giro tanto lui quanto quel suo frusto modo di divertirsi. Come vede ce n'è per tutti, meno che per l'oggetto diretto dello scritto. Che invece ci piace vedere al nostro fianco, come hanno fatto diversi disabili; come hanno fatto diversi genitori; come ha fatto mia madre leggendo quel passo su mio fratello autistico».