TAGLIO ALLO SPRECO

Spending review. Ospedali a rischio e 18mila posti letto in meno. Protesta dei sindacati

In alcune regioni 20-30% posti in meno; verso serrata farmacie

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Spending review. Ospedali a rischio e 18mila posti letto in meno. Protesta dei sindacati
ROMA. Non ci sarà una chiusura automatica dei piccoli ospedali, almeno per il momento, ma una riduzione di 18 mila posti letto tra pubblico e privato accreditato entro il 30 novembre.

E' quanto prevede la versione finale del decreto sulla spending review, che come corollario rischia di provocare anche la chiusura di circa 1000 reparti ospedalieri, e di altrettanti primari, stando alla denuncia della Cgil, che parla di tagli che «compromettono i servizi per i cittadini» e che di fatto provocheranno un «aumento dell'affollamento dei Pronto Soccorso».
 Nonostante lo scongiurato pericolo della norma sulla chiusura dei mini ospedali, che aveva creato fibrillazioni fin dentro il Governo, dunque, dal decreto sulla revisione della spesa escono numeri pesanti che investono il Servizio sanitario nazionale. Stando alle prime elaborazioni (realizzate in base ai dati del 2009, quando l'indice era del 4,2 per mille) il taglio dei posti letto, affidato alle Regioni e che dovrà avvenire «esclusivamente attraverso la soppressione di unità operative complesse», come si legge nel decreto, sarà mediamente di circa il 10%. In testa alla speciale classifica delle Regioni che dovranno tagliare più posti letto spicca il Molise, che vedrà ridursi la dotazione del 33,2%, seguita dalla Provincia di Trento, qui il taglio sarà del 20,9%, e dalla Regione Lazio (-19,9%). Ma paradossalmente ci sono anche Regioni che potrebbero veder aumentati il numero dei loro posti letto, come la Campania (+3,3%), l'Umbria (+3%), e la Basilicata (+0,7%).

Secondo L'Aiop, invece, le norme contenute nel provvedimento, ed in particolare il taglio del 2% ai privati convenzionati, provocherà quasi 56mila ricoveri in meno. Nel frattempo l'ok dell'esecutivo al dl ha provocato l'apertura di un nuovo fronte, quelle delle farmacie, che parlano di «tagli ingiustificati», paventano «la perdita di circa 5-6mila posti di lavoro» e minacciano anche una giornata di sciopero.
«Non chiamiamola spending review - attacca Annarosa Racca, presidente di Federfarma - perché si tratta dell'ennesimo intervento punitivo e penalizzante a un settore virtuoso quale quello della farmacia territoriale».
 Federfarma si prepara dunque ad una forte mobilitazione, che culminerà nella giornata del 10 luglio con un presidio di protesta davanti a Montecitorio e nel pomeriggio con un'assemblea nazionale dalla quale non è escluso che si esca con la proclamazione di una giornata di chiusura del servizio. Nel qual caso, replicano a stretto giro le parafarmacie, «noi siamo pronti a dispensare a costo zero i farmaci del servizio sanitario per l'intera durata dello sciopero».
 Nessuna mobilitazione, invece, al momento, per Farmindustria, che però la prossima settimana ha già convocato un comitato di presidenza straordinario per valutare quale sarà realmente l'impatto di queste norme sul settore.