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Spending review: rischiano di sparire le Province di Pescara e Teramo

La bozza della nuova legge mira al risparmio e fissa parametri certi

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Spending review: rischiano di sparire le Province di Pescara e Teramo
ABRUZZO. Se ne parla da un po’ e le ipotesi di taglio delle province non tramonta. Ben chiari sono i parametri secondo i quali bisognerà cancellare le Province e tra queste due abruzzesi al momento non ce la farebbero a sopravvivere.

Le ultime indiscrezioni sul decreto per la spending review su cui sta lavorando il Governo Monti confermano che in Abruzzo le due province a rischio soppressione sono quella di Pescara e quella di Teramo, in base ai tre parametri che saranno utilizzati per ridurre il numero delle Province.
I parametri sono almeno 3000 chilometri quadri di estensione, 350 mila abitanti e almeno 50 Comuni al loro interno. Gli enti che non dovessero superare almeno due dei parametri, infatti, verrebbero soppressi. In particolare, la Provincia di Pescara, istituita nel 1927, conta 46 Comuni e poco meno di 324mila abitanti, su una superficie di circa 1.200 chilometri quadrati, mentre quella di Teramo, composta da 47 Comuni, conta 312mila abitanti e si estende su circa 1.950 chilometri quadri. In ogni caso, è presto per avanzare ipotesi circa il nuovo disegno della regione o per parlare di eventuali accorpamenti, come evidenziato anche dall'assessore regionale agli Enti locali, Carlo Masci, secondo cui è fondamentale «capire quante Province ci possano essere in Abruzzo in base ai parametri e valutare la situazione, nell'ambito di un ragionamento costruttivo. Per quanto ne sappiamo fino ad ora, d'altronde - sottolinea -, la legge non chiarisce in che modo ridisegnare il territorio».

«E' necessario conoscere i dettagli del provvedimento - aggiunge l'assessore - anche per capire se le Regioni potranno intervenire. Siamo contrari ad un taglio indiscriminato ad occhi chiusi. E' necessario un ragionamento approfondito, un po' come si sta facendo per i piccoli comuni. E' fondamentale valutare elementi quali, ad esempio - conclude Masci - il contesto di riferimento, il modo in cui si sono sviluppate negli anni le aree in questione e la storia di quei territori».
 A livello nazionale, su un numero attuale di 107 Province, ne resterebbero 61, comprese le dieci città metropolitane. In una prima bozza, le 'sopravvissute' erano solo 42, ma a queste si sono aggiunte le nove Province delle Regioni a statuto speciale - che però dovranno anch'esse adeguarsi entro sei mesi - e le dieci Province maggiori che dovrebbero diventare città metropolitane (Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria). Il decreto prevederebbe inoltre un taglio del 20% dei trasferimenti agli enti, agenzie e organismi che oggi esercitano compiti degli enti locali.