LA SCOPERTA

Università L’Aquila scopre tecnica infrarossa per “vedere” le opere d’arte

Il risultato è frutto di tre gruppi di ricerca

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Università L’Aquila scopre tecnica infrarossa per “vedere” le opere d’arte
L’AQUILA. Anche l’Università de L’Aquila entra nella scoperta della Thermal Quasi-Reflectography, la nuova tecnica ad infrarossi che permette di studiare meglio le opere d’arte.

In particolare il modello individua i materiali e dettagli impercettibili all’occhio umano.
Una bella notizia per il nostro Paese che pullula di opere d’arte, affreschi e dipinti. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Optics Express. La tecnica è stata già sperimentata con successo su modelli di affreschi, in collaborazione con l’opificio delle pietre dure e laboratori di restauro di Firenze, su due capolavori dell’arte rinascimentale: gli affreschi degli Zavattari, nella Cappella di Teodolinda del Duomo di Monza e sulla Resurrezione di Piero della Francesca, nel museo civico di Sansepolcro. Hanno lavorato al progetto due gruppi di ricerca italiani al vertice nei loro settori. Il gruppo Cnr-Ino dell’ Università di Verona che vanta una leadership decennale, a livello mondiale, nella riflettografia infrarossa, ed il gruppo di ricerca aquilano (Laboratorio “Laser”) da più di 30 anni uno dei massimi riferimenti internazionali per la diagnostica non distruttiva delle opere d’arte, impegnato anche nella fase di ricostruzione e recupero della città de L’Aquila e del suo patrimonio artistico. In particolare gli autori della ricerca sono Claudia Daffara del dipartimento di Informatica dell’Università di Verona, Dario Ambrosini e Domenica Paoletti dell’Università de L’Aquila e Luca Pezzati dell’Istituto Nazionale di Ottica di Firenze. Dello studio ne hanno parlato riviste internazionali quali l’ Optical Society of America e la American Association of Physics, oltre alla Bbc, lo Smithsonian, New Scientist e lo Stanford Photonics Research Center.

LA SCOPERTA
La rivista Optics Express saluta con soddisfazione lo studio dei ricercatori italiani definendolo «una tecnica molto semplice da utilizzare e dai risultati molto interessanti».
La nuova tecnica come spiegano gli autori, nella relazione, funziona così: prima si divide la superficie dell’affresco in parti, poi si sparano raggi infrarossi nell’intervallo 3-5 micron che grazie al riflesso dalle superfici dell’opera d’arte permetteranno di evidenziare differenze di materiali, eventuali firme nascoste, parti perdute dell’opera, Ad esempio, si legge sempre nella relazione, nel caso degli affreschi degli Zavattari, è stato possibile scoprire che alcune immagini nascondevano decorazioni in oro sotto strati di pittura. Oppure nella “Resurrezione” di Piero Della Francesca sono venute fuori diverse aree colorate con pigmenti e materiali diversi.