UNA SCOMPARSA, MILLE DOLORI

Scomparso ad Assisi a 19 anni. Il caso archiviato, la mamma lo cerca ancora

Fabrizio Catalano di lui nessuna traccia dal 2005

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4785

Fabrizio Catalano

Fabrizio Catalano

FRANCAVILLA AL MARE. Lo continua a cercare ad Assisi, lì dove si sono perse le sue tracce. Lo cerca tra gli odori, i profumi, i racconti, le lacrime, le foto che guarda e riguarda per paura di perdere i contorni del suo viso, per paura di non riconoscerlo più se dovesse tornare.
Caterina Migliazza è la mamma di Fabrizio Catalano. Il ragazzo di Collegno scomparso il 22 luglio 2005 sul sentiero francescano della pace Assisi-Gubbio in località Valfabbrica. Di lui nessuna traccia. Inghiottito nel nulla, in quei posti intrisi di misticismo e mistero.
Oggi il fascicolo è stato archiviato. «Il caso non è stato seguito con la dovuta attenzione», pensa mamma Caterina. I genitori restano appesi al luimicino-speranza, alle iniziative, agli incontri in sua memoria, ad un libro “Cercando Fabrizio storia di un’attesa senza resa”scritto a quattro mani dalla mamma e l’amica di famiglia Marilù Tomaciello. Ieri, presso la biblioteca comunale “Antonio Russo” di Francavilla, l’associazione "Il Caffè letterario" ha dedicato un incontro al ragazzo scomparso. Presenti mamma Cristina, Marilù Tomaciello, l’assessore alle Politiche Sociali, Patrizia Gasparri, la professoressa Anna Grazia Di Martino. Dovevano esserci anche i coniugi Grosso, i genitori di Donatella, la donna scomparsa il 24 luglio del 1996 da Francavilla.

LA VICENDA
Era un tipo molto religioso Fabrizio, uno spirito fervente. Per questo ci teneva tanto a frequentare quel corso di musicoterapia ad Assisi. Nell’appartamento in cui abitava, gli inquirenti hanno ritrovato il suo cellulare e gli occhiali da vista. Pochi giorni dopo la scomparsa lungo il percorso sterrato chiamato sentiero di San Francesco è stato trovato il suo zainetto bianco. All’interno, il portafogli con dentro i documenti di identità. Poi, la custodia della sua chitarra.
L’ultima persona ad aver visto Fabrizio Catalano è stata una donna che gli ha offerto, sulla via del sentiero, un po’ d’acqua e due pomodori. Poi il nulla. Per la Procura di Perugia è storia chiusa che si aggiunge ai faldoni dei casi irrisolti.
Scrive Fabrizio: «la vita è una ricerca assidua, infinita, un valore immenso…Pochi passi verso un cammino difficile, stretto, arduo e tortuoso, un viaggio verso l’amore». Più volte ha mostrato il desiderio di darsi a Dio. Consacrarsi ed abbandonare quella mondanità troppo stretta per uno spirito come il suo. Lo ha confessato ad un padre spirituale francese che lo ha invitato a maturare l’idea. «In fondo hai solo 19 anni, completa il tuo percorso», gli ha detto.
E dalla pace di Assisi parte l’’ultima telefonata, alla sua amica Laura, la figlia di Marilù Tomaciello. «Ho trovato la mia strada quando tornerò tra 15 giorni te la dirò», le ha detto. Poi, nessuna notizia.

LE PISTE, GLI ERRORI
La famiglia pensa che Fabrizio sia caduto in una setta o in una pseudo comunità. In quella terra ce ne sono tante. Piccole isole di estremismo religioso. I genitori hanno bussato ad oltre 400 di queste porte, solo tre hanno aperto. C’è silenzio, riserbo, queste comunità non denunciano gli ospiti, hanno un regolamento ortodosso.
Mamma Cristina è una donna di ferro. Lo sguardo fisso, presente, l’espressione marmorea. Ma la voce, quella tradisce. Ricorda il suo piccolo uomo tra una pausa ed un’altra del discorso. Alle sue spalle scorrono le diapositive di Fabrizio, piccolo, Fabrizio ragazzo, Fabrizio felice, Fabrizio che bacia la mamma, Fabrizio che scherza, Fabrizio che suona, Fabrizio che sorride. Mancano quelle di Fabrizio che torna.
Mamma Cristina sa che è cambiato «ma l’anima è quella», dice. Poi, le recriminazioni.
«La macchina delle ricerche si è attivata tardi. E’ proseguita a singhiozzo. La prima battuta di ricerca c’è stata dopo 27 mesi dalla scomparsa (la prima andata male a causa di un temporale, la seconda anche)», racconta. E poi luglio, quel mese maledetto, in cui tutti vanno in ferie. Buchi di ricerca diventati voragini.
E l’impreparazione che c’è dietro ogni scomparsa: «il comandante dei Carabinieri mi disse: a settembre c’è caccia, ci sono i cercatori di funghi. Trovare un cadavere adesso o dopo che differenza fa?», racconta la donna, «in Italia ci sono oltre 25.000 scomparsi. Noi abbiamo fatto tutto da soli, i contatti con i media ce li siamo procurati da soli. Abbiamo fondato il sito web www.fabriziocatalano.it . Anche Chi L’ha Visto cui va un grande ringraziamento (Federica Sciarelli ha scritto la prefazione del libro) non può riconsiderare il caso se non spuntano nuovi elementi. Roberto Straccia è stato ritrovato grazie al tam tam mediatico. E’ anche questo il senso del libro che stiamo cercando di sensibilizzare. La gente deve sapere chi è il mio piccolo Fabry».
Sola? Non si sente sola mamma Cristina. Ha l’affetto di tutti: di Marilù quell’amica fedele che le è rimasta accanto e la sorregge anche oggi; della gente (300 persone sono andate a cercare Fabrizio ad Assisi, appena scomparso) stringendosi intorno al suo dolore.

L’ASSESSORE GASPARRI: «IO QUESTA FORZA NON CE L’HO»
E’ intervenuta anche l’assessore alle Politiche Sociali Patrizia Gasparri. Occhiali spessi per nascondere occhi gravidi di lacrime. Perché lei, quando era piccola ha avuto una tata che ha perso suo figlio. Scomparso anche lui, come Fabrizio. E ricorda, l’assessore, il dolore di quella donna, l’attesa struggente, la speranza di un ritorno.
«E poi sono una mamma di due ragazzi», dice commossa, «e al pensiero di un dolore così mi sento morire. Non avere un fiore da portare su una tomba, non poter piangere le spoglie di un figlio. A te Caterina auguro tanta forza quella che io in questo momento non ho».

LA FAVOLA SENZA FINALE
«Chi mi vive accanto mi apprezza senza parole e senza limiti»: il pensiero di Fabry alla mamma. «Un libro per quando tornerai»: il pensiero di mamma a Fabrizio, «perché tante volte quando Fabry era piccino mi chiedeva cosa ci fosse dopo il finale di una favola. Ed io dovevo inventare. Se tu fossi qui oggi mi diresti: mamma riscriviamo il finale. Scusami se mi manchi tanto, scusa se spesso ti ho asfissiato con la mia ansia, scusa se ho reso pubblica la storia del nostro amore… ma tu sei Fabry, mio figlio».

Marirosa Barbieri