CALCIO

EURO 2012: L’Italia batte la Germania ma Buffon infuriato

Anche Pirlo invita a non abbassare guardia

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6098

EURO 2012: L’Italia batte la Germania ma Buffon infuriato
VARSAVIA. Dopo una partita in cui l’Italia ha praticamente dominato e Mario Balotelli l’ha messa dentro 2 volte si va in finale.
Ma nella serata (quasi) perfetta Gigi Buffon era incavolato nero. Proprio per dare un segnale ai suoi: «io non festeggio il secondo posto». E per vincere l'Europeo domenica sera a Kiev contro la Spagna essere quasi perfetti potrebbe non bastare. Buffon, infatti, era arrabbiatissimo per quel calcio di rigore concesso nel finale che poteva costare carissimo all'Italia. «Io non festeggio per il secondo posto - ha detto il portiere e capitano azzurro - a fine partita ero arrabbiato perché dovevamo evitare gli ultimi cinque minuti di sofferenza. Dobbiamo essere maturi. Il calcio è un gioco, ma quando arrivi alla semifinale di un europeo allora non è più un gioco. Se per una situazione fortuita si arrivava sul 2-2 - aggiunge - ai rigori magari la perdevamo la partita e saremmo stati qui a raccontare altro. Io le valutazioni le faccio anche in base a certi atteggiamenti che ancora dobbiamo migliorare. Ci sono i giovani che devono imparare questo: non si può scherzare col fuoco».
Andrea Pirlo, altro eroe della serata di Varsavia, non era, a fine partita, arrabbiato come Buffon, ma del suo capitano condivideva il sentimento. «Ho sempre dato il meglio di me stesso - ha detto lui che è stato premiato anche come migliore in campo - ora ci siamo meritati questa finale e dobbiamo goderci questo momento fino in fondo. Ma non rido tanto perché non abbiamo fatto ancora niente. Andare a Roma e non vedere il Papa non serve a niente. Noi vogliamo tornare a casa con questa Coppa, e domenica il nostro spirito di batterci e correre sarà lo stesso visto qui e contro l'Inghilterra. La voglia di rivivere le stesse emozioni del 2006 è grande».
Al di là dell'ira finale di Buffon, c'é comunque grande soddisfazione fra gli azzurri per il risultato.
«Siamo scesi in campo per vincere questa partita- ha detto - e così è stato, Italia-Germania è sempre stata una partita storica e sul 2-0 bastava guardarli in faccia per capire che avremmo vinto. Ha vinto la squadra più forte». A questo punto ci saranno appena tre giorni per raggranellare le energie residue, non perdere la concentrazione e vedersela con la Spagna. Fra i più felici c'é Giorgio Chiellini, ce aveva saltato i quarti di finale per un problema muscolare. «Stiamo vivendo un sogno - ha detto, dopo aver dedicato la vittoria ai terremotati dell'Emilia - e con noi milioni di italiani. Ci godiamo ancora un po' questa vittoria, poi il pensiero andrà a domenica e vogliamo continuare a sognare».

GRANDE FESTA ANCHE IN GERMANIA
Non è politica, ma è più di una partita di calcio. E alla fine l'orgoglio italiano esplode e investe le strade della capitale tedesca. Tutti alla porta! E' il grido dell'ultima conquista della giornata: la porta, fatti i due gol di Balotelli, diventa quella di Brandeburgo, dove ieri sera hanno assistito alla partita Italia Germania oltre 450 mila persone. Il trionfo della delusione. La comunità Italiana? La trovi alla Osteria numero 1, a Kreuzberg. Una tenda per 400 persone. Che si gonfia alle reti di Supermario e segue col fiato sospeso l'ultimo minuto della partita, un attimo prima della fine. Lasagna a 4 euro e birra. Il matrimonio italo tedesco, fra cibo e alcol, funziona. Non nel tifo però. Una fila centrale di ragazzi con le bandiere della nazionale alemanna sul volto subisce una serata durissima: volti sofferenti al primo gol, esterrefatti al secondo, attoniti per il resto del tempo. Gli italiani "puniscono" i tedeschi, dopo giorni fra scaramanzia e prudenza, nella capitale. Il profilo bassissimo dei tifosi azzurri, nel clima teso fra il vertice di Bruxelles e la partita di Varsavia, era tutto nelle parole di Giuliano Amato, nel pomeriggio, all'Ambasciata italiana. «Trovo inaccettabile una sconfitta con la Francia, possibile quella con la Germania», aveva messo le mani avanti. Il tratto degli italiani cambia, però, nel corso della serata. «Erano troppo convinti, si sentivano già campioni d'Europa. E invece. Porterò una bandiera dia miei vicini, a sfregio», dice Benedetta, incontenibile. La morale della favola è un canto da stadio: «Non vincete mai, non vincete mai..». «Hanno un complesso nei nostri confronti - secondo Nicola, di Palermo, a Berlino per l'Erasmus - martellano da domenica sul fatto che avrebbero vinto. Questo è il risultato. Germania a casa». No le statistiche non si ribaltano a questi Europei. «Speravo che la tradizione continuasse - dice Alessandra, 18 anni, origini a Ischia -. Sono nata qui, mi sento mista ma tifo Italia come mio padre». Mamma polacca. «Nel calcio la rivalità italo-tedesca è veramente forte. Nel 2006 avevo dodici anni, qualcuno mi strillò dietro di tornarmene in Italia. Cose del genere fanno male. E' triste perché io amo Berlino». A pochi passi, nella tenda, il fenomeno della Osteria: Leoni, bionda, tedeschissima, in piedi su uno sgabello, avvolta nel tricolore. «Lo sport unisce, non divide, io sono un esempio. E tifo per voi», dice in tedesco. Ultimi sei minuti. «Chi non salta un tedesco è». Ultimi due: Nein, nein! Dopo quelli severi di Frau Merkel, ieri sera a Berlino ha un altro significato, e tutt'altro sapore. Calcio di rigore, è il loro momento. «Almeno non è un due a zero».

La tenda - sulle teste un cielo dipinto di stelle - tace per gli ultimi sessanta secondi di partita. Poi il fischio agognato e si svuota. Coppole, maglie azzurre, bandiere, tutti per strada. Tutti alla Porta. E, a questo punto, «chi non salta uno spagnolo è».