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Tagli Province, avanti tutta. «Si risparmieranno 5 miliardi»

A giorni atteso decreto governo

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Tagli Province, avanti tutta. «Si risparmieranno 5 miliardi»
ROMA . Il confronto tra governo e Upi sta producendo risultati concreti sul tema caldo del riordino delle Province.

La realizzazione del progetto, avvenuto in una prima parte a livello tecnico, ha subito una brusca accelerazione pochi giorni fa nel corso di un incontro tra i vertici dell'Unione delle Province con i ministri Patroni Griffi, Cancellieri e Giarda. Il progetto, concorda il vicepresidente dell'Upi e presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, cammina di pari passo con la nascita delle 10 città metropolitane e, soprattutto, «consentirà una riduzione dei costi di circa 5 miliardi di euro, che conferma la bontà del piano che avevamo presentato come Upi circa 6 mesi fa, il tutto in nome delle nuove competenze di area vasta, che rappresentano un'utile novità».
Il nuovo identikit di questi enti istituzionali dovrebbe essere reso noto con un decreto che il governo dovrebbe presentare entro fine mese, che poi sarà presentato a Bruxelles dal presidente del Consiglio Mario Monti. La sforbiciata dovrebbe essere realizzata sulle province sotto 300 mila o 350 mila abitanti, facendole diventare così enti di secondo livello, «ma senza il principio del taglio indiscriminato», tenendo conto anche delle dimensioni territoriali (si sta lavorando su una base di 3mila km quadrati).

Con la prima ipotesi verrebbero meno circa 40 amministrazioni, con la seconda circa 50. Tagli che dovrebbero comportare circa 1 miliardo di euro di risparmi.
Altri, circa 2,5 miliardi, ne potrebbero derivare, e questo è un vecchio cavallo di battaglia dell'Upi, con la riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato (prefetture, sovrintendenze, motorizzazione, provveditorati ed altro). Un altro miliardo di risparmi potrebbe poi essere prodotto dall'abolizione di enti e agenzie a livello provinciale.
«Il dato interessante - spiega Saitta - è che il governo si é reso conto che la spending review non può essere fatta con il numero delle attuali Province, ma anche con l'attuale realtà degli uffici periferici dello Stato. Ho girato l'Italia - avverte - e credo che qualche resistenza a questo progetto di riforma possa esserci da parte di qualche ente, ma ci si sta rendendo conto che le fusioni sono importanti, come anche le competenze di area vasta: solo così si creano enti territoriali forti».
L'Upi, ammette Saitta, non sa ancora se il decreto del governo si occuperà anche delle funzioni, «ma lo invito a farlo quanto prima - suggerisce - precisando bene le competenze rispetto a Regioni e Comuni, perché solo così si può garantire la responsabilità».
L'impegno da parte dell'esecutivo a tagliare gli enti periferici statali, aggiunge l'esponente dell'Upi, «dimostra che si sta agendo con coraggio».
Il nuovo scenario delle Province «mi sembra più aderente alle esigenze economiche di oggi, anche rispetto al resto dell'Europa dove da tempo sono presenti gli enti di secondo grado, soprattutto nel momento in cui i Comuni, tranne quelli metropolitani, non possono occuparsi di strade, urbanistica, trasporti, rifiuti e magari di edilizia scolastica, su cui stiamo discutendo».
Sull'elezione dei Presidenti delle Province, osserva ancora Saitta, «deciderà il Parlamento dopo l'accorpamento e le funzioni, però penso che un ente come questo non possa e non debba esasperare i localismi, rischio che non si correrebbe al contrario con l'elezione diretta».