I PRINCIPI

Governo “dice sì” al Freedom of Information Act… all’italiana

E' il primo passo verso la vera trasparenza?

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Governo “dice sì” al Freedom of Information Act… all’italiana
ITALIA. Negli Usa è già legge. In Italia è principio. La trasparenza amministrativa è la “Bibbia” americana, ordine del giorno qui in Italia.

L’onorevole abruzzese Augusto Di Stanislao (Idv) ha chiesto di introdurre nel nostro ordinamento disposizioni simili al Freedom of information Act (atto per la libertà di informazione), la legge introdotta negli Stati Uniti nel 1966 che impone alle amministrazioni pubbliche una serie di regole per permettere a chiunque l’accesso agli atti, l’operato del Governo federale, l'accesso totale o parziale a documenti classificati per giornalisti e studiosi, l'accesso agli archivi di Stato statunitensi.
Il Freedom of Information Act (Foia) in sostanza è sinonimo di trasparenza, diritto di cronaca e la libertà di stampa. Negli Usa, in particolare, il Foia è uno degli strumenti più importanti per controllare gli uffici pubblici ed è servito per limitare affari poco chiari, oltre che a permettere ai cittadini di partecipare al momento giusto ai meccanismi decisionali.
La proposta di Di Stanislao accolta dal Governo dovrà ora concretizzarsi e scontrarsi con burocrati e tempi. Attecchirà qui in Italia?
Tentativi in questo senso sono già stati fatti. La legge sulla trasparenza amministrativa numero 69 del 2009 (quella che stabilisce che gli stipendi, i curricula ed i documenti di una pubblica amministrazione vadano pubblicati online) ne è un esempio. E ancora c’è il decreto legislativo del 18 agosto 2000, n. 267 "Testo unico delle legge sull'ordinamento degli enti locali" che all’articolo 10 dice espressamente che «tutti gli atti dell'amministrazione comunale e provinciale sono pubblici». Ma c’è chi (amministratori, istituzioni) continuano a far spallucce. 


«Con questa proposta ho impegnato il Governo», ha detto soddisfatto Di Stanislao, «ad avviare maggiori e più incisive iniziative, anche legislative, atte ad allentare il legame sempre più forte tra corruzione, clientelismo e mafia nella pubblica amministrazione e a mettere in atto le raccomandazioni rivolte all'Italia da parte degli organismi internazionali che operano in contrasto alla corruzione e a valutare la possibilità di avviare uno studio e un dibattito sulla trasparenza amministrativa tenuto conto che una maggiore chiarezza delle procedure contribuirebbe ad arginare il fenomeno della corruzione, sempre più esteso nel nostro Paese».
In questo modo, in teoria, potrebbero essere evitati gli inspiegabili ritardi negli iter dei procedimenti, si potrebbe semplificare le procedure e ridurre il fenomeno della corruzione che, secondo il Transparency International (una ong che pubblica un rapporto annuale sul livello di corruzione nei diversi Paesi del mondo), «viene limitato proprio dal libero accesso all'informazione».