LE INTERCETTAZIONI

Arresti Fai, le intercettazioni: «puoi anche dinamitare il Parlamento»

Al telefono: «hanno sparato, è stato bello»

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Il generale Ganzer

Il generale Ganzer

PERUGIA. Stefano Gabriele Fosco, l’abruzzese arrestato ieri nella maxi operazione anti terrorismo gestiva i siti dell’organizzazione.

Giulia Marziale, 34 anni, residente ad Alba Adriatica ma domiciliata a Terni, invece, secondo gli inquirenti era una delle esecutrici degli «atti dimostrativi» della «cellula perugina». Tra gli episodi contestati gli inquirenti inseriscono il danneggiamento di un bancomat e l'esposizione di uno striscione sulla fontana Maggiore. In casa sua gli inquirenti hanno trovato del materiale per fabbricare ordigni.
Gli inquirenti sono soddisfatti per l’operazione scattata ieri. Da un lato hanno scoperto la «progressiva evoluzione» verso una dimensione internazionale del fronte anarco-insurrezionalista, con la saldatura tra la componente italiana e greca.
Dall'altro la "palese tendenza" della presunta associazione sovversiva «verso un progressivo innalzamento degli obiettivi», con l'attentato al dirigente dell'Ansaldo Roberto Adinolfi ritenuto "indice evidente" del proposito «già in atto» di «imprimere una accelerazione alla lotta rivoluzionaria».
Dieci gli arresti operati all'alba di ieri, otto in Italia e due all’estero: uno l'elvetico Marco Camenisch, detenuto a Lenzburg, in Svizzera, e l’altro lo spagnolo Gabriel Pombo da Silva, in carcere ad Aachen, in Germania.
Per gli investigatori - coordinati dal sostituto procuratore Manuela Comodi - i due sono «simbolo e punto di riferimento» del nuovo progetto eversivo per cui sono indagati anche diversi esponenti delle cellule greche. Camenisch e Pompo sono considerati gli «ideatori e i propulsori» di un'organizzazione che aveva come scopo di sovvertire l'attuale assetto politico e sociale dei Paesi di riferimento.
Nell'ordinanza del gip perugino si delinea un'organizzazione formata da più "cellule decentralizzate", in relazione tra loro «in modo informale» anche attraverso l'uso di Internet. E secondo il giudice nell'ottica della «sempre più concreta prospettiva internazionale» si rafforza il ruolo dei blog come «veicolo di risonanza». 


FOSCO GESTIVA I SITI
A gestire i siti su cui transitano - secondo l'accusa - documenti provenienti dal panorama terroristico internazionale è l’abruzzese Stefano Gabriele Fosco, definito «punto di riferimento» degli anarco-insurrezionalisti italiani. Supportato da Elisa Di Bernardo.
Contribuiscono invece dal carcere allo «sviluppo del progetto» per il rilancio delle azioni della Fai e la sua espansione fuori dall'Italia Sergio Maria Stefani, al quale fa "da corriere" Katia Di Stefano, e Alessandro Settepani. Per gli investigatori Giuseppe Lo Turco «seleziona e traduce» i documenti eversivi, mentre Giulia Marziale e Francesca Paola Iozzi sono considerate le esecutrici degli «atti dimostrativi» della «cellula perugina» (il danneggiamento di un bancomat e l'esposizione di uno striscione sulla fontana Maggiore). L'indagine dei carabinieri del Ros, partita da quella già svolta su Stefani, Settepani e altri, si è poi estesa alla campagna terroristica "Eat the rich" culminata nel 2009 nell'invio di una busta esplosiva al direttore del Cie di Gradisca d'Isonzo e nello scoppio di un ordigno artigianale alla Bocconi di Milano. Ha poi riguardato l'invio, nel 2011, di buste esplosive al direttore della Deutsche Bank di Francoforte, a quello di Equitalia di Roma e all'ambasciatore greco a Parigi. Azioni dietro alle quali ritengono gli investigatori ci sia stato il gruppo al centro dell'indagine perugina con l'eccezione di Iozzi e Marziale le quali avrebbero invece fatto parte, insieme a Settepani, dell'organizzazione perugina. 


IL SIMBOLO, LE CINQUE FRECCE CONVERGENTI
«Univoco elemento di collegamento» fra gli attentati del 2011 e il gruppo oggetto dell'inchiesta del Ros è definita la vicenda relativa alla creazione del simbolo usato per le rivendicazioni: cinque frecce convergenti di colore nero sovrastate stella nera nella quale è inscritta la lettera A. Mai emerso prima, rilevano gli inquirenti, nel panorama anarco insurrezionalista mondiale e intercettato nell'abitazione di Fosco e Di Bernardo alla presenza di Lo Turco.
Dall'indagine emerge poi "la disinvoltura" con la quale i detenuti mantengono i contatti con le persone all'esterno. programmando anche le azioni da attuare. Nell'ordinanza si sottolinea tra l'altro come sia «chiaramente riconducibile» all'area eversiva della Fai-Fri l'attentato ad Adinolfi, pur non oggetto del procedimento perugino. 


«HANNO SPARATO, E’ STATO BELLO»

«Hanno tirato fuori le pistole e hanno cominciato a sparare...é stato bello». E' quanto dice uno degli arrestati nell'operazione del Ros, Alessandro Settepani, alla sua compagna commentando un episodio avvenuto in Grecia. E' il 26 maggio del 2011 e la chiacchierata nell'abitazione dei due è intercettata dai carabinieri: Settepani commenta un comunicato dell'organizzazione greca 'Cospirazione delle cellule di fuoco' in seguito ad uno scontro a fuoco tra due anarchici e la polizia, chiamata da una signora che aveva visto i due in atteggiamenti sospetti.
«'Sti tipi invece di arrendersi e consegnarsi - dice Settepani - hanno tirato fuori le pistole e hanno cominciato a sparare...é stato bello perché insomma alla fine...gente giovane...e uno è rimasto ferito...gli sbirri tutte e due feriti...uno di loro è scappato con la macchina degli sbirri...e ce l'ha fatta...e l'altro è rimasto ferito ed è stato arrestato».
L'uomo sembra contento di quanto accaduto - «...ma ti rendi conto che grande, che grande...che serietà, c...che integrità c...» - anche perché da tempo criticava l' 'attendismo' di parte del movimento anarchico. «Non è la briscola e il tresette del bar...é una guerra. - dice infatti qualche giorno prima in un'altra intercettazione - La gente non lo vive così. E' un gioco...lo vive come un gioco...mettiamo i pantaloncini neri...la felpina nera...poi magari un cappuccetto...e a quel punto siamo fighi!».
Ed invece è in un altro modo che bisogna procedere. «Per me qualsiasi attacco è benvoluto - spiega l'uomo alla sua compagna - se tu fai l'attacco...se lo puoi fare...puoi prendertela o con un semplice disgraziato bancomat o con il Parlamento...cioè puoi sia dinamitare il Parlamento ma puoi anche, che ne so, sporcare questo (inc)...è sempre un attacco...la cosa più importante per me è che avvenga l'azione diretta!».