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Umberto Rapetto: lo ‘sceriffo del Web’ viene silurato e si dimette

L’ultima indagine sull’affaire slot machines potrebbe essergli stata fatale

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Umberto Rapetto: lo ‘sceriffo del Web’ viene silurato e si dimette
ROMA. Il comandante del Nucleo Speciale Frodi Telematiche Umberto Rapetto è stato messo alla porta come quei cyber criminali che acciuffa in Rete. Solo che loro, i criminali, sanno perché e cosa stanno scontano.

Dopo 37 anni di servizio il numero uno delle Fiamme Gialle, conosciuto per la sua grande competenza sui crimini della Rete, ha rassegnato le sue dimissioni due giorni fa  quando la sua casa, la Gdf, lo ha silurato. La motivazione ufficiale: ordinari criteri di rotazione del personale. E Rapetto è stato spedito al Centro alti studi della Difesa (Casd) a seguire un corso, passando da comandante a studente. Un ruolo, di certo non consono al suo blasone.
Tra le gesta di Rapetto alla guida del Gat (Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza), nel 2001 si ricordano le indagini che hanno portato alla condanna in via definitiva degli hacker protagonisti di attacchi sul web a danno del Pentagono e della Nasa.
Il mondo politico si è detto indignato. Sono già nove le interrogazioni parlamentari legate al suo caso: due di Lannutti (Idv) di Zamparutti (Pd), di Tassone e altri 33 (Udc),di Fluvi (Pd), di Gramazio (Pdl), di Buonfiglio (FareItalia), di Pisicchio (Api) e Caparini (Lega).
Lui mestamente su Twitter rincuora se stesso: «verrà il giorno in cui le persone perbene potranno vantarsi di essere tali». Oggi, però, non è ancora quel giorno.


IL MOTIVO “UFFICIALE”
«La decisione di avvicendare il colonnello della Guardia di Finanza Umberto Rapetto dal comando del Nucleo speciale anti frodi telematiche è stata presa perchè l'ufficiale aveva maturato già oltre 10 anni di permanenza nello stesso incarico. E, comunque, il Nucleo non subirà cali funzionali, ma sarà rafforzato». Così il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nel corso del question time alla Camera, ha motivato il “trasferimento” del comandante.
Il viceministro ha sottolineato che il Governo non mette becco in questi trasferimenti che sono di competenza del Comando generale della Gdf. Ha poi ricordato che gli ufficiali devono fare differenti esperienze lavorative e di comando, «mentre Rapetto aveva maturato una permanenza nell'incarico del tutto eccezionale e singolare, se confrontata rispetto a quella degli altri ufficiali del Corpo' e in quasi 30 anni di carriera aveva prestato servizio in tre sole sedi».

PERCHE’ NON MI HANNO SPOSTATO PRIMA?
E lui, Rapetto risponde piccato alle spiegazioni fornitegli dai suoi superiori. «Tre sole sedi di servizio? Non ero io a scegliere dove andare e quale incarico ricoprire: perché non mi hanno spostato prima? Non sono stato io a decidere di venire a Roma (ci sono arrivato come ufficiale addetto al Comando generale), dove comunque ho poi lavorato anche al Nucleo speciale di Polizia valutaria, al Segretariato generale del Ministero delle Finanze, all'Autorità per l'Informatica nella P.A., al Nucleo speciale investigativo, al Centro nazionale per l'Informatica nella P.A. e quindi al Nucleo speciale frodi telematiche», ha detto, «non sono stato nemmeno io a voler evitare trasferimenti, perchè l'assegnazione ad altro incarico (così come avvenuto ora) dipende esclusivamente dal Comando generale, cui forse dovrei chiedere perchè mi abbia trattenuto nella medesima città, sapendo bene che mi avrebbe nuociuto in termini di carriera».
Ma se il colonnello “si era attardato troppo” nella sede romana perché oggi è stato mandato a frequentare un corso al Centro alti studi della Difesa di Roma? 


L’ULTIMA INCHIESTA
Impossibile non domandarsi se l’ultima inchiesta c’entri qualcosa con il caso Rapetto.
Sappiamo che l’indagine condotta dal comandante riguardava lo scandalo delle slot machine non collegate in rete all'Anagrafe Tributaria, inchiesta che ha portato alla condanna dei vertici dei Monopoli di Stato e delle società concessionarie al pagamento di 2 miliardi e mezzo di euro.
L’indagine che ha portato agli arresti domiciliari Massimo Ponzellini attuale presidente di Impregilo ed ex numero uno di Bpm ha toccato anche l’Abruzzo.
Nella vicenda è invischiato il deputato del Pdl Marco Milanese, ora indagato per corruzione, all'epoca dei fatti sottosegretario all'Economia e relatore del disegno di legge che poco dopo il terremoto in Abruzzo autorizza l'utilizzo nei locali pubblici di macchine per videopoker digitali di ultima generazione. Milanese sarebbe entrato a gamba tesa nel progetto di legge per farlo approvare al più presto.
Secondo gli inquirenti la norma venne presentata come il modo per agevolare le entrare fiscali per aiutare le popolazioni abruzzesi perchè lo Stato trattiene una quota significativa delle scommesse. In realtà solo una misera parte delle entrate è stato destinato alla causa abruzzese.
E c’è un motivo in più forse per credere che Repetto fosse scomodo, troppo scomodo. Il quotidiano La Repubblica parla di un fatto davvero importante. «In questo periodo», riporta il giornale, «deve essere designato il responsabile dell'Ufficio per la protezione dagli attacchi informatici presso la Presidenza del Consiglio. Sembrerebbe uno dei possibili posti su misura per Rapetto, ma a candidarlo non ci ha pensato nessuno».

L’ULTIMA RICHIESTA
Una foto in bianco e nero sulla “consolle” di Facebook.
A Umberto Rapetto piace ricordarsi così, con quella foto del giornale “Oggi” postata sul social network per amici e conoscenti. In quelle immagini c’è una ragazzo in divisa dal sorriso già smaliziato ed orgoglioso.
Poi, il generale tutto d’un pezzo rivendica la sua decisione di andare in congedo per «la semplice salvaguardia di una dignità che non merita di essere calpestata e di una professionalità che nessuno ha avuto modo di smentire» e chiede rispetto del suo dolore di dover lasciare spontaneamente la divisa dopo 37 anni di servizio.
Rapetto si scusa, con chi sperava di poter contare su di lui , e con tutti quelli che gli hanno dato fiducia. I suoi amici però non hanno nulla da perdonargli come dimostrano le numerosissime attestazioni di stima che fioccano su Facebook.

Marirosa Barbieri