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Giustizia: per le cause civili sentenze dopo 20 anni

Rapporto Cittadinanza attiva, nel penale 8 anni durata processo

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Giustizia: per le cause civili sentenze dopo 20 anni
ROMA. La giustizia civile in Italia si muove a passo di lumaca e la durata di un processo può arrivare anche fino a venti anni.

E' un quadro desolante quello che emerge dal Rapporto di Cittadinanzattiva realizzato sulla base dell'ascolto dei cittadini che si sono rivolti al suo servizio di informazione e assistenza. Se è lumaca soprattutto la giustizia civile, con il 20 per cento dei procedimenti che dura dai 16 ai 20 anni su base nazionale (ma al Sud si arriva al 30%), nel penale non è che vada molto meglio: otto anni e tre mesi è la durata media di un processo penale, il doppio rispetto al 2010 e con punte di oltre 15 anni nel 17% dei casi. La crisi economica, intanto, fa sentire il suo impatto anche nel settore della giustizia civile con una impennata delle controversie in ambito lavorativo e previdenziale (dal 13% nel 2010 al 21,5% nel 2011) e di quelle relative ai diritti reali (+6,5%). Ma in salita sono anche le espropriazioni immobiliari, che passano dal 29% del 2010 al 57% del 2011. Nel penale, crescono i reati contro il patrimonio (34% rispetto al 19% del 2010) e l'incremento riguarda soprattutto corruzione, concussione, peculato. Una tendenza che riguarda soprattutto il Sud, dove pure restano rilevanti i delitti contro la persona, a conferma che sicuramente è l'area più colpita dalla crisi economica e dalla criminalità diffusa. Nel periodo di crisi diventa sempre più difficile usufruire del gratuito patrocinio, accessibile solo al 2% di chi si è rivolto a Cittadinanzattiva (nel 2010 era l'11%); non decolla nemmeno la mediazione civile: quella facoltativa è sfruttata solo nel 10 per cento dei casi, anche perché il 73% dei cittadini ignora l'istituto. Il rapporto di Cittadinanzattiva ha analizzato anche il livello di accessibilità ai Palazzi di giustizia dove non solo mancano gli uffici per le relazioni con il pubblico, ma non ci sono nemmeno opuscoli e depliant informativi, né cartelli chiari per permettere agli utenti di orientarsi tra i vari uffici. A tutto questo poi si aggiunge che non è possibile richiedere online copia di atti o documenti, in un caso su due non sono disponibili parcheggi adeguati in prossimità della struttura, manca ovunque il servizio di mediazione culturale e quello di interpretariato per stranieri è disponibile solo in un terzo dei casi. Cittadinanzattiva ha preso in esame nove tribunali e la maglia nera è di Lamezia Terme, seguita a ruota da Enna (che è l'unico tribunale a non aver attivato né messo in cantiere l'attivazione di un sito internet, non dispone di parcheggi riservati ai disabili e il personale non è identificabile con il cartellino), e a distanza da Napoli e Taranto. A contestare i dati del rapporto è il presidente del tribunale di Lamezia Terme, Giuseppe Spadaro, secondo il quale valutare un ufficio giudiziario esclusivamente dalla presenza dell'Urp o dai contenuti di un sito Internet «mi sembra banale. L'offerta di servizi di un Tribunale si valuta sulla base della qualità, dei tempi e della quantità delle risposte fornite da magistrati e personale amministrativo. Altro che fanalino di coda, noi siamo all'avanguardia». Isola felice del sud è Cagliari che raggiunge una buona posizione anche rispetto ai tribunali del Nord. Nel capoluogo sardo esiste un ufficio informazione ben funzionante, i cittadini possono ottenere documenti che li riguardano in meno di 10 giorni, esistono spazi adeguati per il parcheggio e posti riservati ai disabili. Tra quelli analizzati il Tribunale di Milano è quello nel quale si stanno realizzando più progetti innovativi "al servizio di comunità", a cominciare dalla messa a punto di un software per la logistica dei fascicoli; mentre quello di Alessandria è l'unico a prevedere cartellini di riconoscimento differenziati per magistrati, ufficiali giudiziari e personale amministrativo e ad avere una sala di attesa