IL CASO

Scandalo F 35. La spesa folle italiana: 17 miliardi in aerei difettosi

Il ministro Di Paola era già al corrente di tutto

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Scandalo F 35. La spesa folle italiana: 17 miliardi in aerei difettosi
USA. Febbraio 2012. L’Italia è alle prese con una crisi economica di portata internazionale. Il Governo tecnico a guida Monti ha già pensato alle misure “lacrime e sangue” da infliggere agli italiani.

C’è chi si è commosso pensando ai sacrifici richiesti, come il Ministro Elsa Fornero, c’è chi invece come il numero uno della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola si è dedicato a spese “importanti”.
Il suo dicastero, infatti, ha investito 17 miliardi di euro per acquistare 90 cacciabombardieri F-35 dagli Stati Uniti. «Una spesa tutto sommato accettabile» ha pensato il Ministro, «visto che l’Italia acquisterà solo 90 F35, invece dei 131 inizialmente prenotati, così da ottenere un risparmio di cinque miliardi di euro».
La spesa non è passata in sordina, attirando invece critiche e commenti di ogni genere.
20 marzo 2012: la tegola. L’acquisto miliardario si è risolto in un flop. Una relazione dettagliata della US Government Accountability Office (la Corte dei Conti americana per intenderci), ha reso noto che «gli F35 che il nostro governo ha precipitosamente acquistato sono difettosi e poco sicuri».
Non c’è posto per dubbi nel rapporto dei contabili americani. Nel documento fanno capolino espressioni come «l’apparecchio non vola bene, dà scossoni; esiste il rischio che l’aereo possa non svolgere le funzioni chiave di combattimento per il quale è stato ideato, la trasmissione dati tra elmetto e aereo avviene con lentezza e con scarsa affidabilità, tanto da mettere a repentaglio la capacità di pilotare l’F35 in situazioni di combattimento e solo il 4% dei requisiti di sistema per le missioni per la piena operatività sono stati pienamente verificati». Addirittura si parla del 2015 come possibile data per il termine delle prove tecniche di verifica.
Insomma le trattative economiche per l’acquisto dei mezzi sono decollate quando ancora gli studi, i test a terra e in volo, i collaudi dei singoli componenti non erano conclusi.
Nel documento si parla anche delle spese per la costruzione dei velivoli, lievitate di miliardi in miliardi dollari. Rispetto alla stima iniziale dei costi nel 2007 la cifra è cresciuta di 119 miliardi, un aggravio di spesa per correggere i difetti scoperti strada facendo.

IL CANADA FA MARCIA INDIETRO
Emblematico è poi il dietro front canadese, annunciato qualche settimana fa.
Il Ministro della Difesa canadese Peter MacKay dopo aver appreso del flop ha cercato di correre ai ripari con grande eleganza.
All'inizio del programma, il Canada ha dichiarato di aver bisogno di 88 F-35. Il Paese ha investito 70 milioni di dollari per i mezzi durante la fase di produzione.
Oggi, dopo le notizie trapelate, la linea canadese è cambiata. Il Ministro ha dichiarato che porterà a casa al massimo 65 F-35 per sostenere le operazioni di difesa e la responsabilità gestionale dell’ acquisizione dei mezzi passerà dalla Difesa al Ministero dei Lavori pubblici. Il numero uno della Difesa si è definito ottimista sulle capacità dei velivoli, sminuendo così la gravità del rapporto Usa.
Al momento, sull’acquisto F-35 l’Italia non batte ciglio. Come giustificherà il Ministro di Paola questa ostinazione tutta italiana?
Marirosa Barbieri