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Italia perde le sue coste, compromesso 50% in un secolo

L'erosione costiera si è 'mangiata' oltre il 42% dei litorali italiani

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Italia perde le sue coste, compromesso 50% in un secolo
ROMA. In Italia il 60% della popolazione vive lungo la fascia marina, ma la costa rischia la scomparsa. L'erosione costiera si è 'mangiata' oltre il 42% dei litorali italiani (Cnr-2006), e su quasi 8mila Km di coste, solo il 30% é rimasto allo stato naturale.

 In cento anni, inoltre, l'80% delle dune è scomparso e il 50% dei litorali risulta compromesso. A fornire la desolante fotografia sulle nostre coste erose da cementificazione, pressione demografica, degrado e inquinamento è il Wwf che lancia un appello ‘Salviamo il profilo fragile dell'Italia’ in apertura della nuova campagna che tutelerà tratti di costa in Sardegna, Veneto e Puglia. Una campagna, con donazioni via Sms al 45503, che nasce "sotto il segno del fratino", con le emozionanti immagini dei primi pulcini di questo piccolo e raro uccello che nidifica sulle spiagge, nati in questi giorni lungo la costa di Martinsicuro Teramo , un simbolo della meraviglia di natura che può vivere su un litorale in salute e rispettato. Testimonial è Luca Argentero, ma l'iniziativa sarà diffusa anche da Fiorello, Neri Marcoré, Massimiliano Rosolino e Francesco Facchinetti. Obiettivo dell'associazione del panda è triplice: dare vita alla nuova Oasi Wwf Scivu ad Arbus, in Sardegna; bonificare la spiaggia che costeggia la Riserva naturale e Oasi Wwf Le Cesine, nel Salento, in Puglia; riforestare e riqualificare le zone umide dell'Oasi Wwf Golena di Panarella, in Veneto, un paradiso di biodiversità alle porte del Delta del Po, che d'inverno ospita fino a 130-140 mila uccelli. Tra le cause dello sgretolamento della silhouette nazionale, secondo il dossier Wwf, il prelievo di ghiaie e materiali inerti dal letto dei fiumi, veri e propri nastri trasportatori di sedimenti che, in una situazione di equilibrio, fanno rinascere 'naturalmente' le spiagge; l'incremento di porti e porticcioli, aumentati tra il 2007 e il 2011 di oltre il 7,6% (Osservatorio nautico nazionale 2012); la concentrazione di stabilimenti balneari, che, oltre a livello infrastrutturale, contribuiscono a danni anche più impattanti sull'ambiente a causa degli interventi di pulizia meccanica degli arenili che disgregano la compattezza della sabbia esponendola maggiormente al vento ed mare, interrompono la progressione delle dune, determinano una variazione delle pendenze e la rimozione delle foglie di posidonia spiaggiata, 'barriera' naturale contro l'azione erosiva del mare. Inoltre, secondo alcune stime sull' innalzamento del livello medio globale dei mari fatte nell' ultimo rapporto di valutazione del gruppo di scienziati Onu e uscito nel 2007, dal 1961 al 2003 il livello medio globale dei mari è cresciuto mediamente di 1,8 mm ogni anno con punte nel periodo 1993-2003 di circa 3.1 mm l'anno. Gli scenari previsti a livello globale prevedono un innalzamento entro il 2100 tra 75 e 190 centimetri. Un fenomeno accelerato dalla cosiddetta subsidenza (abbassamento della faglia terrestre) che provoca anch'essa un arretramento della linea di costa. A ciò si aggiunge il peso delle industrie on the beach, da Marghera vicino Venezia a Priolo, presso Siracusa.