LO SCANDALO

Follia ultrà: non solo Genova: club in ostaggio

Capello 3 anni fa: «comandano loro»

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 Follia ultrà: non solo Genova: club in ostaggio
ROMA. Patti per sostenere la squadra, ma più spesso ricatti, prove di forza e pure qualche sberla, con squadre e presidenti tenuti in pugno.

Il Ferraris ostaggio degli ultrà non è una foto inedita dell'insano rapporto tra curve e club di calcio: un filo nero che scorre lungo tutta la penisola devota al pallone denunciato già da Fabio Capello. «Qui comandano gli ultrà e fanno quello che vogliono» aveva detto tre anni fa e senza troppi giri di parole l'allora ct della nazionale inglese, per anni faro tra gli allenatori italiani. Un'affermazione che aveva sollevato l'insurrezione del mondo del calcio, che però, di fronte all'ennesimo show negativo, a distanza di qualche anno è costretto ad ammettere la sudditanza dei club e a invocare che questi legami perversi ora vengano recisi. «Non è solo Genova, da troppo tempo oramai gli ultrà si sentono padroni del calcio», la denuncia rinnovata ieri da Tommasi. L'Aic ha una lunga lista di episodi, da Foggia e Gubbio nella Lega Pro fino al far west di tanti campionati minori. Genova, con i capi della Curva che ieri hanno chiesto e ottenuto dai giocatori rossoblù di sfilarsi le maglie perché non degni di indossarle, non è nuova a certi episodi: nell'ottobre del 2010 la notte di follia di Italia-Serbia, con gli ultrà ospiti che, saliti sul bus della loro nazionale, avevano minacciato il portiere accusato di un trasferimento indebito dalla Stella Rossa al Partizan. Il clima nella città della lanterna è rovente anche sulla sponda doriana: ad aprile 2011 i tifosi della Samp fecero un agguato al pullman della squadra, 'rea' di combattere con lo spettro della retrocessione. Tra le piazza 'calde' c'é sicuramente la Capitale: memorabile, nella galleria degli orrori del tifo malato, il derby del 21 marzo 2004, passato alle cronache per il 'bambino morto', una falsa notizia che generò la psicosi collettiva sugli spalti con i capi del tifo organizzato in campo unici a parlare con i giocatori. E sempre a Roma nel febbraio 2011 i tifosi giallorossi hanno fatto irruzione con bombe carta nel campo d'allenamento di Trigoria: obiettivo la contestazione alla squadra nel crepuscolo dell'era Ranieri. Fronte molto presente anche quello laziale, pronto a passare dall'amore all'odio con contestazioni pesanti. A farne le spese, lo scorso settembre, lo stesso tecnico Edy Reja, aggredito verbalmente e invitato ad andarsene. Episodio che aveva spinto l'allenatore a parlare di "cornice marcia", attenuata poi con "tarlata". Un rapporto burrascoso quello tra la Lazio e i tifosi, accostati spesso a gruppi di estrema destra, contrari alla gestione di Claudio Lotito. Il presidente, che da certo tifo ha preso le distanze, vive con la scorta. E fu lui a denunciare le minacce di morte arrivategli per far perdere la Lazio contro l'Inter, ostacolando così la corsa della Roma allo scudetto 2010 (poi vinto dai nerazzurri). Scendendo più a Sud, si arriva a Napoli dove è di inizio 2012 l'inchiesta che ha portato all'arresto di alcuni ultrà e da cui si evidenziavano i rapporti di amicizia tra Fabiano Santacroce, ex dei partenopei, e uno dei capi tifosi finito in manette. Secondo il pm i giocatori mantenevano rapporti con gli ultrà per indirizzare le scelte del club al momento del rinnovo del contratto. «Cerchiamo di avere buoni rapporti con la tifoseria perchè ci consente di giocare con meno pressione» si era giustificato Santacroce. Assalti, calci e sputi ai giocatori non sono mancati nel corso degli anni a Bari (nel maggio 2011 lo schiaffo a Belmonte durante un allenamento). A Lecce nel 2010 gli ultrà avevano fatto irruzione durante l'allenamento accerchiando Diamoutene e pretendendo che il calciatore del Mali si sfilasse la maglia. Ma sono poche le piazze esenti da 'connivenze'. A Cesena il presidente Igor Campedelli era arrivato a minacciare l'addio e a non iscrivere la squadra al campionato di fronte alle violenze dei tifosi. Nel Milan si è vista anche la tentata estorsione degli ultrà che con violenze e minacce sarebbero ricorsi a intimidazioni al club per avere biglietti a prezzi stracciati o gratis. Processo in cui Adriano Galliani è stato citato come testimone. E la storia del pallone ricorda pure qualche schiaffo: quello a Zebina sferrato da un tifoso juventino, e sempre in casa bianconera gli insulti alla squadra di Trap e Baggio con Fortunato e Torricelli finiti sotto il fuoco 'amico' dei tifosi. Un tifo malato che si alimenta di violenza e tiene in ostaggio il pallone, da nord a sud. E qualcuno li considera ancora solo poche mele marce.