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Morte Morosini: «bravo calcio a dire stop, la pallavolo ha sbagliato»

Dopo la morte di Bovolenta il campionato non si è fermato

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Morte Morosini: «bravo calcio a dire stop, la pallavolo ha sbagliato»
ROMA. Nel giorno di lutto per la scomparsa di Piermario Morosini, lo sport italiano ha rispettato su tutti i campi un minuto di silenzio e dedicandogli vittorie e successi personali.

Lo hanno fatto sia l'ex compagno nell'Udinese, Bernardo Corradi, che nella Major League Soccer statunitense ha segnato il suo primo gol con la maglia del Montreal Impact, sia la tennista Sara Errani dopo aver conquistato il torneo di Barcellona.
E, naturalmente, non poteva mancare il mondo della pallavolo, ancora sotto choc per l'addio a Vigor Bovolenta. Il minuto di silenzio, lo striscione "Ciao Moro" esposto sugli spalti e l'applauso finale hanno infatti contraddistinto l'incontro tra la M.Roma Volley e la Sisley Belluno, in una sorta di triste deja vu a distanza di sole tre settimane dalla morte dell'ex centrale azzurro. Prima il 'Bovo', poi il 'Moro'. Disgrazie simili, affrontate però in maniera opposta dal mondo cui appartenevano. Il volley ha infatti deciso di continuare a schiacciare, lasciando inalterata la programmazione sui campi di tutta Italia.
Il calcio, viceversa, ha affisso il cartello 'chiuso per lutto' sui terreni di gioco, scegliendo il silenzio degli spalti per onorare la memoria di Morosini. Una presa di posizione che molti pallavolisti avrebbero apprezzato anche dopo la scomparsa di Bovolenta.
Andrea Giani, Alberto Cisolla e Alessandro Fei, colonne del volley azzurro e compagni del 'Bovo', ad esempio non hanno dubbi: «Dovevamo fermaci come è stato fatto per Morosini». «Mi è piaciuta molto la risposta che ha dato il mondo del pallone - spiega Giani, allenatore della M.Roma Volley -. Noi invece siamo scesi in campo con le lacrime agli occhi, e così non si può giocare. E' stato un errore, non si possono mandare in campo persone emotivamente così esposte. E' giusto dare un attimo di stacco. La pallavolo non ha avuto la capacità di dare la risposta che ha saputo trovare il calcio».
«Mi è pesato aver giocato il giorno dopo - continua il tecnico -, per me è stata veramente dura andare avanti, il Bovo era un fratello. E adesso mi spiace per quello che è accaduto a Morosini, un ragazzo sfortunato che già aveva una situazione difficile visto che era orfano e con una sorella disabile».
«La cosa importante adesso è sostenere entrambe le famiglie - sottolinea Giani, ricordando la moglie e i quattro figli piccoli lasciati da Bovolenta -. Dobbiamo attivarci tutti: le persone più vicine, ma anche le istituzioni». Profondamente toccati dalla scomparsa di Morosini anche Cisolla e Fei che, con la scomparsa del centrocampista del Livorno, hanno rivissuto la perdita di un amico. «Tre settimane fa purtroppo è successo a Bovolenta, sono cose che ti fanno riflettere su tutta la vita - riflette amaro Fei -. E' una cosa dolorosa, ragazzi così giovani, sportivi, che stavano bene, sono cose che non ci lasciano tranquilli, a nessuno». «Lo stop del calcio? Secondo me è stato giusto fermarsi, ma c'é gente che viene pagata per pensare a come portare avanti la Lega - spiega lo schiacciatore della Sisley -, quindi tra virgolette sono affari loro anche se di mezzo ci siamo noi sportivi, e la persona dovrebbe venire prima di tutto...». Anche perché «dopo la morte di Bovolenta è stato molto difficile scendere in campo e giocare, l'emozione era fortissima - ammette Cisolla -. Sinceramente mi sarei fermato. Noi abbiamo cercato di onorarlo lo stesso impegnandoci e cercando di mantenere alto entusiasmo e sorriso come avrebbe voluto lui». «Quando capitano disgrazie come quelle di Vigor e Piermario, senza un motivo, si prova una grandissima tristezza - conclude Cisolla -. E non serve a niente farsi tante domande, purtroppo sono cose legate al destino».