SANITA'

La mobilità passiva 2010 costa all’Abruzzo 68 mln, più che nell’anno del terremoto

I dati diffusi ieri a livello nazionale. Abruzzo in controtendenza

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La mobilità passiva 2010 costa all’Abruzzo 68 mln, più che nell’anno del terremoto
ABRUZZO. La mobilità passiva per l’Abruzzo, calcolata dalla Conferenza Stato-Regioni per il 2010, è stata di 68 mln di euro.

Il dato è riferito all’acconto erogato nel 2012 per i flussi standard 2010. Ciò significa che i viaggi degli abruzzesi alla ricerca di cure in altre Regioni (un pò per necessità, un pò per moda ed un pò per le liste di attesa) sono costati ancora di più dell’anno precedente, quando si attestarono a 54 mln e furono giustificati con l’emergenza terremoto. Giustificazione accettata dalle altre regioni, tanto che l’assessore Carlo Masci – stavolta assente per motivi di salute – riuscì a strappare successivamente un contributo aggiuntivo di solidarietà di ben 30 mln. In realtà una promessa generica di aiuto economico c’è anche per quest’anno, ma con le ristrettezze economiche non si sa se verrà mantenuta. Perché un altro terremoto non c’è stato, salvo considerare tale come tale l’effetto del Programma operativo Chiodi-Baraldi perché, stando a questi dati, c’è un aumento della mobilità passiva da 54 a 68 mln. E così il 2009 che doveva essere l’anno peggiore, non si trova più in pole position, ma scala in seconda posizione e rischia di diventare terzo, se sono vere le anticipazioni sulla mobilità passiva del 2011.
In Italia, secondo i dati diffusi, sono la Lombardia e l’Emilia a “guadagnare” di più: incasseranno rispettivamente 454 e 359 milioni, mentre a pagare di più sono tre Regioni del Sud: Campania (300 mln), Calabria (247) e Sicilia (205). Tutti soldi sottratti all’economia del Sud e dirottati nel ricco Nord. I dati però dicono anche che rispetto allo scorso anno, c’è la tendenza a ridurre la mobilità passiva, mentre l’Abruzzo è in controtendenza, così come il Lazio che ha visto crescere il debito da 52 a 11 mln e le Marche, passate da 19 a 30 mln. Tanto per tornare a parlare di numeri abruzzesi, nel Programma operativo c’è il dato della mobilità passiva del 2008 che è di 24 mln, il che significa che in tre anni la spesa si è triplicata e rischia di quadruplicarsi nel prossimo anno.
Come sempre, non solo in sanità, la realtà racconta un’altra storia. E cioè che ci sono bisogni non comprimibili, come la salute, che producono effetti collaterali imprevisti, come l’aumento della mobilità passiva. A tavolino infatti non risulta, così come non risulta nei modelli teorici dell’Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale ispiratrice dei Programmi operativi, dove non hanno valutato l’effetto devastante delle liste di attesa provocate dai tagli. Così quello che sulla carta si risparmia chiudendo l’ospedale di Casoli o di Guardiagrele, di Gissi, di Pescina o di Tagliacozzo si paga con gli interessi in mobilità passiva ed per i politici che seguono questi consigli in perdita di consensi per i servizi tagliati al territorio.
Sarebbe bastato che una metà di questa somma pagata alle altre Regioni (in certi casi infatti la mobilità passiva è ineliminabile) fosse dirottata alla sanità privata per avere ad “isorisorse” più posti di lavoro nelle cliniche, più medici, più infermieri, più tecnici, più amministrativi abruzzesi al lavoro. Ed invece alle cliniche sono stati posti vincoli di budget anche per l’arrivo della mobilità attiva e per la lotta a quella passiva. E non ci sono stati nemmeno gli accordi di confine che erano stati promessi per limitare il fenomeno negativo per le casse della Regione e per i dati della sanità in particolare. Un primo commento a caldo su questi dati è del senatore Alfonso Mascitelli, Idv: «Già si sapeva che il Programma operativo avrebbe creato più mobilità passiva. Quindi nessuna sorpresa. Debbo aggiungere una nota recentissima: il generale Piccinno, comandante del Nas, ha detto alla Commissione del Senato che in Abruzzo su 18 Rsa, ben 13 sono al di sotto dello standard e che la nostra Regione è maglia nera per la Neuropsichiatria infantile. Il tutto, tradotto, spiega lo stato di salute della sanità abruzzese».
Sebastiano Calella