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Palermo, la riscossa dei Forconi. Occupata sede della Regione

In venti tutta la notte all’interno di Palazzo dei Normanni

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Palermo, la riscossa dei Forconi. Occupata sede della Regione
PALERMO. I forconi siciliani hanno occupato il palazzo della Regione. I rappresentanti del movimento (circa una ventina), hanno deciso di passare la notte tra il 6 ed il 7 marzo all'interno di Palazzo dei Normanni di Palermo, sede dell’Assemblea regionale siciliana al termine del corteo di protesta che ha attraversato tutta la città.

Non mollano la presa, fa sapere il leader del movimento Mariano Ferro. «La protesta e l'occupazione del palazzo andranno avanti», ha dichiarato,«sino a che non verranno ascoltate le nostre rivendicazioni in materia di prezzo di carburanti e riscossione dei tributi».
L’ingresso nel palazzo della Regione è stato accompagnato da momenti di tensione. Davanti al portone d’ingresso si sono registrati tafferugli tra le forze di polizia ed alcuni esponenti del movimento.
I forconi, lavoratori della terra e del mare chiedono al governo regionale e nazionale sgravi sul costo dei carburanti, tariffe autostradali accettabili e misure economiche in favore di autotrasportatori, agricoltori, pescatori e disoccupati. Manifestano bloccando strade, ferrovie, porti. Da tempo ormai protestano contro il caro-carburanti sulle autostrade siciliane paralizzando l’economia isolana (pompe a secco, scaffali vuoti nei superstores, mercati cittadini deserti e traffico in tilt nelle principali arterie di comunicazione).
Il moto di protesta ha raggiunto anche l’Abruzzo. E’ da qui che si leva l’appello del portavoce dei Forconi d’Abruzzo Dino Rossi. «Noi in Abruzzo ci riuniamo venerdì prossimo», ha dichiarato dopo aver appreso dell’occupazione siciliana e non ha escluso una manifestazione con i trattori sotto la casa del governatore della regione Abruzzo, Gianni Chiodi.
«I politici incassano stipendi d’oro», ha concluso Rossi, «pensioni che non vengono toccate e si seguita a mungere la povera gente, con pensioni da mendicanti e stipendi sempre più ridimensionati tanto da non arrivare più alla fine del mese. La benzina è a due euro (quattro mila lire), tutto è raddoppiato gli stipendi e le materie prime sono rimasti invariate».